Lucky

Lucky


John Carroll Lynch

Drammatico | Usa
(2017)
Se mai esiste un Dio del cinema lo dobbiamo davvero ringraziare perché quello che è accaduto al Festival di Locarno durante la proiezione di “Lucky” ha quasi del miracoloso. Raccontando la presa di coscienza di un ultra novantenne costretto a prendere coscienza della propria solitudine e dei limiti imposti dall’avanzare dell’età, il film sembra infatti trasporre la vicenda personale dell’attore Harry Dean Stanton, il quale, nella parte di Lucky entra nei panni del personaggio portandovi buona parte del proprio vissuto. Ma non finisce qui, perché, a cominciare dall’ambiente in cui si svolge il film – una cittadina in mezzo al deserto, simbolo di quella frontiera americana che, prendendo in prestito l’umore del film e gli orizzonti di chi lo abita, appare sempre più ripiegata su se stessa e lontana dell’intraprendenza attribuitagli dai padri fondatori – per continuare con il taglio esistenziale impresso alla storia, pronta a lasciarsi dietro i dettagli del reale per assumere i contorni il viaggio interiore di chi è costretto a fare i conti con i fantasmi della propria vita – e continuando con i tratti caratteriali del protagonista – duro e fragile allo stesso tempo – ogni cosa in “Lucky” sembra portare dalla parti di ciò che è stato per il cinema la figura del compianto Sam Shepard. Il quale, prestato alla Settima arte dalla sua attività di drammaturgo, è stato non solo sceneggiatore di quel “Paris Texas” interpretato dallo stesso Stanton, ma ha più volte interpretato il ruolo di “fuorilegge” sentimentale in lotta contro la vita che oggi è Lucky/Stanton a portare sullo schermo. Questo per dire di come “Lucky”, al di là delle caratteristiche che gli sono proprie, sia anche un omaggio alla carriera e all’arte delle figure appena menzionate.

Una responsabilità che “Lucky” sembra assumersi con una consapevolezza che è pari alle qualità messe in mostra nel corso della visione. I pregi di “Lucky” infatti non riguardano solamente il talento di Stanton, sulla cui maschera sembrano albergare i segreti di mille vite cosi come sul mestiere dei tanti caratteristi che hanno l’opportunità di lavorare con lui, dei quali vale la pena citare Tom Skerrit, compartecipe di un memorabile scambio di battute, e David Lynch, perfetto nelle vesti di un personaggio che sembra uscito da uno dei suoi film. Sorretto da una sceneggiatura che di fatto è una summa del pensiero e di eventi appartenenti alla biografia dell’attore, “Lucky” riesce nel miracolo di tradurre la filosofia di vita del suo mattatore in una struttura narrativa in grado di rispondere alle caratteristiche che sono proprie del cinema, e quindi, di costruire una progressione coerente di eventi tenuti insieme dal fatto di costituire le tappe del viaggio esistenziale del protagonista; ma non basta, perché John Carroll Lynch, attore dai mille volti, qui per la prima volta in cabina di regia, organizza un dispositivo che si muove su un doppio binario: quello propriamente narrativo, volto a raccontare il personaggio della sua storia e l’universo che gli ruota attorno, e un secondo, in cui la trama sembra quasi un pretesto per offrire a Stanton l’opportunità di un one man show in cui l’attore attraverso i paradossi e l’eccentricità di Lucky sembra ripercorrere i tanti personaggi interpretati nel corso della sua lunga militanza (oltre 250 film). La bravura di Carroll Lynch, dunque non si ferma a ciò che meglio conosce, e dunque a una direzione degli attori tenuta a debita distanza dai manierismi hollywoodiani, ma si dimostra all’altezza della situazione sia quando si tratta di lavorare d’astrazione su un paesaggio destinato a diventare un luogo dell’anima – quella del protagonista – sia quando, sul piano drammaturgico, c’è da mettere in relazione la figura del cowboy stanco ma indomito, con il richiamo a un mondo come quello del cinema western – ancora glorioso ma nei fatti, sorpassato – che Lucky, stivali e stetson sempre calzati e la sigaretta a pendergli dalla bocca, incarna nell’unico modo che oggi sembra possibile. In anticipo sugli Oscar della prossima stagione “Lucky” qui a Locarno si candida per il premio al migliore attore e alla migliore regia.

07/08/2017

Cast e credits

Distribuzione
Wanted Cinema
Durata
88'
Produzione
Conquer Lagralane Group, Superlative Films Divide
Sceneggiatura
Logan Sparks, Drago Sumonja
Fotografia
Tim Suhrstedt
Scenografie
Almitra Corey
Montaggio
Robert Gajic
Musiche
Elvis Kuehn
Costumi
Lisa Norcia

Trama

Solitudine e senso della fine sconvolgono la tranquilla routine di Lucky, ultra novantenne che vive in una cittadina immersa nel deserto americano.
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