Sam Mendes ci mette il resto: l’equilibrio tra le immancabili sequenze d’azione a tasso ridotto di CGI che annoverano uno spettacolare piano sequenza durante la già citata apertura a Città del Messico e l’inseguimento automobilistico in una livida Roma notturna, i momenti d’indagine durante i quali 007 costruisce il percorso che lo porterà dal misterioso personaggio (artefice della complessa tela che lo avvolge da quattro episodi) interpretato da Christoph Waltz, e le agnizioni che innescano il terzo atto del film, con le quali la già citata doppia coppia Wilson-Broccoli e Purvis-Wade tira le fila di un lavoro iniziato con “Casino Royale“, nel 2006. Va detto, a onor del vero, che a differenza degli “universi cinematografici” costruiti attorno ai supereroi dei fumetti negli ultimi dieci anni, l’impressione lasciata dal lungo lavoro fatto su Bond porta a credere che ci sia stato molto meno azzardo nel pianificare con largo anticipo le tappe del percorso di formazione dell’eroe: della Spectre non c’è traccia nei film precedenti, nemmeno sottoforma della tentacolare piovra da sempre logo dell’organizzazione criminale e l’utilizzo di uno storico villain come punto di irradiazione di tutte le trame criminali precedenti, appare nel film come un deus-ex-machina che abbaglia all’improvviso più che come un tassello mancante astutamente dissimulato e nascosto in precedenza; inoltre non sorprende il ruolo di Waltz, doppio e nemesi di Bond esattamente come lo era stato Javier Bardem in “Skyfall“.
È ragionevole quindi pensare che si sia scelto di innestare degli accessi narrativi dormienti un film dopo l’altro, pronti per essere attivati in caso di riuscita dell’intera operazione varata con l’avvento di Daniel Craig. Un sospetto che viene confermato anche dal finale di quest’avventura: Bond, recuperata da Q la Aston Martin “ritrovata” nel precedente film esce di scena trionfalmente, accompagnato dall’inconfondibile tema di Monty Norman e affiancato da Léa Seydoux, ultima tra le Bond-girl: un lieto fine per Daniel Craig, dopo nove impeccabili anni al servizio del personaggio, o un provvisorio momento di stasi, in attesa che nuove (o vecchie) minacce bussino ancora alla porta di questo James Bond? Non è detto sia l’esito prevedibilmente trionfale ai botteghini a stabilirlo, per tanto, l’unica certezza sul futuro di 007 può essere trovata, come da tradizione, soltanto nei titoli di coda: “James Bond will return”.
05/11/2015