Star Trek

Star Trek


J.J. Abrams

Fantascienza | Germania, Usa
(2009)
“Non sono mai stato un fan di Star Trek”. Con queste parole J.J. Abrams sale a bordo della nave stellare Enterprise, inimicandosi i fan della prima ora della saga stellare più longeva di sempre, ma guadagnandosi la simpatia (e la fiducia) di chi – come il sottoscritto – ha sempre sbadigliato di fronte all’epopea fantascientifica creata da Gene Roddenberry. Compito del (co)creatore di “Lost” e “Cloverfield“, svecchiare un brand polveroso (come già aveva tentato con l’esagitato “Mission: Impossible III”) in costante declino qualitativo e commerciale, portare nuove schiere di adepti al mulino e al contempo non scontentare gli irriducibili “trekkers”. Roba non da poco.

 

Abrams, che più che della fantascienza filosofica di Kubrick e Wise, è discepolo della sci-fi post moderna e citazionista di Lucas e Zemeckis, si inventa, coadiuvato dagli abili sceneggiatori Orci e Kurtzman (già alle prese con “Transformers”), un espediente per non “cancellare” il passato dei precedenti film di “Star Trek”, così da non fare tabula rasa della mitologia come è stato fatto di recente con James Bond e Batman, ma ambienta la sua space opera in una realtà “parallela”. Il cattivissimo romulano Nero (interpretato da un irriconoscibile e simpatico Eric Bana) difatti, dal “futuro” che ben conosciamo (quello con William Shatner – Kirk e Leonard Nimoy – Spock) torna indietro nel tempo e, modificando il corso degli eventi, riscrive la storia. Così lo spettatore non assiste alla genesi dell’universo “Star Trek” popolare in tutto il mondo, ma ad una vicenda completamente nuova, una “mitologia” creata ad hoc per una nuova generazione, in cui i giovani protagonisti mantengono le caratteristiche della serie classica (l’animo ribelle del capitano Kirk, la disciplina interiore del meditativo Spock), eppure godono di nuova linfa ed emozioni.

Kirk e Spock secondo Abrams sono due giovani determinati e in rivalità, accumunati dalla perdita (violenta) di un’importante figura parentale (la madre umana per Spock, il padre per Kirk). Una mancanza che, in questa nuova realtà, ne modifica le passioni e gli atteggiamenti, rendendoli più drammatici, più umani (esattamente come nel recente reboot della saga di 007), e facilitando un immediato feeling con il pubblico. Abrams da bravo prestigiatore impone un ritmo velocissimo, conosce alla perfezione tutti gli ingredienti utili a confezionare un pop corn movie di successo (tra l’altro lo staff tecnico è decisamente di alta caratura, a partire dagli eccelsi e mai gratuiti effetti visivi della Industrial Light & Magic e dalle magnifiche musiche retrò di Michael Giacchino), e infila nel suo “Star Trek” un po’ di tutto (forse anche qualcosa di troppo, come la parentesi dell’esilio sul pianeta di ghiaccio).

 

Funziona meglio la prima parte, in cui sono introdotti i personaggi principali (fantastica la fuga del piccolo Kirk su “Sabotage” dei Beastie Boys), e dove la miscela di humour, azione e invenzioni visive (quasi lirica la caduta libera nello spazio) ingrana alla perfezione. Si perde un po’ d’interesse man mano che il racconto prosegue, tra macchinosi paradossi temporali e scontate rese dei conti, ma a conti fatti nulla che intacchi il positivissimo risultato complessivo. Fa piacere risentire la frase “spazio, ultima frontiera…”

07/05/2009

Cast e credits

Titolo Originale
Star Trek
Distribuzione
Universal Pictures
Durata
126'
Sceneggiatura
Roberto Orci, Alec Kurtzman
Fotografia
Daniel Mindel
Scenografie
Scott Chambliss
Montaggio
Maryann Brandon, Mary Jo Markey
Musiche
Michael Giacchino
Costumi
Michael Kaplan

Trama

La saga di "Star Trek" riparte dalle origini
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