Welcome

Welcome


Philippe Lioret

Drammatico | Francia
(2009)

L’anno scorso iniziò l’America. Fu “L’ospite inatteso” a raccontarci di un Paese tutt’altro che ospitale verso gli immigrati clandestini. Quest’anno risponde la Francia. Tocca a “Welcome” rammentarci che anche in Europa non siamo tanto propensi a dare il benvenuto ai nostri ospiti, tutt’altro che attesi. Il film di McCarthy e quello di Lioret sembrano a prima vista dei compitini ben svolti, condividono qualche schematismo nella trama e soluzioni un po’ scolastiche nella regia. Ma le storie che hanno da raccontare appaiono ben più importanti della scelta di un linguaggio cinematografico innovativo. E il film transalpino lo fa anche meglio del suo predecessore d’oltre oceano. Pazienza se le musiche suonano retoriche e monotone, se l’edizione italiana, benché riesca a mantenere un equilibrato missaggio dei suoni (notevole punto di forza della pellicola) rinunciando al vizio di mettere le voci in primo piano a scapito di tutto il resto, risulti controproducente nel tentativo di rendere le differenze d’accento tra nativi e immigrati. Pazienza. Le vicende intime e dei protagonisti, mirabilmente fuse con la denuncia di un Paese che sbatte in galera chi aiuta un clandestino trattandolo come il collaboratore del peggiore dei criminali, valgono molto di più.

Simon (Vincent Lindon) è un insegnante di nuoto, ex campione nazionale, nel bel mezzo della causa di divorzio da sua moglie. Bilal (Firat Ayverdi) è un curdo iracheno, senz’altro in fuga da un Paese in guerra ma desideroso soprattutto di raggiungere in Inghilterra la sua amata, che è in procinto di accasarsi tramite un matrimonio combinato. Il ragazzo è un ottimo sportivo, vuol fare il calciatore, ma in piscina ancora non ci sa fare. Figuriamoci in mare. Sì, perché lui l’Inghilterra vuole raggiungerla a nuoto, trascorrendo dieci ore a una temperatura di dieci gradi, sfidando correnti micidiali e imbarcazioni minacciose: lasciando un Paese apertamente ostile, per uno che non sembra molto diverso, dalle poche informazioni che giungono. Ma i sentimenti vengono prima e Bilal è pronto a immolarsi. Così come il suo casuale insegnante di nuoto, alla fine, sarà pronto a sacrificare la propria infelice vita privata per aiutare in tutti i modi, pur dissuadendolo dalla folle impresa, il suo nuovo compagno di avventura. I giovani, qui giovanissimi, si sposano, i quarantenni e forse più si separano, ogni situazione ha un suo corrispettivo speculare (ma ciò, lungi dal banalizzare la pellicola, la articola enormemente), eppure tra Simon e Bilal finirà per esserci una complice convergenza di emozioni, se non di intenti.

“Una doppia storia d’amore che si intreccia con la Storia con la S maiuscola”. Così Lioret sulla sua opera, rivelazione dei festival di Berlino e Torino 2009. Ma purtroppo non è Storia, non è un passato remoto. E’ la cronaca dell’attualità. Di un Paese che, come ci ricorda l’ex compagna del protagonista (Audrey Dana), cominciando a non fare entrare gli stranieri nei supermercati, rischia di finire come raccontato nei libri della Storia stessa. Questa sì, per fortuna, remota e sepolta. Ma la cui riesumazione non è del tutto da escludere. A inviarci questo monito è un’insegnante, molto attiva nel volontariato, ma un po’ per routine e senso del dovere piuttosto che, ormai, per vera convinzione. Simon invece comincia a farlo con volontarismo incosciente, probabilmente per riconquistare lei, senza insomma crederci davvero. E lo fa come individuo, al di fuori di ogni organizzazione (non governativa) decotta, sfidando così le agghiaccianti leggi (governative) e finendo per perdere. Anche perché, a parte il telecomando con cui spegnere con rabbia l’immagine del Presidente responsabile di tutto ciò, non è che abbia chissà quali armi difensive. Ma la sua disobbedienza, ancora una volta, soprattutto poiché isolata all’interno delle malelingue di una popolazione sempre pronta alla delazione, ma anche di una solidarietà conformista e irregimentata, ha un valore politico ben più elevato.

Evoluzioni prevedibili, un po’ da libro “Cuore”? Al contrario. Situazioni articolate, complesse, rese perfettamente da un cast magistrale. E toni dimessi, tensioni che di rado deflagrano, ma che sanno regalare autentici brividi lungo la schiena e momenti di pura commozione. Unico film indipendente a trovar spazio all’inizio della sbornia da cinespumanti natalizi, “Welcome” è un’opera etica, civile, necessaria, da non perdere. E da far vedere in tutte le scuole.

12/12/2009

Cast e credits

Titolo Originale
Welcome
Distribuzione
Teodora Film
Durata
110'
Produzione
Nord-Ouest Productions
Sceneggiatura
Philippe Lioret, Olivier Adam, Emmanuel Courcol
Fotografia
Guy Ferrandis
Montaggio
Andrea Sedlácková
Musiche
Wojciech Kilar

Trama

Bilal, un curdo iracheno minorenne, ha in mente di raggiungere la sua amata in Inghilterra, dalla Francia, attraversando la Manica a nuoto. Per allenarsi, prende lezioni da Simon, un ex campione di nuoto nel bel mezzo della causa di divorzio dalla moglie. Questi gli sconsiglia di tentare la folle impresa, ma nel contempo lo ospita a casa e si appassiona alla sua vicenda. Siamo però in un Paese in cui chi aiuta un clandestino è perseguibile a norma di legge
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