drammatico | Francia (2024)
In un mondo dominato da dinamiche digitali, veicolato da social network veloci e scintillanti, la forma estetica è mostrata di continuo. Si declina in video, selfie, foto studiate ad arte che raccontano nuovi orizzonti di desiderio tracciati da reality e balletti TikTok.
La protagonista di “Una ragazza brillante”, esordio al lungometraggio di Agathe Riedinger, è una ragazza di diciannove anni perfettamente inserita nel suo tempo. Si chiama Liane (Malou Khebizi), vive una quotidianità desolante alla periferia del Fréjus, quaranta minuti di macchina da Cannes, un microcosmo composto da genitori assenti e ragazze madri. Evade dallo squallore rifugiandosi sui social, costruendo di sé un’immagine precisa, con giochi di luce e movenze sapienti: labbra gonfie, seni pieni, ciglia finte, tacchi vertiginosi che non toglie mai. Liane posta video di continuo e conta numero e reazioni dei followers, misurando il proprio valore sulla quantità di interazioni ricevute. Lo spettatore non la perde mai di vista perché non ci sono scene che non la riguardano: Agathe Riedinger si incolla alla sua protagonista e di lei non tace nulla. Il suo corpo, sfrontato e scoperto, si impone su tutti gli altri personaggi ma è la corazza che protegge un nucleo fragile, che emerge nei momenti più solitari.
Lo squarcio nella quotidianità di Liane si apre quando la chiamano a un provino per un reality show. È il segnale di un altro mondo, un canto di sirene senza corpo: la direttrice del casting, sempre fuori campo, sempre in voice off, le promette fama e fortuna a patto di essere sexy e di aumentare ancora di più il numero di follower. E Liane si presta alle regole del gioco, compra abiti ancora più corti e si tatua da sola tre stelle sul fianco.
Agathe Riedinger ha tra le mani una materia incandescente, già indagata nel corto “J’attends Jupiter” da lei diretto nel 2017: è l’occasione di raccontare il femminile nella sua più recente declinazione sociale, di riflettere sui sogni che cambiano, su quali desideri insidiano la luccicante civiltà dell’apparenza. Il risultato, però, ha esiti dubbi.
Primo fra tutti, lo sguardo: Agathe Riedinger annichilisce la sua protagonista, la priva di ogni forma di erotismo, la rende incapace di malizia. Liane non pratica il sesso e non parla di sesso ma anzi parla di religione, di Dio e dei santi, e questo fa a pugni con l’immagine di sé che vuole dare e perseguire. De-sessualizzare un corpo iper-sessualizzato di per sé è senza dubbio spunto interessante - gli esseri umani, del resto, sono un coacervo di contraddizioni. E Liane è una protagonista complessa: consulta il chirurgo per una gluteoplastica e, poco dopo, intona il madrigale "Passacaglia della vita", con il ripetuto adagio “Bisogna morire”.
Ma una protagonista così sfaccettata ha bisogno di una narrazione più lenta. “Una ragazza brillante” funziona come un flusso continuo di video TikTok, bozzetti legati da un filo sottile che lo spettatore prova a tessere insieme, cercando una profondità che non esiste. E non bastano la fotografia satura e una colonna sonora invadente a colpire nel segno: “Una ragazza brillante” ha bisogno, paradossalmente, di meno forma e più sostanza.
cast:
Malou Khebizi, Idir Azougli, Andréa Bescond, Ashley Romano, Alexis Manenti
regia:
Agathe Riedinger
titolo originale:
Diamant Brut
distribuzione:
Academy Two
durata:
103'
produzione:
Silex Films, France 2 Cinéma, Germaine Films
sceneggiatura:
Agathe Riedinger
fotografia:
Noé Bach
scenografie:
Astrid Tonnellier
montaggio:
Lila Desiles
costumi:
Rachèle Raoult
musiche:
Audrey Ismael