Jet Lag in Summer

Jet Lag in Summer


Yan Kunao

Coming Of Age, Dramedy | Cina
(2025)

“Il cinema cinese è finito con la Sesta Generazione”
Dal film

Tutti similmente sbertucciati con efficacia dalla commedia metacinematografica “The Movie Emperor” di Ning Hao, una delle pellicole più valide presentate al FEFF nel 2024, i generi più frequentati dall’industria audiovisiva cinese (il dramma sociale rurale, l’action fragoroso, il thriller politico, il film in costume, etc.) compongono la quasi totalità della compagine che dal paese asiatico arriva ogni anno alla kermesse udinese. Per questo motivo è difficile non apprezzare la scelta dei programmisti del Far East Film Festival di inserire nella competizione un’opera intima come “Jet Lag in Summer”, la quale trasfigura le vicende personali dell’autore in un coming of age travestito da commedia sentimentale in cui gli ultimi strascichi della pandemia da Covid-19 sabotano le ambizioni professionali della coppia protagonista. Da una parte il concept di un film dell’aspirante regista Pingu viene rifiutato per l’ambientazione pandemica, dall’altra i severissimi lockdown cinesi impediscono alla costumista Jia Qi di tornare in Cina per iniziare un nuovo lavoro, mostrando non solo il diverso approccio avuto da Stati uniti e Cina nei confronti della pandemia, ma anche (o almeno questo è l’ambizioso obiettivo dell’autore esordiente) le enormi differenze, apparentemente insormontabili, fra due mondi tra cui i protagonisti si sentono spaccati.

Scritto, diretto, montato e interpretato dall’esordiente formatosi negli Stati uniti Yan Kunao, “Jet Lag in Summer” non esplicita queste ambiziose riflessioni facendone il proprio nucleo tematico, ma lascia che esse traspaiano dai numerosi dialoghi (e ancora più forse dalle comunicazioni che non vengono propriamente reciprocate) all’interno della coppia protagonista e con le varie figure che incontrano nelle loro peregrinazioni per New York (Pingu) e Los Angeles (Jia Qi). Il primo lungometraggio di Yan è difatti un’opera minimale e dialogata, indie in senso tanto produttivo quanto linguistico, al punto che non sarebbe del tutto inappropriato assimilarla al filone mumblecore di cui è stato precursore Richard Linklater e con cui d’altronde condivide tratti ricorrenti come l’ambientazione strettamente urbana e cosmopolita e la giovane età dei personaggi principali. Ciò che riesce forse con maggiore efficacia a “Jet Lag in Summer” è in effetti proprio la resa del senso di sospensione che spesso affligge chi si è appena laureato ed è alla ricerca di una prospettiva sul futuro (quindi un’angoscia generalmente post-adolescenziale), finendo poi per tracciare paragoni fra queste sensazioni e la stasi esperita collettivamente durante gli anni della pandemia da Covid-19.

Ispirata all’esperienza personale del cineasta, il quale non riuscì a completare il suo master in regia negli Stati uniti perché obbligato a restare in Cina per via dei lockdown, questa similitudine funge da fil rouge che attraversa tutta la pellicola, senza però imporsi mai come tema centrale da affrontare in maniera esplicita, lasciando che sia l’emergere di altre tematiche nel corso della narrazione a colpire di più lo spettatore, rivelando che non ci si trova di fronte a (solo) un coming of age con protagonisti appena più vecchi del solito. Uno di questi è l’insistenza sulla natura cosmopolita del cinema: i personaggi principali sono difatti cinesi, così come la maggior parte dei loro amici, ma l’industria in cui si muovono, quella statunitense, è nettamente internazionale, così come i numerosi riferimenti che nutrono la fantasia cinematografica dell’aspirante regista Pingu e che vengono richiamati in maniera incessante nel film, oltre all’unica personalità del settore affermata che compare nella pellicola, l’attrice sudcoreana (in ritiro temporaneo dalle scene) Park Yoon-mi. Questo elemento rende “Jet Lag in Summer” peculiare all’interno della produzione cinese contemporanea, facendolo somigliare a tratti a una commedia di ispirazione alleniana, solo concepita seguendo il magistero di Hong Sang-soo (opportunamente citato nella pellicola, e la sequenza in cui ciò avviene viene girata da quel momento in poi come se fosse effettivamente un film del regista coreano).

A questo punto non stupiscono le numerose citazioni al mondo del cinema, tanto più quando si colorano di toni autoriflessivi (Yoon-mi che ammette che vorrebbe lavorare con Hong ma che il suo agente non le permetterebbe mai di partecipare a un film a bassissimo budget, come quello in cui la sua interprete sta recitando al momento), a differenza dell’accumulo di autori e titoli che per quanto divertente rischia di stuccare con la propria autoreferenzialità. Anchi qui il fatto che il principale colpevole di questi abusi sia un altro aspirante regista cinese, seccante cinefilo di ferro e palesemente interessato a Jia Qi, al cui flusso di citazioni la ragazza sfugge con arguzia, ribadisce la consapevolezza da parte di Yan Kunao di ciò che sta mettendo in scena, un divertissement autoriale che sa anche prendersi sul serio senza farsi mai serioso. La sezione finale della pellicola, in cui le azioni di Pingu e Jia Qi paiono farsi più imprevedibili mentre i loro progetti per il futuro divengono ancora più vaghi, pare quindi porsi a garanzia di quest’approccio autoriflessivo, con il film stesso che si fa divagante e apparentemente privo di focus come ormai sono i suoi protagonisti, fino al ritrovo finale, forse non maturati ma sicuramente mutati dalle loro peregrinazioni. Non resta che sperare che Yan sopravanzi presto l’alter ego Pingu e trovi una via per il suo cinema, e che facendo ciò possa tracciare una nuova traiettoria per il cinema cinese tutto. Fantasticare, come insegna “Jet Lag in Summer”, d’altronde non costa nulla.

30/04/2026

Cast e credits

Titolo Originale
Bā jiǔ diǎn zhōng
Durata
93'
Produzione
Hehuo Lizi Media, Jet Lag Picture, Marching Together Films, Mili Media
Sceneggiatura
Yan Kunao
Fotografia
Zhao Tonghuan
Scenografie
Liu Qiyi
Montaggio
Yan Kunao
Costumi
Liu Qiyi

Trama

La giovane coppia costituita dall'aspirante regista Pingu e dalla costumista Jia Qi vive a New York, città in cui ambedue hanno studiato, senza avere ancora un preciso piano per il futuro. Proprio quando Pingu si appresta a girare il suo cortometraggio di laurea, Jia Qi accetta un'offerta di lavoro in Cina, rimanendo bloccata a Los Angeles a causa dei severi lockdown cinesi. Questi giorni di separazione e indecisione saranno ricchi di incontri e di riflessioni pregnanti per i due.
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