Il drago invisibile

Il drago invisibile


David Lowery

Avventura, Fantastico | Usa
(2016)
Negli anni 60 la Walt Disney, accanto alle produzioni più classiche del proprio repertorio, intensificò la realizzazione dei cosiddetti live action, ovvero di quei film che esulavano dal ricorso all’animazione e alla tecnica mista presentando storie e personaggi filmati in un contesto di realtà uguale a quello dei titoli delle altre major hollywoodiane. Si trattava di commedie di medio e basso costo, solitamente interpretate da attori televisivi e di seconda fascia che cercavano di fare la differenza con idee originali e protagonisti pittoreschi sul tipo di quelli narrati in “Nanù il figlio della giungla”, “F.B.I. – Operazione gatto”, “Tre bassotti per un danese”, “Un maggiolino tutto matto” e molti altri. Nato come costola dei progetti maggiori, nel corso degli anni e soprattutto a partire dagli anni 80 (“Popeye” di Robert Altman e “Tron” di Steven Lisberger), il filone in termini di clamore mediatico e di investimenti finanziari ha scalato posizioni nell’ambito della casa madre arrivando ai nostri giorni con saghe come quella relativa ai Pirati dei Caraibi,  in grado di primeggiare nell’ambito dei grandi blockbuster contemporanei. In questo senso, “Il drago invisibile” rappresenta in parte un ritorno al passato sia per l’ammontare del budget impiegato, che pare si attesti sui 65 milioni di dollari, sia per la dimensione della storia che, nonostante la presenza dell’elemento soprannaturale rappresentato dal gigantesco rettile, si svolge senza la grandeur tecnologica e lo sfarzo visuale offerto dalle avventure di Jack Sparrow. Questo, pur potendo annoverare un attore del calibro di Robert Redford, al suo esordio in questo tipo di storie e qui – nel ruolo del grande vecchio – incaricato di trasmettere la sua credibilità di interprete a quella della vicenda raccontata nel film, e di Bryce Dallas Howard, reduce dal trionfo ottenuto in “Jurassic World” e dal personaggio di Claire Dearing destinato per il soggetto del film di Colin Trevorrow a fare eco a quello della dolce guardia forestale che si prenderà cura di Pete (Oakes Fegley), il bambino al centro della vicenda, e in qualche modo anche del suo portentoso amico.

La scelta di affidare il progetto a David Lowery appare in questo senso indicativa perché, abituato a lavorare nel cinema indipendente, il regista americano sceglie un punto di vista intimista che emerge fin dalla prima scena, in cui il primo contatto tra Pete e il drago – preceduto dall’incidente mortale che ha ucciso i genitori del bambino – avviene in un clima di sospensione temporale e in uno stato di alterazione di coscienza dove a contare è la capacità di trasformare uno spicchio di foresta in una specie di ventre materno (sicuro e riparato), atto a rappresentare il passaggio di consegne tra i genitori biologici appena scomparsi e quelli acquisiti, coincidenti nella figura del gigantesco drago che, a partire da quel momento, si prenderà cura di lui. Un realismo emotivo che Lowery doppia con una fotografia che, pur salvaguardando la prevalenza di una luce morbida e calda – adatta ad esprimere i sentimenti di amore e di amicizia che unisce gli esseri umani al drago -,  è contraddistinta da sgranature che vogliono restituire l’immediatezza del reale che informa le circostanze in cui si svolgono i fatti della nostra storia. In un quadro del genere a guadagnarci è soprattutto la tecnologia utilizzata nelle apparizioni del drago, poiché a fronte dei tratti volutamente cartooneschi e nonostante l’evidente matrice digitale il fattore virtuale si umanizza fino al punto da far dimenticare la natura artificiale della fenomenale creatura. Ispirato a “Elliot il drago invisibile”, il film Disney del 1977 che mescolava cartoni animati e riprese dal vivo, “Il drago invisibile” nella proposta di tematiche tipiche (per questo genere) come quella della crisi del nucleo famigliare e dell’intolleranza nei confronti della diversità – entrambe risolte con la solita dose di correttezza politica – potrebbe essere una via di mezzo tra “Il libro della giungla” (per le similitudini della storia) e “La storia infinita” (per le fattezze del drago e per il rapporto tra quest’ultimo e il bambino) se non fosse per il sovrappiù d’empatia, questa sì davvero personale, con cui il lungometraggio di Lowery riesce a farci credere nella favola raccontata. Per tornare bambini o continuare ad esserlo la visione de “Il drago invisibile” potrebbe risultare addirittura terapeutica al recupero dell’innocenza perduta.

13/08/2016

Cast e credits

Titolo Originale
Pete's Dragon
Distribuzione
Walt Disney Studios Motion Pictures
Durata
102'
Produzione
Walt Disney Pictures
Sceneggiatura
David Lowery, Toby Halbrooks
Fotografia
Bojan Bazelli
Scenografie
Jade Healy
Montaggio
Lisa Zeno Churgin
Musiche
Howard Shore

Trama

La leggenda di un feroce drago che si nasconde nella foresta diventa realtà quando una intraprendente guardia forestale ne scopre l'esistenza. Ma non tutti i mali vengono per nuocere
The Echo Chamber
The Echo Chamber

VENEZIA 83 - Andrea Pallaoro porta sul grande schermo l'ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci, con una messa in scena raffinata, elegante, ipnotica, che però sembra sbiadire e perdersi nel finale

Look Back
Look Back

VENEZIA 83 - Alle prese con il manga cult di Fujimoto Tatsuki "Look Back" Kore-eda Hirokazu opta per un adattamento fedele e una regia minimale che aiutano a espandere la componente coming of age del fumetto, traendone un altro significativo capitolo del suo cinema sulla crescita

Woman Unknown
Woman Unknown

VENEZIA 83 - May el-Toukhy, unica regista donna in concorso, racconta con estremo rigore nordico il dopoguerra danese e gli effetti del trauma storico sui corpi delle donne. Non rimane nessuna speranza

Primetime
Primetime

VENEZIA 83 - Esordio di finzione dell'apprezzato documentarista Lance Oppenheim, "Primetime" si distingue per la sarabanda di tecniche e trovate stilistiche, le quali si rivelano alla lunga però l'unico elemento convincente di un'opera confusa e impulsiva quanto il suo protagonista

Wild Horse Nine
Wild Horse Nine

VENEZIA 83 - McDonagh torna alla Mostra dopo il successo de "Gli spiriti dell'Isola", e sembra ancora una volta trovare la formula perfetta per la sua messa in scena tragicomica, tra il golpe cileno del 1973 e i Moai dell'Isola di Pasqua, il tutto condito da un duetto tra John Malkovic e Sam Rockwell a tratti irresistibile

Succederà questa notte
Succederà questa notte

VENEZIA 83 - Nonostante qualche tocco di colore resta un film stanco, che coinvolge solo quando si ritorna agli stilemi che hanno reso Moretti famoso. Per il resto si sguazza nei cliché di un dramma borghese

The Dog Stars – Le stelle dopo la fine
The Dog Stars – Le stelle dopo la fine

"The Dog Stars" è un'opera emblematica per inquadrare la figura di Scott come regista, sempre a cavallo tra autorialità e mestiere. Un'opera imperfetta e piena di lacune ma quanto mai vitalistica e piena di speranza

Too Much Sugar
Too Much Sugar

VENEZIA 83 - Presentato nella sezione Orizzonti "Too Much Sugar" offre una visione senza sconti sull'America marginale, ma soprattutto un documentario che diventa terapia per i soggetti, che si fanno autori. E il film è pieno di energia come loro