Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma 3D

Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma 3D


George Lucas

Avventura, Fantasy | Usa
(1999)
Ritorna sul grande schermo la saga stellare più famosa di sempre, riconvertita in 3D, per la gioia dei fan, e delle tasche del suo creatore George Lucas. E per la prima volta il pubblico potrà assistere ai sei episodi in ordine “diacronico” anziché “sincronico”, a partire da “Episodio I – La minaccia fantasma” sino a “Episodio VI – Il ritorno dello Jedi”, la cui data di uscita avverrà presumibilmente tra cinque anni (se l’idea sarà remunerativa il progetto Lucasiano prevede l’uscita di un film all’anno).

Quindi, a tredici anni dall’uscita nelle sale (era il 1999) riecco l’episodio più atteso e meno amato dagli appassionati, quello più parodiato e contestato. Un vero fenomeno popolare, un successo di pubblico clamoroso già all’epoca, in grado di fruttare oltre 900 milioni di dollari al box office mondiale, e l’ingresso nella top 20 dei film più visti di sempre negli Usa. E a questi dati andrebbero aggiunti quelli delle ultime ore relativi alla riedizione in 3D, decisamente interessanti e oltre ogni più rosea aspettativa, che confermano l’inesauribile appeal di “Guerre stellari” nei confronti delle platee mondiali. Nonostante, appunto, si tratti del capitolo generalmente meno apprezzato. I difetti, a dirla tutta, sono lampanti: una sceneggiatura macchinosa con evidenti cali di ritmo e una scarsa capacità di coinvolgere, gli alleggerimenti comici quasi tutti sbagliati e inutili, una galleria di personaggi di contorno tra le più antipatiche di sempre, a partire dal gungan chiacchierone Jar Jar Binks, vera pietra dello scandalo della saga a detta dei fan della prima ora, un cast di prim’ordine abbastanza sprecato, l’incapacità di andare a fondo ad alcuni dei temi rimasti irrisolti dai film precedenti-successivi (per esempio, chi sono i Jedi e da dove proviene il loro potere?).

 

Ai difetti suddetti è da annoverare però un generale incupimento dei toni rispetto alle pellicole del passato, un senso di decadenza e fatalità che aumenterà progressivamente di episodio in episodio sino all’apocalittico “La vendetta dei Sith”, in cui l’angelo caduto Anakin abbraccerà definitivamente il lato Oscuro della Forza. E qui Lucas inizia a tracciare, con convinzione ed esplicite simbologie, un parallelo tra Potere e corruzione, tra Politica e Male, che rimanda direttamente alla recente storia degli Usa, e non. Non stupisce che molti spettatori si siano sentiti traditi dai nuovi capitoli della saga Lucasiana: la naivitè, l’ingenua spettacolarità e i lineari meccanismi avventurosi del passato scompaiono in questo nuovo ciclo narrativo, a favore di una complessità “necessaria” e adulta. “Episodio I”, e in forza maggiore “Episodio II” ed “Episodio III”, sono film in cui si parla di Repubblica, Senato, Cancellieri, burocrati. Politica. In cui è il popolo spaventato a cedere il potere ad un despota guerrafondaio (vi ricorda nulla tutto ciò?), e dove il candido protagonista senza macchia non riesce a scendere a patti con i propri demoni ed arriva a compiere un genocidio. Più colorato e apparentemente spensierato, “La minaccia fantasma” possiede comunque alcune schegge indimenticabili. A partire dall’adrenalinica gara degli sgusci (una delle sequenze che più ha giovato della riconversione tridimensionale), così come l’avvincente scontro a tre lame (laser) nel finale, tra i due cavalieri Jedi e il mefistofelico Sith Darth Maul.

Ma, soprattutto, era, e resta ancora oggi, un’opera importante e di capitale importanza nell’evoluzione del cinema come viene percepito oggi. Non solo Lucas, per la prima volta all’interno di un prodotto “mainstream”, utilizza riprese in digitale (arrivando a girare i capitoli successivi interamente così), ma sancisce definitivamente l’affermazione del cinema spettacolare del nuovo millennio: gran parte delle riprese è svolta in studio e integrata successivamente da immaginifici scenari creati in computer graphic, così come sono generati al computer tantissimi personaggi secondari (Jar Jar, Watto, Sebulba ecc) che interagiscono con fluidità impressionante con gli attori in carne ed ossa, liberando così la fantasia di Lucas da qualsiasi tipo di impedimento produttivo. E tutto questo con largo anticipo rispetto a Peter Jackson e la “sua” trilogia fantasy, ai Wachowski di “Speed Racer“, ad “Avatar” e ai “Transformers” di Michael Bay.

Così, un’operazione puramente “commerciale” diventa anche l’occasione per rivalutare con cognizione di causa una saga sin troppo sbertucciata.

09/02/2012

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