Flags of Our Fathers

Flags of Our Fathers


Clint Eastwood

Guerra | Usa
(2006)

In difficile equilibrio tra la secca brutalità de “Il grande uno rosso” e la frenetica irruenza di “Salvate il soldato Ryan”, “Flags of Our Fathers” disegna una nitida parabola antieroica, scagliandosi contro il patriottismo mitologico, sgretolandolo a colpi di granata. Eastwoodianamente solide e resistenti, le fondamenta morali vengono alla luce a distruzione avvenuta: sotto la superficie bombardata non si scopre il rabbioso (e sublime) nichilismo di Fuller o l’enfasi retorica di Spielberg, ma un’umanità intima, calorosa, basata sulla contiguità del prossimo.

Detto più chiaramente, “Flags of Our Fathers” muove dal principio “I veri eroi sono i caduti” per approdare all’affermazione “Forse non esistono eroi”. Percorso semplice dunque, visto e rivisto, attraversato da una miriade di film e inaugurato – almeno secondo chi scrive – dal magnifico “Uomini in guerra” (“Men in War”, 1957) di Anthony Mann. Eppure Eastwood, portando sullo schermo il romanzo omonimo pubblicato nel 2000 da James Bradley e Ron Powers, schiva piuttosto efficacemente la convenzionalità della parabola, frammentando ripetutamente la narrazione e giocando sulle continue dislocazioni spazio-temporali.

Gli episodi della battaglia di Iwo Jima e dei marines che piantarono le due bandiere – quella vera e quella falsa (!) – sul monte Suribachi sono infatti riferite al figlio di John “Doc” Bradley da più testimoni oculari, voci narranti che gradualmente “costruiscono” il resoconto degli avvenimenti. Agganciando la sorgente della narrazione a più personaggi, Eastwood complica i meccanismi di identificazione e disattiva la componente più esplosiva del film: quella del terrore, del pericolo e della paura come agenti di coinvolgimento spettatoriale immediato. La frammentazione del racconto, che a volte torna addirittura sui propri passi, impedisce insomma di partecipare meccanicamente alle vicende rappresentate e di identificarsi una volta per tutte con i protagonisti (apprezzabili le interpretazioni di Ryan Philippe nei panni di Doc e di Jesse Bradford nel ruolo di Rene, meno convincente, invece, quella, idrica, di Adam Beach nella parte di Ira). Discorso analogo per la rappresentazione delle sequenze di combattimento: pur scaraventata nel teatro dell’azione insieme ai soldati, la mdp riprende sempre “qualcosa di più” del fatto nudo e crudo (una lingua di terra nera sullo sfondo, una distesa di marines pancia a terra, un aereo in fase di atterraggio), dando alle inquadrature un’ampiezza di plumbeo distacco. Oppure “qualcosa di meno”, come nella rinuncia a mostrare il cadavere straziato di Iggy (Jamie Bell): limite del filmabile, punto cieco della visione, interdizione morale.

Fuori campo. Principi (est)etici che tuttavia non informano la drammaturgia: scritto a quattro mani da William Broyles Jr. e da Paul Haggis, il copione è semplicemente tremendo. Psicologie sbozzate grossolanamente (chi mai potrebbe credere alle brusche variazioni d’umore di Ira o ai suoi rovelli?), dialoghi imbarazzanti (tutti gli scambi tra i tre “eroi” e i rappresentanti dell’establishment – organizzatori della raccolta dei fondi di guerra, ufficiali superiori, politici – sono di un manicheismo allarmante), epilogo melensamente telefonato (dalle parole alle immagini, superfluo ogni commento): le mani pesanti di Broyles e Haggis rischiano di affossare un film che nell’antieroismo e nell’impostazione narrativa non lineare ha i suoi punti di forza, smarrendo quella compostezza antiretorica che al contrario permea le sequenze belliche.

Sequenza da ricordare: il cannoneggiamento massiccio preliminare allo sbarco. Sequenza da dimenticare: il dialogo nella camera d’albergo prima del ritorno al fronte di Ira. Prova principesca di Barry Pepper e titoli di coda nobilmente filologici. Doppiaggio autoironico.

(in collaborazione con Gli Spietati)

07/05/2008

Cast e credits

Titolo Originale
Flags of Our Fathers
Distribuzione
Warner Bros
Durata
132'
Produzione
Clint Eastwood, Robert Lorenz, Steven Spielberg, Tim Moore
Sceneggiatura
Paul Haggis William Broyles Jr.
Fotografia
Tom Stern

Trama

Febbraio 1945: sul'isola di Iwo Jima si combatte una delle battaglie decisive della II Guerra Mondiale. Il morale e l'economia americana sono in caduta libera ma contribuisce a risollevarli entrambi la nota foto di sei soldati che, al termine della sanguinosa ma vittoriosa battaglia, issano la bandiera americana.
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