Quando la notte

Quando la notte


Cristina Comencini

Drammatico | Italia
(2011)
A Venezia non era finita proprio bene: sbadigli, fischi e risatine alla proiezione per la stampa, e la Comencini in una posizione scomoda, costretta a chiudersi in difesa accusando la critica di rifiutare le emozioni, di aver denigrato il film come reazione d’angoscia alla violazione del tabù della maternità e confidando quindi nella sensibilità del pubblico. La regista trae dal suo romanzo (edito da Feltrinelli) la storia d’amore tra Marina, madre costretta a trascorrere col malaticcio figlio di due anni un periodo di forzato isolamento montano, e la ruvida guida alpina Manfred. La scontrosità di lui, il paesino di montagna, un passato difficile – abbiamo la sensazione che ne verremo a conoscenza presto, un incidente, l’amore, la passione, la gelosia, e sviluppi tutto sommato prevedibili. Storia di donne, mogli, soprattutto di madri, tra passato e presente, costrette a sopportare la fatica e la gioia opprimente della maternità.
 
Nessun biasimo per l’impegno culturale, sociale e politico di Cristina Comencini, ma “Quando la notte” è un dramma debole e scontato – per nulla emozionante. Dialoghi rinvenuti nel cestino a fianco della scrivania e che facilmente scivolano nel ridicolo soprattutto nel finale; facile psicologia da scaffale centrale del supermercato buona forse per casalinghe disperate (con rispetto parlando, ci si passi la provocazione); riferimenti per i duri d’orecchi come un moderno dipinto di Madonna con bambino reiterato; un dramma che stenta a partire, ma soprattutto non conclude; scelte stilistiche discutibili, ad esempio la scena finale. Da salvare la sequenza che precede l’incidente, con lo scandire della palpabile monotonia pomeridiana e uggiosa di Marina che finisce inesorabilmente per coincidere con la noia dello spettatore. Poco altro. Eppure il tema della difficoltà dell’essere madri, interessantissimo a detta di chi scrive, poteva emergere in modo molto più prepotente e articolato.
Dispiace per Filippo Timi, di solito bravissimo in ogni contesto, dal cinema alla televisione, dal dramma alla commedia, che non riesce a risollevare le sorti del film e fatica a dare corpo a un personaggio schiacciato in un contesto femminile dove gli uomini rischiano di diventare informi macchiette o ectoplasmi. La Pandolfi è maggiormente in sintonia, posto che quella danza in cucina ascoltando Gianna Nannini non è proprio da incorniciare.
Se da una parte il film ci consegna il gusto del dramma e la voglia di raccontare della Comencini, il suo attaccamento alla storia e ai suoi temi – considerando che ha voluto raccontarla due volte, prima su carta e poi per immagini, emergono dall’altra i limiti di un cinema che rischia di rimanere invischiato nelle stesse maglie del dramma che racconta e della sua tesi, sfiorando (per essere generosi) la retorica. La passione, quando dovrebbe emergere prepotentemente ed esplodere nella seconda parte, si affossa invece con uno scivolone che lascia quanto meno delusi, si incaglia in sequenze ridicole. Nel bene o nel male non lascerà indifferenti. E se è vero – come sostiene la regista – che il film verrà accolto in maniera diversa da uomini e donne, manca allora quella forza trasparente che rende il dramma universale. Quando la noia.

30/10/2011

Cast e credits

Distribuzione
01 Distribution
Durata
108'
Produzione
Cattleya
Sceneggiatura
Cristina Comencini, Doriana Leondeff
Montaggio
Francesca Calvelli
Musiche
Andrea Farri

Trama

Tra le montagne un uomo e una donna s'incontrano. Manfred è una guida, chiusa e sprezzante, abbandonato da moglie e figli; Marina una giovane madre in vacanza col bambino. Una notte qualcosa succede nell'appartamento di lei e Manfred interviene, portando il bambino ferito in ospedale. Da quel momento l'uomo si metterà sulle tracce di una verità inconfessabile all'origine dell'odio di Manfred verso tutte le donne. Con una rabbia e un desiderio mai provati prima, i due scopriranno la radice di un legame potente che non riusciranno a controllare né a vivere. Anni anni dopo quella vacanza, Marina, d'inverno, tornerà al rifugio a cercare Manfred.
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