Cime tempestose

Cime tempestose


Emerald Fennell

Drammatico | Regno Unito, Usa
(2025)

Ci risiamo. “Cime tempestose”, il celebre (e unico) romanzo di Emily Brontë, è al cinema per (circa) la settima volta. La trasposizione di Emerald Fennell è l’ultimo tassello di una filmografia lunghissima, che va dalla pellicola di William Wyler nel 1939 fino ai tentativi più recenti di (ri)portare Catherine e Heathcliff sul grande schermo, firmati per esempio da Peter Kosminsky (nel 1992) o Andrea Arnold (nel 2011).

Fennell, però, non è molto interessata al romanzo di Brontë, a dire il vero. Se, infatti, il compromesso di limitare l’intreccio narrativo ai due personaggi principali è del tutto ragionevole (solo Kosminsky non l’ha fatto), la permutazione dei temi cardine della storia appare progressivamente sbiadirsi. La sensazione è che, al contrario dell’arroganza narratologica con cui “Una donna promettente” provava a smascherare le logiche della “cultura dello stupro”, nel suo “Cime tempestose”, alla fine, Fennell non riesca a raccontare perché, dal suo punto di vista, un romanzo di quasi centottanta anni fa non ha esaurito il suo segreto.

“Barbizzazione”

È tutto nel prologo. Fennell ha chiuso nei primi cinque minuti ciò di cui la sua versione di “Cime tempestose” sorprendentemente parla poco: la dannazione, la malattia, la riduzione dell’eros in thanatos. Eppure, sempre nel prologo, si ha l’impressione contraria: nel buio dei titoli di testa, un uomo ansima, sembra godere, fino a quando la camera non lo ritrae a mezz’aria, mentre, appeso al cappio, esala gli ultimi respiri. Poco dopo, Fennell resta sul dettaglio dell’erezione dell’uomo ormai morto. Sotto il patibolo, la camera insegue i bambini che corrono, c’è chi ride, alcune suore gridano “vergogna” e una donna masturba un uomo.

Poi, a parte qualche sequenza in cui la scintilla sembra riaccendersi, complice un’ambientazione azzeccatissima, eterotopica, e un apparato musicale (tra gli score di Anthony Willis e i brani di Charli XCX) che gioca sapientemente con il confine acusmatico, Fennell sembra seguire l’operazione “Barbie“, quella del “product placement”: volete la storia d’amore, vi diamo la storia d’amore (per San Valentino). Allora, la regista britannica favolizza Brontë, dai costumi (incredibili) alle scenografie che ricordano proprio la favola di Bella in “Povere creature“: il campo lungo è bloccato da ambienti para-realistici, che in qualche modo sospendono ogni deissi verso il tardo Settecento. L’intensione della favola, però, se in parte echeggia lo spirito mitologico di “Cime tempestose”, alla lunga tende a rompere l’atmosfera corrotta che domina la storia di Catherine (Margot Robbie) e Heathcliff (Jacob Elordi). E non si tratta di un problema narrativo, ma ermeneutico: Fennell non impone uno sguardo, ma sembra addomesticare la pulsione di affidarsi interamente a una riscrittura che sa di fanfiction (come è stato detto). 

In questo senso, anche le sequenze più (idealmente) provocatorie – per esempio Heathcliff che lecca la mano con cui Catherine si è masturbata o quelle vagamente definite come BDSM – sembrano un po’ telefonate: la carica erotica si perde tra le cime della campagna inglese, mentre lo scandalo del romanzo di Brontë non è né messo in scena, né (ri)letto ai giorni nostri, soprattutto dalla prospettiva femminile (o femminista).

Di conseguenza, perdiamo forse un elemento chiave che sarebbe stato interessante se riletto proprio da un’autrice talentuosa come Fennell, ossia la sessualità intesa come baluardo alla trasformazione dell’eros in thanatos di cui dicevamo. Il desiderio tra Heathcliff e Catherine nel film, se da un lato mantiene giustamente anche una geografia adolescenziale, tattile – come la pelle di Catherine che diventa il tessuto delle pareti della sua camera (foto sopra) – dall’altro non conserva la sua funzione metafisica: la (scoperta) della sessualità per Brontë è l’unica difesa (temporanea) alla brutalità che anima i due personaggi. Fu proprio questa in parte la portata scandalosa del romanzo: togliere alla sessualità la semantica del perverso, e attribuirla all’amore.

“Shakespearizzazione”

A dimostrazione che questo “Cime tempestose” appare inconsistente da un punto di vista autoriale – e, di nuovo, non per ragioni “tradizionaliste” (si discosta troppo dal romanzo, omette, cambia i ruoli ai personaggi, eccetera) – possiamo forse isolare un altro processo di raffinazione con cui Fennell plasma la storia di Brontë. A ben guardare, infatti, il finale di questa versione cinematografica sembra in tutto e per tutto shakespearizzato, come se invece di Catherine e Heathcliff, avessimo “Catherine + Heathcliff” – per fare il verso al famoso adattamento postmoderno di Baz Luhrmann (appunto) “Romeo + Giulietta”.

La logica ontologica di “Cime tempestose” pare ribaltarsi in quella tragica shakespeariana (di Romeo e Giulietta), ma se nel secondo testo il conflitto vive nel sacrificio, nel primo la dannazione lo rende interminabile. In quest’ottica, i flashback finali di Fennell, in cui apprezziamo l’inizio del legame tra Catherine e Heathcliff, mentre li vediamo a plongée distesi nel letto, raccontano qualcosa di riconoscibile, rassicurante, similissimi alle analessi che pochi mesi fa hanno chiuso l’ultima stagione di “Stranger Things” e la storia d’amore tra Mike ed Eleven. Insomma, questa shakespearizazione pare annacquare forse l’idea più inquietante del romanzo di Brontë che ben riassunse Bataille, ossia che in “Cime tempestose” l’amore tra i due punta a eliminare l’individualità dell’uno e dell’altra.

D’altronde, “I am Heathcliff”, dice Catherine, e una lunghissima tradizione filosofica, da Parmenide a Hegel, e fino a Wittgenstein, ci dice cosa intende la ragazza: se a qualcosa non dai un nome, allora non esiste. Ecco, Fennell non lascia andare la provocazione che abbozza qua e là, e in definitiva traduce il ritmo patologico, malato del romanzo, sotto i passi conosciuti e ben confezionati (va detto) della love story. Eppure, a distanza di quasi centottanta anni, il mistero di “Cime tempestose” sembra forse più vicino ai contorni di un fantasma, che torna ogni notte, magari anche a San Valentino, ma non solo.

15/02/2026

Cast e credits

Titolo Originale
Wuthering Heights
Distribuzione
Warner Bros. Entertainment Italia
Durata
136'
Produzione
Lie Still, LuckyChap Entertainment, MRC, Warner Bros. Pictures
Sceneggiatura
Emerald Fennell
Fotografia
Linus Sandgren
Montaggio
Victoria Boydell
Musiche
Anthony Willis, Charli XCX

Trama

"Cime tempestose" racconta la storia d'amore ossessiva e distruttiva tra Catherine e l'orfano adottato Heathcliff, ambientata nelle selvagge brughiere dello Yorkshire. 
 
 
 
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