Amiche da morire

Amiche da morire


Giorgia Farina

Commedia | Italia
(2013)

Negli ultimi giorni fa notizia l’innalzamento delle quote rosa del cinema italiano per l’arrivo sugli schermi di ben due film, “Ci vuole un gran fisico” di Sophie Chiarello, e “Amiche da morire” di Giorgia Farina, in cui il monopolio femminile non si ferma alla regia, ma riguarda anche interpreti e contenuti. Detto che il fenomeno sembra dettato più dalle coincidenze della distribuzione che da reale inversione di tendenza, ad interessare è comunque il fatto che in entrambi i casi, ed in particolare di quello della Farina di cui ci occuperemo, abbiamo a che fare con delle opere prime, da sempre segno di vitalità del movimento che le promuove, e banco di verifica per le potenzialità dell’autore che le dirige. In questo caso poi l’esordio della Farina avveniva sotto gli auspici della grandi opportunità con una produzione (Andrea Leone con Rai Cinema) che le metteva a disposizione professionisti di livello sia a livello attoriale, con Gerini, Impacciatore e Capotondi, sia a livello tecnico con la fotografia di Maurizio Calvesi, attivissimo per aver appena illuminato “Viva la libertà“. Una chance che la regista decide di giocarsi con una sceneggiatura di ferro, costruita sui toni della commedia quando mette in scena una storia di caratteri diametralmente opposti destinati ad incontrarsi dopo una serie di divertenti battibecchi, poi contaminata da una svolta noir a causa di un morte inaspettata che costringerà le protagoniste ad allearsi loro malgrado per riuscire a farla franca. Un mix non scontato, come quello di strappare la vicenda ai soliti scenari metropolitani lasciati per una volta da parte a favore del paesaggio assolato e naturale dell’isola siciliana dove con differenti vicissitudini vivono e si scontrano le tre donne del nostro film: Gilda, sciantosa dal cuore d’oro che si guadagna da vivere con il mestiere più antico del mondo, Olivia, ingenua ma bellissima e per questo sposata ad un uomo che tutte le invidiano, ed infine Crocetta zitella in cerca di marito ed afflitta dalla fama di iettatrice. Le loro esistenze resterebbero separate se una notte il destino non le mettesse davanti alla necessità di occultare un cadavere ed alla possibilità di cambiar vita con i soldi trafugati dal luogo del delitto. Per farcela dovranno eludere l’indagine dell’ispettore Malachia (Vinicio Marchioni) ed il bigottismo dei concittadini che non vedono di buon occhio l’improvviso sodalizio.

Se il binomio dell’amicizia al femminile con quello dell’anomalia geografica è motivo di continuità con certo cinema italiano – ricordiamo recentemente “Il richiamo” (2012) ma anche il precedente “Tre mogli” (2001)ambientati in Argentina – pronto ad intercettare un desiderio di cambiamento che le donne traducono spesso con una fuga dal contesto quotidiano, nel caso di “Amiche per amore” i punti di contatto finiscono qui perché il paesaggio mediterraneo e l’isola siciliana diventano nel film della Farina una sorta di non luogo, isolato e distante, capace di trasportare la storia in un eterno presente che azzera i riferimenti alla cronaca contemporanea ed esalta la natura cinematografica del racconto, con facce, ritmi, modi di fare, e persino l’abbigliamento che potrebbero assomigliare all’ Italia vista nei film di Pietro Germi, che fa capolino nella scena da mezzogiorno di fuoco, quando nella piazza del paese il duello di sguardi e di battute tra le amiche e le loro antagoniste mette in scena un western insulare che ricorda le atmosfere di “Sedotta ed abbandonata”. Riferimenti ed ispirazioni che toccano pure Almodovar nell’inettitudine delle figure maschili, con Marchioni che prende in giro il suo passato “criminale” impersonando un commissario miope negli occhi e nella testa, e soprattutto nella nevrosi “uterina”, enfatizzata dalla coralità e dalla presenza dei personaggi di contorno, considerati tutti quanti come appartenenti ad una sorta di famiglia allargata, con mamme biologiche o acquisite, parenti e conoscenti, e persino la polizia per l’occasione sbrindellata alla sturmtruppen, a partecipare in subordine al debordante e variopinto gineceo. Un incubo divertente ed ironico che partendo dalla sociologica sudditanza di una condizione costretta a subire ai tradimenti del maschio impenitente, ne ribalta i rapporti di forza con un’emancipazione che esorcizza i dati della cronaca attraverso il trio d’improbabili dark lady, interpretate da un gruppo d’attrici in stato di grazia, con Sabrina Impacciatore a ribadire una verve sempre in bilico tra stereotipo ed invenzione e con la Gerini e la Capotondi a consolidare ruoli più volte interpretati nel corso della carriera.

La Farina ha il pregio di metterle a disposizione di una storia compiuta, che nel suo intrecciare sacro e profano (a un certo punto il malloppo verrà messo dentro la statua del Santo portato in processione) non perde di vista equilibri e snodi narrativi. A proposito dei quali va notata l’insistenza dell’elemento culinario, trait union che accomuna personaggi colti sempre sul punto di andare a tavola o intenti a preparare pasti luculliani, con arancini, peperonate, e paste iper condite a compensare il dispendio energetico al quale sono sottoposti. Una caratteristica talmente intrinseca da venire usata addirittura come escamotage per suggellare la vendetta del maltolto, con Gilda, Olivia e Crocetta pronte a “tonnizzare” il balordo di turno, utilizzando il suo cadavere per farne un prodotto in scatola. Prendendo in prestito un genere, la commedia, che più degli altri riesce a coniugare cinema e televisione, la Farina mette a segno un esordio che guarda al botteghino ma non perde di vista la qualità, offrendosi come esempio di quel prodotto medio capace di invertire le sorti del nostro cinema.

10/03/2013

Cast e credits

Distribuzione
01 Distribution
Durata
103'
Produzione
Andrea Leone Films; in collaborazione con Rai Cinema
Sceneggiatura
Giorgia Farina, Fabio Bonifacci
Fotografia
Maurizio Calvesi
Scenografie
Tonino Zera
Montaggio
Marco Spoletini
Musiche
Pasquale Catalano
Costumi
Francesca Leondeff

Trama

Un isola siciliana, tre donne dai caratteri diversissime. Se fosse per loro continuerebbero ad odiarsi ma un cadavere da nascondere ed i soldi di una rapina le costringeranno a convivere, e forse a diventare amiche
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