In onda dal 2023 e già confermata per una quarta stagione, il dramedy di Apple Tv si conferma leader del suo settore e ribadisce lo status di Re Mida del genere del creator Bill Lawrence
“Shrinking” è una serie inevitabile. Chiunque abbia una certa familiarità con il mondo del creator americano Bill Lawrence, con quella sorta di sua dolce ossessione per traumi, psicoanalisi ed elaborazioni varie, un po’ se lo poteva aspettare che prima o poi la sua mente avrebbe partorito una serie popolata di psicoterapeuti, pazienti e, ovviamente, psicoterapeuti che sono a loro volta pazienti. “Shrinking”, insomma, la si poteva già intravedere tra le pieghe dei camici di Scrubs, ma anche nelle fughe dal campo, in preda al panico, di Ted Lasso.
La mano di Bill Lawrence è al solito tra le più riconoscibili del panorama seriale internazionale. Si tratta di una distinguibilità che non si riduce alla familiarità della sua scrittura, ma abbraccia invece l’intera confezione e la poetica della serie. Si tratta di una formula imitatissima sin dall’avvento di “Scrubs”, che però, inesorabilmente, riesce a pieno al solo Lawrence e alla sua ciurma. Abbiamo quindi una sigla affidata a una voce riconoscibile del panorama indie rock, in questo caso quella di Ben Gibbard (leader dei Death Cab For Cutie), così come abbiamo le canzoni, anch’esse di provenienza indipendente, che parlano con le immagini e traducono in parole i sentimenti dei protagonisti – le comparse musicali di Porridge Radio, The National e, soprattutto, Phoebe Bridgers, per esempio, sono tra le più riuscite mai ordite dal produttore. Al solito, le vicende si consumano in una manciata di set altamente riconoscibili, tutti in quel dell’assolata Pasadena. Una città vera che funge da scenario irreale, filmato con nitore come un paradiso di primavera perenne e viali in fiore, come per far risaltare ancor più i traumi dei protagonisti.
E poi ci sono loro, i personaggi, volutamente bidimensionali ma efficacissimi nel trasmettere ansie, psicosi e paure in cui identificarsi. Basterebbero due, massimo tre aggettivi a descrivere ciascuno di essi, eppure è impossibile non finire agganciati al loro destino dopo pochi episodi. Questo modo così semplice e funzionale di scrivere i personaggi di Lawrence è, in “Shrinking”, ancora più estremo ed evidente. Sembra quasi che ciascuno di essi sia la proiezione umana di un trauma e di un modo di reagirvi.
Quando facciamo conoscenza con Jimmy (quel Jason Segel già indimenticabile Marshall di "How I Met Your Mother"), l’analista è sul fondo del baratro. Afflitto dal lutto della moglie, si crogiola nell’alcol e nelle prostitute, mentre la vicina di casa Liz (Christa Miller), nel malcelato tentativo di reagire alla sindrome del nido vuoto, si prende cura della sua figlioletta Alice (Lukita Maxwell). Incapace di affrontare la perdita, Jimmy la evita concentrandosi sui suoi pazienti, risolvendo per loro crucci e situazioni, in barba a qualsiasi codice deontologico e generando così situazioni esilaranti.
Il migliore amico di Jimmy, il sovra-eccitato papà gay Brian (Michael Urie), reagisce alla sua paura atavica dell’abbandono tentando di controllare ogni relazione; mentre Sean, al ritorno dal fronte, fatica a gestire la rabbia e un padre ingerente. Per Paul (Harrison Ford), anziano e burbero mentore di Jimmy, l’avanzare del Parkinson e la conseguente perdita di controllo del proprio corpo rappresentano una sfida difficile da dissimulare con la proverbiale maschera distaccata e invulnerabile - quello che probabilmente per il divo di Hollywood per antonomasia è iniziato come un divertissement si sta trasformando, a poco a poco, in un’interpretazione iconica e commovente. Si potrebbe continuare con questa analisi all’infinito, passando per numerose altre nevrosi e personaggi.
Come accade sovente nelle serie di Lawrence, ogni episodio è parzialmente conclusivo, ma vi è anche una trama generale che segue vari archi narrativi e una linea orizzontale. Nella fattispecie, quella dell’elaborazione del lutto da parte di Jimmy, che attraversa una nuova fase in ogni stagione. Nella prima stagione lo vediamo negare il lutto, nella seconda confrontarsi con esso, anche fisicamente, mediante la struggente contrapposizione con l’omicida colposo della moglie Louis (Brett Goldstein), e nella terza finalmente reagirvi.
A rendere ancora più familiare “Shrinking” vi sono i nomi dei quali Lawrence si è circondato per realizzarla, molti dei quali felicemente noti ai suoi fan. Alla regia di alcuni episodi troviamo, ad esempio, l’immancabile Zach Braff; a coadiuvarlo in sede di sceneggiatura e produzione leggiamo invece il nome del succitato Goldstein, già irresistibile Roy “Fucking” Kent di “Ted Lasso”. Se un modus operandi consolidato e delle dinamiche ormai arcinote a volte appesantiscono un po’ la serie con un effetto déjà vu, la carica empatica dei personaggi e la consueta abbuffata di situazioni spassose ne fanno una dramedy leggera e frizzante, ma anche commovente e persino terapeutica. Molto azzeccati e mai fini a se stessi anche i cameo hollywoodiani dei vari Michael J. Fox e, soprattutto, Jeff Daniels, chiamato a dare il volto all’adorabile padre assente di Jimmy.
Stagione 1: 7.5
Stagione 2: 8
Stagione 3: 7.5
titolo:
Shrinking
titolo originale:
Shrinking
canale originale:
Apple Tv
canale italiano:
Apple Tv
creatore:
Bill Lawrence, Breet Goldstein, Jason Segel
produttori esecutivi:
Bill Lawrence, Jason Segel, Brett Goldstein, Neil Goldman, Jeff Ingold, Liza Katzer, James Ponsoldt, Randall Winston
cast:
Jason Segel, Jessica Williams, Harrison Ford, Luke Tennie, Michael Urie, Christa Miller, Lukita Maxwell
anni:
2023 - Attiva