Still Life

Still Life


Jia Zhang-ke

Drammatico | Cina
(2006)

Il trentasettenne Jia Zhang-Ke è una delle realtà più preziose del nuovo cinema asiatico: attivo dal 1997, anno dell’interessante debutto bressoniano “Xiao Wu”, con “Still Life” arriva per la prima volta nelle nostre sale grazie al Leone d’Oro vinto all’ultima Mostra del Cinema di Venezia (il pubblico italiano ha potuto vedere altri suoi film solo grazie al Fuori Orario di Rai Tre).

Giunge dunque con il suo quinto lungometraggio in fiction, probabilmente il suo lavoro più complesso. E il migliore.

La prima, “involontaria”, domanda che la pellicola pone allo spettatore occidentale è la seguente: fino a che punto un pubblico tanto distante da una cultura come quella cinese può immergersi in un universo tanto estraneo al proprio?

Domanda tanto arrischiata, con la quale non può che interagire una barriera di materia soggettiva.

L’autore ha da sempre compresso nelle sue pellicole un argomento spinoso e non facile: le conseguenze e i cambiamenti della Repubblica Popolare Cinese durante la trasformazione industriale, ancora in corso.

E “Still Life” fa tutto ciò adoperando armi ancora più esplicite che nei lavori precedente dell’autore, che parte dal suo recente documentario “Dong”, sul pittore Liu Xiaodong e la realizzazione di un suo dipinto avente come soggetto la diga delle Tre Gole, sul fiume Yangtze.

Ed è proprio in questo spazio che si colloca il film: il vecchio villaggio di Fengje sta gradualmente venendo sommerso dalle acque, a causa della costruzione della diga stessa. Un luogo che ci appare come sospeso, in una visione subacquea da accostare all'”Arca Russa” di Sokurov: in questo caso la vecchia Cina è in fase di smantellamento, ma lo sguardo di Jia Zhang-Ke non è mai quello di critico combattente, di colui che si mette al servizio di una denuncia di determinati misfatti. Piuttosto il suo spirito viaggia in cadenze malinconiche, con il giusto distacco che permette a chi guarda di ragionare su dati di fatto, ma allo stesso tempo di commuoversi per la demolizione di un mondo che ancora conserva(va) valori primari e calorose tradizioni.

Sullo sfondo due storie, che interagiscono di pari passo con il paesaggio: quella di un minatore alla ricerca della ex moglie che non vede da sedici anni, e quella dell’infermiera Shen Hong, che torna a Fengje per incontrare il marito non più amato. Due ceti sociali differenti, due destini diversi, abbozzati con rimandi a un ideale incrocio tra l’incomunicabilità alla Antonioni e il neorealismo rosselliniano (gli attori si muovono tra autentiche macerie, come accadeva nel ’46 in “Paisà”).

Jia Zhang-Ke si serve prevalentemente di gentili e pregevoli piani sequenza, componendo fotogrammi accurati ma mai stilizzati, in inquadrature che nella prima parte hanno un impianto spoglio che con lenta progressione finisce con il riempirsi, e nella seconda parte assumono una secchezza ostacolata da lampi surreali e ironici, che si prestano a loro volta a svariate interpretazioni: oltre a un indiscutibile fascino figurativo, il disco volante e l’edificio che si stacca dalla terra per inoltrarsi nel cielo rappresentano una utopica fuga dal mondo disintegrato o segnali di speranza per un nuovo domani?

Il mondo di “Still Life”, che espone i disordini contemporanei con echi della Tativille di “Play Time”, fa riflettere e mette in guardia, ma con grazia e affetto.

Un piccolo grande gioiello.

05/05/2008

Cast e credits

Titolo Originale
Sanxia haoren
Distribuzione
Lucky Red
Durata
105'
Produzione
Shanghai Film Studios, Xstream Pictures
Sceneggiatura
Jia Zhang-ke
Fotografia
Nelson Yu Lik-Wai

Trama

Il vecchio villaggio di Fengjie è già sommerso, ma il nuovo quartiere che sorgerà nei dintorni è ancora in costruzione. Sullo sfondo due storie, due solitudini sospese. E dischi volanti che annunciano
utopiche fughe...
Nessun Dolore
Nessun Dolore

In "Nessun Dolore" Gianni Amelio torna a raccontare il presente con un film testamentario e poetico che parte da uno dei temi più cari al suo cinema, quello del mancato incontro tra un padre e un (possibile) figlio, per mettere in scena la palingenesi di un personaggio "eretico", un Alessandro Borghi in stato di grazia, disposto all’esilio sociale pur di non rinunciare all’empatia verso i più deboli

Serpenti
Serpenti

Con "Serpenti", presentato alla Mostra del cinema di Venezia, Roberto De Paolis Maino si confronta con il grottesco e la commedia nera per raccontare una storia che affonda nelle contraddizioni della società italiana. Al centro, un uomo e un commissariato romano diventano gli elementi di un paradosso kafkiano, tra burocrazia, assurdità e violenza di genere

The Invite – Il piacere è tutto nostro
The Invite – Il piacere è tutto nostro

Olivia Wilde costruisce un divertente dramma da camera sulle contraddizioni della coppia contemporanea, affidandosi a un cast perfettamente assortito. The Invite intrattiene e incuriosisce, ma rinuncia alle implicazioni più radicali delle proprie premesse

Silent Friend
Silent Friend

Un albero osserva le tre storie parallele che si svolgono in epoche diverse nella stessa università in Germania: un professore bloccato dal lockdown, la prima studentessa donna a biologia, un progetto per parlare con le piante negli anni '70

Let Us Through, Dear Ancestors
Let Us Through, Dear Ancestors

VENEZIA 83 - Lav Diaz ritorna alla Mostra del cinema, pur fuori concorso, con "Makikiraan Po", pellicola che espande la riflessione del regista sul passato delle Filippine, andando fino alle origini coloniali, così come quella sulla forma stessa del suo cinema in evoluzione

Un détour par Diane
Un détour par Diane

VENEZIA 83 - Premiato meritatamente come miglior film di Orizzonti, il film di Anne Sirot e Raphaël Balboni esplora con grande senso dell'umorismo il trauma della violenza di genere attraverso le generazioni, grazie a una protagonista senza freni e uno spirito libero

NAZA
NAZA

VENEZIA 83 - Premio speciale della Giuria alla kermesse veneziana, "NAZA" di Yuval Abraham e Rachel Szor è la dissezione minuziosa del funzionamento della macchina di controllo e sterminio israeliana, un documentario tanto rigoroso nella forma quanto travolgente nel contenuto

DAU
DAU

VENEZIA 83 - Uno dei film più ambiziosi del secolo, kolossal sulla dittatura divagante e sconclusionato ma anche esperienza unica che rapisce per più di tre ore. Vincitore del Leone d'argento per la miglior regia