CAST & CREDITS

cast:
John Lynch, Ian Bannen, Jerome Flynn, Ian Hart, Patsy Kensit

regia:
Mary McGuckian

distribuzione:
Fandango

durata:
102'

produzione:
Iac Film Sky Pictures

sceneggiatura:
Mary McGuckian, John Lynch

fotografia:
Witold Stok

Best | Recensione | Ondacinema

Best

di Mary McGuckian

biografico, Gran Bretagna (2001)

di Alan Tasselli

"Best", ovvero gloria, trionfo, caduta, baratro e poi dissoluzione e autodistruzione del piu' geniale giocatore mai prodotto dalle Isole Britanniche. Un perfetto "bello e dannato" dell'era moderna calcistica. Cio' che invece non e' per nulla perfetto ma solamente dannato e' il film sulla sua storia. Prima di tutto: la scelta del protagonista: l'attore che interpreta la parte di George Best, John Lynch, si e' rivelata piuttosto infelice; in poche succinte parole, egli non ha il cosiddetto "physique du role", meglio: "la face du role". Volto piu' triste, emaciato e sconsolato i produttori non potevano scegliere: in questo modo e' stata sperperata, lungo tutto l'arco della pellicola, una malinconia eccessiva e ingombrante, difficile da digerire per lo spettatore di turno, soprattutto per i fan di George Best, quelli veri, quelli cioe' venuti per ammirare sotto forma di celluloide il loro grande, immortale eroe.

C'e' da chiedersi, a un certo punto della visione, se davvero il mirabile, buon vecchio Georgie The Genius fosse davvero quella riluttante, irritante e miserabile mezza calzetta che per una buona meta' del film spara un' infinita sequela di "vaffa" e di "vai al diavolo", da farlo sembrare piu' Al Pacino-Scarface piuttosto che un George Best. Si', perche', a rendere ben conto, il film e' stato, prima di tutto, un vero e proprio, inspiegabile "suicidio visivo", in quanto dei "meravigliosi "Sessanta" abbiamo visto sinceramente poco o nulla, quando invece avrebbero meritato un maggiore approfondimento, sia contestualmente che musicalmente.
E' auspicabile che per George Best si possa fare di piu', piuttosto che descriverlo come un drogato/ubriacone "sperpera-denaro", ignara vittima di se stesso, prima che dell'alcool e delle belle donne.

Impostazione errata anche per cio' che concerne la colonna sonora. Eccetto un paio di track eccitanti e che ben si sposano con la scena in atto, gli addetti ai lavori si sono dimostrati difettosi nel proporre una miscela musicale che fosse almeno minimamente in grado di commentare degnamente le imprese calcistiche (ed ... extra) del mitico Geordie.
John Lynch, in tutta franchezza assomiglia di piu' a Pete Townshend che a Best. Sarebbe stato piu' opportuno ingaggiate un attore con una faccia "alla George Best", una autentica "faccia da schiaffi", e farlo recitare nelle parti felici e coinvolgenti della sua vita (l'esordio calcistico, il 5-1 al Benfica, la finale di Coppa Campioni vinta con lo stesso Benfica, tanto per citare alcuni capisaldi della sua esistenza), per poi riproporre l'inespressivo, insipido John Lynch per descrivere la parabola discendente del grande giocatore.

E poi dove sono i Beatles e i Rolling Stones? E gli Who? E la "swingin' London"? Particolari minimamente accennati in una produzione sommariamente goffa e decisamente patetica, troppo patetica per sembrare vera.
In definitiva, l'immagine che si ha di George Best in questo film, e' di una infinita tristezza, quasi da pianto nevrotico, oltre che di una pomposissima malinconia, qui intesa nella peggiore accezione possibile del termine; una fotografia sbiadita senza colore, che getta miseramente (anche se senza alcuna volonta' di ledere) ancor piu' fango nella gia' difficile vita del vecchio asso nord-irlandese.

George Best, "il piu' grande giocatore del mondo", secondo Pele', esce superficialmente raffigurato. Alla fine, i veri soldi non li ha sperperati lui, ma chi ha scelto di andare a vedere questo fiacco, inconcludente remake sulla sua vita.