Ondacinema

recensione di Luca Sottimano
7.0/10

Al suo secondo biopic femminile, cinque anni dopo "Jackie", Pablo Larraín, con "Spencer", torna in Concorso alla Mostra di Venezia e si confronta la figura di Lady Diana, ritratta negli ultimi anni del matrimonio con il principe Carlo.

Vigilia di Natale. Mentre nella cucina della residenza della famiglia reale fervono i preparativi per la cena, Diana guida la sua Porsche nelle grigie campagne inglesi, finendo per perdere l’orientamento e dover chiedere informazioni. Da subito, della sua figura ne vengono evidenziati lo spaesamento, l'instabilità emotiva: la macchina da presa si sofferma sui primi e primissimi piani del suo volto, trasmettendoci con forza la sensazione di perenne asfissia esperita da lei. Sul solco tracciato da Olivier Assayas ("Personal Shopper"), la scelta come interprete di Kristen Stewart si rivela così funzionale: la sua recitazione "precaria", le sopracciglia sempre abbassate e le frasi spezzate rendono la difficoltà del personaggio di indossare un ruolo che non le si addice, i tentativi, sempre stroncati sul nascere, di sovvertire i rigidi codici a cui deve sottoporsi. Dei quali, è proprio l’abbigliamento il simbolo principale: a ogni specifica circostanza è obbligatoriamente abbinato uno specifico lussuoso abito, che per lei diventa una camicia di forza, amplificatore della sua condizione di prigionia. A questi, è associato un ulteriore simbolo, un doppio manichino: quello collocato al centro della sua stanza è personificazione della sua condizione, ma la forma dell’oggetto è richiamata anche dallo spaventapasseri all’interno dell’abitazione della sua famiglia d’origine su cui ritrova il cappotto del padre. Punto di contatto con la Jackie del film omonimo, che, aggirandosi per i viali nel finale, scorge alcuni manichini in una boutique allestiti con la sua acconciatura. Da quest’ultimo ritroviamo anche il tema del rapporto tra realtà/rappresentazione: se Jackie aspirava a rendere la Casa Bianca una moderna Camelot, creando una favola a cui lei stessa finisce per credere, Diana è ben consapevole del suo destino, e si chiede come sarà descritta tra mille anni, sostenendo come, più si va in là con gli anni, più i reali vengono tratteggiati con un unico aggettivo ("Guglielmo il Conquistatore") che riduce la complessità di un’esistenza a semplice etichetta da tramandarsi ai posteri.

Dopo l’incipit, che ci concentra sui paesaggi inglesi avvolti nella fitta nebbia, la narrazione di "Spencer" si sposta nell’interno dell’abitazione, dove si muovono figure umane fredde come il clima funereo che aleggia sia fuori che dentro. La claustrofobia del luogo, in cui si svolge quasi tutto il film e da cui sembra impossibile scappare, inietta nel racconto un’atmosfera gotica che prende il sopravvento nell’ultima parte. Sulla protagonista incombono infatti i fantasmi del passato, che si articola nuovamente in due direzioni. Da una parte, quello della propria famiglia d’origine, che le ricorda l’infanzia e una vita persa per sempre. Dall’altra, quello della famiglia reale: leggendo un libro, scopre la storia di Anna Bolena, e comincia a rivedersi in lei, seppur evidenziandone le differenze: se la prima ha porto con orgoglio la testa al momento della decapitazione voluta dal marito, lei invece la abbassa con sottomissione davanti ai flash dei fotografi.

In definitiva, "Spencer" è un’opera dal forte impatto, sicuramente riuscita,  ma quanto "Jackie" era uno scorcio inedito sulla figura della vedova Kennedy, questa sconta il fatto di non proporre una visione così originale del personaggio, che si discosti dal ritratto che più volte negli ultimi anni abbiamo visto sul piccolo e grande schermo (dal "Diana" con Naomi Watts all’ultima stagione della serie "The Crown", passando per i tanti documentari). E così, al termine del film, si rimane un po’ con l’amaro in bocca: Larraín ci aveva abituato a opere ben più audaci.


04/09/2021

Cast e credits

cast:
Timothy Spall, Sally Hawkins, Sean Harris, Jack Farthing, Kristen Stewart


regia:
Pablo Larrain


durata:
111'


produzione:
Komplizen Film, Fabula, Shoebox Films, FilmNation Entertainment


sceneggiatura:
Stevan Knight


fotografia:
Claire Mathon


scenografie:
Guy Hendrix Dyas


montaggio:
Sebastián Sepúlveda


costumi:
Jacqueline Durran


musiche:
Jonny Greenwood


Trama
1991. Mentre la famiglia reale si riunisce a Sandringham House per festeggiare il Natale, Diana Spencer, sempre più in rotta col marito, l'erede al trono Charles, medita di lasciarlo per tornare a una vita meno artefatta e cerimoniale.