Splice

Splice


Vincenzo Natali

Thriller | Canada, Francia, Usa
(2009)

Benché poco prolifico – tre film in tredici anni – il regista canadese Vincenzo Natali ha verosimilmente nelle corde la zampata del cineasta di classe: specie considerando che la prima delle tre pellicole, “The cube”, era stata valutata a buon diritto il classico esordio col botto, sulla scorta della terribilità di un’intuizione di base tanto allucinata quanto frugale (il misterioso risveglio delle persone in un cubo). Quanto basta per attirare l’attenzione di Guillermo del Toro, moneta sonante per la produzione e carta bianca per lo script: peccato, però, che il cineasta non ripaghi le attese, incanalandosi con “Splice” in un solco assai somigliante al tracciato del “talentuoso a sprazzi”, alias eterno incompiuto, piuttosto che alla road to glory del visionario.

Trama semplice, risvolti complessi, condotta sgangherata. Elsa e Clive sono una coppia di genetisti (e di fidanzati) alle prese col tentativo di creare un gene animale ibrido (to splice = aggiungere, innestare) da cui estrarre proteine. L’audacia della donna spinge la ricerca, contro il volere della compagnia, verso l’azzardata commistione animale/uomo, che produce l’enigmatica creatura ribattezzata “Dren”. Nel giro di pochi mesi l’essere passa da cucciolo informe ad affascinante chimera alata, accudita in amorevole clandestinità da Elsa – dal passato familiare oscuro – e con preoccupazione crescente da Clive. Segue prevedibile sindrome di Frankestein, con complicazione dell’esperimento e resa dei conti. Psicologici e fisici.

Tanta carne al fuoco, poca carbonella per arrostire. “Splice” è un horror fantascientifico carico di suggestioni, da Prometeo al mostro di Mary Shelley, dalla corporeità mutante di Cronenberg alle saghe dei vari “Alien” e “Species”: in una dimensione, purtroppo, di assestamenti promessi e mal calibrati, che impediscono all’opera di travalicare un’episodicità poco amalgamata. La prima parte, tesa ed ansiogena, ha il pregio di vacillare sull’orlo dell’incubo, contenendo la paura in provetta nell’alveo sci-fi. Ne vien fuori un paradosso della scienza come produttrice di angosce e dubbi, piuttosto che di conoscenza. Quando la crescita di Dren finisce per turbare il rapporto di coppia, il discorso slitta pericolosamente su di uno scivoloso piano psicologico, sul quale sarebbe servito lo smagliante equilibrio drammatico del Cronenberg di “Inseparabili” per non caracollare. E invece, si ricade desolatamente nel comico involontario della mutante vamp-ginnasta, nell’inspiegabile involuzione di Adrien Brody (Clive) da scienziato ribelle a ciuffo ribelle, nell’eclissi delle ambizioni faustiane di Sarah Polley (Elsa) dietro la cortina melensa del romanzo rosa. Ai primi turbamenti di Clive sulla fisicità di Dren, si fiuta dove il film vada a parare. Con buona pace di eventuali risvolti etici e di qualsivoglia pretesa psicologica.

Dispiace, perché non tutto è da buttare, a conferma della fondatezza dell’investimento di Del Toro su Natali. Tralasciando gli apprezzabili tecnicismi di contorno – la fredda fotografia indovinatamente asettica di Tetsuo Nagata, gli effetti speciali con buona sintesi di make up protesico e digitale – la mano del regista si fa apprezzare soprattutto per la capacità di costeggiare a lungo i cliché senza ricadervi, in forza di una inafferrabile mistione dei toni, tra l’orrorifico, il grottesco e la tenerezza. Qualche scena regala perfino sprazzi di visività suggestionata, come la conferenza di presentazione degli ibridi che si fa macello o l’apertura delle ali di Dren in un conato fascinosamente ancestrale. A fronte dello sviluppo deludente, la diagnosi, evidentemente, è quella di un problema di tenuta stilistica.

Rispetto ai proverbiali flop delle opere seconde e terze dei registi dall’esordio scintillante, quello di Natali appare come un ibrido malriuscito, un esperimento in cui qualcosa è andato storto, senza che ne esca delegittimata la pista di ricerca. Un fallimento, con qualche appiglio per sperare che sia salutare.

22/08/2010

Cast e credits

Titolo Originale
Splice
Distribuzione
Videa-CDE
Durata
104'
Produzione
Copper Heart Entertainment, Gaumont, Splice (copperheart)
Sceneggiatura
Vincenzo Natali, Doug Taylor, Antoinette Terry Briant
Fotografia
Tetsuo Nagata
Scenografie
Richard Bridgland
Montaggio
Michele Conroy
Musiche
Cyrille Aufort
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