Il caso Kerenes

Il caso Kerenes


Calin P. Netzer

Drammatico | Romania
(2013)

La prima sensazione è quella di assoluto straniamento. Mentre le immagini de “Il caso Kerenes” si susseguono sullo schermo con il racconto incalzante di una “crisi familiare”, può accadere di ritrovarsi spiazzati da un film diverso da quello immaginato. Una condizione d’incertezza destinata a sciogliersi nella conferma di quanto già sapevamo, ma utile a corroborare l’idea di un vitalismo che è uno dei fattori vincenti della new wave di quel cinema romeno, a cui il film in questione appartiene, e che a partire da Cristian Mungiu e dal suo premiatissimo “4 mesi, 3 settimane, 2 giorni” (2007) ha rivelato ai cinefili di tutto il mondo le qualità di una rinnovata generazione di cineasti.

Impegnati a raccontare le conseguenze di una dittatura che in poco più di trent’anni ha annichilito le risorse del paese, riducendolo allo stremo, questi registi lo hanno fatto privilegiando il punto di vista dei più deboli, quelli a cui la storia fa pagare i sacrifici dell’affannosa risalita. Paesaggi spogli e fatiscenti, alienazione e povertà erano fino ad ora le caratteristiche di una materia cinematografica che il cinema romeno aveva metabolizzato sul piano del linguaggio con una messinscena rigorosa e sobria, decisa a testimoniare con precisione entomologica, e senza concessioni allo spettacolo, le condizioni di una società dilaniata dalle proprie contraddizioni. E invece, pur mantenendo invariato lo stato dell’arte, “Il caso Kerenes” sorprende e spiazza per la scelta di mostrarci uno scenario completamente ribaltato, con i protagonisti della vicenda per nulla poveri e diseredati, ma al contrario appartenenti a una categoria di persone che per usare una definizione alla moda rappresenta uno spaccato della cosiddetta “società civile”. Una elitè in cui, tra ricevimenti e clientelismo, si muove con la disinvoltura e il savoir faire di una matrona romana Cornelia, donna matura e scaltra, capace di radunare attorno a sé una folla di ossequiosi e influenti sostenitori. Un regno consolidato e pieno di certezze, scompaginato dalla morte di un adolescente investito e ucciso da Barbu, figlio anaffettivo e sfuggente, con il quale intrattiene un rapporto altamente conflittuale. Inizialmente sconvolta, Cornelia farà di tutto per salvare il ragazzo dalle conseguenze delle sue azioni.

Girando negli spazi chiusi di ambienti lussuosi ma anonimi, con la telecamera (mobilissima) che immerge la storia in una dimensione di claustrofobia più emotiva che materiale, Calin Peter Netzer costruisce un confronto di personalità e di nevrosi dominate dalla centralità di una figura materna (ancora una volta, dopo quella proposta da Kristin Scott Thomas in “Solo Dio perdona”) da cui dipendono i destini degli altri personaggi; tutti quanti, dall’amatissimo figlio che la disprezza per motivi che il regista lascia solo intuire ma che finisce per assecondarne le strategie, a Carmen, la moglie odiata dalla madre per non riuscire a corrispondere al modello femminile pensato per il figlio, condizionati dallo strabordante carisma della donna, e per questo decisi a sfuggirne in qualsiasi modo la presenza. Se il film è emblematico nel fare il quadro di un classe dominante abituata ad agire al di sopra della legge, e ancor di più nel caricare il mancato rapporto tra Cornelia e Barbu di significati che rimandano all’attualità di una nazione che non riesce a riconciliarsi con il passato più recente, bisogna dire che “Il caso Kerenes” riesce a svincolarsi dai rischi del film a tesi, grazie alla potenza con cui si mette in gioco attraverso i sentimenti e l’operato dell’umanità che descrive.

Attraversato da una durezza a tratti insostenibile – basti per tutti l’incontro tra Cornelia e i familiari della giovane vittima – il film di Netzer, pur rimanendo ossessivamente attaccato ai personaggi, riesce ad annullare il confine che separa la verità dalla finzione, permettendo a questi ultimi di affrancarsi idealmente dal controllo dell’autore (una libertà testimoniata sul piano formale dallo scarto tra immagini e dialoghi, con le inquadrature sempre in ritardo e costrette a inseguire la voce parlante) e di avvicinarsi a un respiro che assomiglia alla vita. Il risultato è una narrazione che, aderendo perfettamente all’esistenza, rimane un passo indietro rispetto al fine ultimo dell’agire umano. Una scelta che diventa evidente nel caso di Cornelia, offertaci inizialmente su un piatto d’argento in termini d’intellegibilità e di trasparenza, e poi, in un’alternanza di slanci emotivi e atti conservativi, restituita a una sfera di giudizio labile e incerto, ma anche di Barbu, chiuso in un ostinato silenzio, saltuariamente interrotto da sfoghi di rabbia e di risentimento che servono solo ad aumentare il mistero sulle ragioni di quell’atteggiamento.

Caratterizzato dall’interpretazione monstre di Luminita Gheorghiu nel ruolo della protagonista e vincitore dell’ultima edizione del festival di Berlino, “Il caso Kerenes” si conclude con un colpo allo stomaco e senza alcuna catarsi. La fine perfetta per un film che non riesce a mentire.

17/06/2013

Cast e credits

Titolo Originale
Pozitia Copilului
Distribuzione
Teodora Film
Durata
112'
Produzione
Parada Film
Sceneggiatura
Calin Netzer, Razvan Radulescu
Fotografia
Andrei Butica
Scenografie
Malina Ionescu
Montaggio
Dana Bonuescu
Costumi
Irina Marinescu

Trama

Cornelia è una donna di potere. Quando il figlio viene accusato di aver investito ed ucciso un adolescente non esiterà ad usare le sue conoscenze per impedire alla giustizia di fare il suo corso
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