Nymphomaniac – Volume 2

Nymphomaniac – Volume 2


Lars Von Trier

Drammatico | Belgio, Danimarca, Germania, Regno Unito
(2014)

Lars Von Trier come Quentin Tarantino? Possibile? Che cosa hanno in comune due cineasti contemporanei così diversi? Da ora qualcosa ce l’hanno: un loro film, di lunghezza spropositata per la distribuzione ordinaria nelle sale, è stato spezzato in sede di montaggio e i due volumi che ne sono usciti fuori sono miracolosamente tanto complementari quanto diversi fra loro.

Il volume secondo di “Nymphomaniac” è come un percorso inverso alla furia ascendente della giovane Joe che scopriva il sesso, il suo corpo e l’orgoglio di esibire la sua libertà nel primo capitolo. La gioia e la spensieratezza, ma anche l’incoscienza e l’ebbrezza data dall’avventura irresponsabile, lasciano il passo al dolente cammino di una donna di mezza età, madre e moglie, alla ricerca di un piacere perduto, di sensazioni che non riesce più a provare, in un viaggio verso il dolore come unica traccia da seguire per ritrovare anche l’orgasmo sessuale. E la macchina da presa di Von Trier, come un essere vivente che vive in simbiosi con le storie che immortala, si adatta al nuovo registro, si stabilizza, fa da strumento per mettere in scena una narrazione più compassata. Via le sovrimpressioni, via gli effetti speciali visivi, niente split screen. Per descrivere la discesa della sua eroina del sesso, il regista danese bandisce ogni virtuosismo, limita l’effetto comico delle sue trovate e imbastisce un dramma psicologico dalle inattese svolte noir sul finale.

Il secondo capitolo è meno brillante del primo, meno ambizioso, forse, in breve, questa seconda parte del poema in immagini sulla ninfomania è semplicemente meno riuscita. Ma l’arte cinematografica del folle cineasta di Copenaghen vola, se possibile, ancora più alta, a indagare il connubio fra sesso e maturità, fra sesso e libertà intellettuale e fra sesso e accettazione del proprio io. La Joe adulta, interpretata da una straordinaria Charlotte Gainsbourg che raccoglie il testimone dalla rivelazione Stacy Martin con una trovata scenica a dir poco raffinata, non conserva più nulla della curiosità spericolata della sua esistenza da ventenne: un corpo emaciato, un viso perennemente sfigurato, uno sguardo perso nel vuoto incapace di trasmettere emozioni. La sua meccanicistica sequenza di esperienze è una disperata quanto futile caccia a delle sensazioni perdute.

Attraverso gli ultimi tre capitoli della vicenda (“La Chiesa d’Oriente e d’Occidente”, “Lo specchio”, “La pistola”) Joe conclude il tragitto circolare che Lars aveva pensato per lei: si immedesima nei suoi mille amanti, diviene lei stessa vittima delle relazioni sessuali, arrivando fino alla sublimazione del provare il sentimento della gelosia, quello della perdita e dell’abbandono, fino all’inevitabile climax da tragedia totale.

Lo scisma della Chiesa del 1054 aveva accentuato le differenze fra Roma e l’Oriente. Da una parte il crocifisso e una visione della religione “dolorosa”, dall’alto la Madonna con il bambino e un’idea di fede legata alla felicità. Il cammino che Joe propone a Seligman per la seconda parte è un viaggio a ritroso: dalla felicità al dolore, senza ritorno.

Sulla strada della donna, nuovi indimenticabili personaggi: il sadico K., che la costringe a sedute umilianti dove viene frustata e percossa fino a perdere sangue pur di provare qualche emozione che la porti al piacere, l’enigmatico L. (Willem Dafoe), che la spinge sul crinale della criminalità, ma anche su quello ben più pericoloso dell’affezionarsi a qualcuno. Infine P., l’enigmatica figlia di nessuno che entra nella vita di Joe apparentemente per fini utilitaristici per poi scompensarne definitivamente l’equilibrio residuo.

Al termine di quattro ore, estenuanti ma anche impetuose, riusciamo meglio a inquadrare che cos’è il sesso che Von Trier e la sua abile campagna pubblicitaria ci aveva promesso: è il grimaldello con il quale si è potuto costruire una poderosa storia al femminile, il ritratto senza precedenti di una donna e della sua bramosia di indipendenza, dal genere maschile, dai preconcetti della borghesia, dagli stereotipi della società contemporanea. Accusato più volte di ogni abiezione, il regista regala un irripetibile monumento filmico a una protagonista del suo cinema che somiglia proprio alla pellicola di cui è protagonista, imperfetta, folle, sconsiderata, piena di difetti e di incoerenza. Ma dotata di una vitalità e di una fame di esperienza inesauribili.

Ed è proprio questa voglia di “opporsi a ogni avversità” che Joe ripeterà, in un mare di lacrime trattenute, nell’ultimo letto inquadrato, quello dove sdraiata ha raccontato a Seligman tutta la sordida storia. Fine di tutto? No, con Von Trier il finale non arriva mai quando lo si direbbe. La coda beffarda, non resterete delusi, c’è anche stavolta: pazza e incomprensibile come tutto il suo cinema.

23/04/2014

Cast e credits

Distribuzione
Good Films
Durata
122'
Produzione
Artificial Eye, Caviar Films, Concorde Filmverleih, Film i Väst, Heimatfilm, Slot Machine, Zentropa
Sceneggiatura
Lars Von Trier
Fotografia
Manuel Alberto Claro
Scenografie
Simone Grau
Montaggio
Molly Marlene Stensgaard
Costumi
Manon Rasmussen

Trama

Seconda parte del film di Lars von Trier. La storia poetica e folle di Joe (Charlotte Gainsbourg), una ninfomane, come lei stessa si autoproclama, raccontata attraverso la sua voce, dalla nascita fino all’età di 50 anni. Una fredda sera d’inverno il vecchio e affascinante scapolo, Seligman (Stellan Skarsgård), trova Joe in un vicolo dopo che è stata picchiata. La porta a casa dove cura le sue ferite e le chiede di raccontargli la sua storia. L’ascolta assorto mentre lei narra, nel corso dei successivi 8 capitoli, la storia della sua vita, piena di incontri e di avvenimenti.
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