Deadpool 2

Deadpool 2


David Leitch

Azione, Demenziale | Usa
(2018)

“Deadpool 2” è la somma (abbastanza felice) di tre addendi principali.

Uno: l’esplosione dei cinecomics, ultimi alfieri del sold out al botteghino. La sottomissione di legioni di fan all’olimpo del Marvel Cinematic Universe, il riconoscimento di quello che forse è il più esteso fenomeno (pop) economico-culturale degli ultimi dieci anni.

Deadpool-personaggio non fa legalmente parte del MCU per adesso, visto che a smezzarsi la torta dei super-diritti c’è la fila dietro la porta e sull’uscio Disney e 20th Century Fox stanno lì a prendersi a manate. La pace è vicina, sembra suggerire la dichiarata esclusione dalla sceneggiatura di “Deadpool 2” di una battutaccia proprio sulla Disney. In ogni caso il Mercenario Chiacchierone nella sua forma attuale è a tutti gli effetti un prodotto che deriva tanto dal fumetto originale di Nicieza/Liefeld quanto dal successo del canone supereroico inaugurato da “Iron Man“. Essendo Fox, non interagisce con Avengers & Soci ma con gli X-Men. Però di quest’ultimi non ha evidentemente ereditato la serietà (come avrebbe potuto), mentre dei primi cavalca l’onda dell’autoironia, mutandola in nome della dissacrazione indiscriminata in un tritacarne ancora più estremo di “Kick-Ass“, “Super” e compagnia eretica, allargando il raggio d’irrisione dal solo campo del cine-fumetto alla società dell’intrattenimento tutta.

Due: l’ingresso in scena del nuovo pretendente alla corona dell’action tamarra-ma-ben-fatta, David Leitch. Dal Wisconsin in posa plastica di calcio volante è arrivato questo ragazzone biondo che alla carriera nel campo Relazioni Internazionali (in cui è laureato) ha preferito le scuffie al ralenti su grande schermo, con soddisfazione di Brad Pitt e Jean-Claude Van Damme (è stato loro controfigura) e di un bel po’ di registi (inclusi Tony Scott, John Carpenter e le Wachowski Sisters) che hanno goduto dei suoi stunt prima che passasse al lato oscuro della macchina da presa.

Esordendo alla regia in coppia nel 2014, Leitch fa il grosso errore di ammazzare il cane di John Wick. Tre anni dopo, da solo, si accanisce su Charlize Theron, in un diluvio di neon e mazzate coordinate pazzescamente bene e riprese altrettanto bene. In entrambi i casi è la sua direzione a tamponare lo sbrodolio della sceneggiatura. Idem in “Deadpool 2”, che a fronte di una percentuale altissima di dialoghi e situazioni di buona efficacia pirotecnico-demenziale (probabilmente la più bella scena di paracadutismo mai vista al cinema) dura comunque 119 minuti, non tutti necessari. Lo sa anche lui, Leitch. E infatti quando può riempie l’inquadratura di ogni tipo di acrobazia concepibile, a costo di ripetersi e ripetere altre lezioni da cui però si emancipa con un’attenzione particolare alla cinetica del corpo umano, già in embrione in “John Wick” e pienamente realizzata in “Atomica Bionda” (e qui esasperata).

Nell’ambientazione fumettistica è concesso giocare con l’anatomia. Ecco quindi arti che si piegano in direzioni in cui non dovrebbero piegarsi, spine dorsali spezzate in tre, teste ammaccate come uova o girate al contrario eccetera, in una versione ultragore di ciò che sarebbero i Looney Tunes se davvero patissero gli effetti di tutto quel pestarsi, oppure di ciò che sarebbe stato “The Mask” se si fosse attenuto maggiormente agli albi da cui è tratto e fosse stato scritto, diretto e interpretato da qualcuno che ama con tutto il cuore l’R-Rating.

Tre: Ryan Reynolds, uno che ha inseguito il ruolo di Wade Wilson per un’intera carriera e che fin dai tempi di “Maial College” ha dimostrato di poter dare il meglio di sé nel reame dell’imbecillità fatta film. Qui lo troviamo allo zenit del coinvolgimento anche in fase di scrittura e produzione, ed è il suo Deadpool a fare, disfare e dettare ordini all’interno della pellicola. Nonostante la mano di Leitch sia riconoscibile e i super-comprimari siano qualcosa di più di semplici figurine come erano nel primo capitolo (anche grazie alla presenza scenica della new entry Willy l’Orb… cioè, Cable, col faccione e il corpaccione anabolizzato di Josh Brolin), tutto quanto circondi il Mercenario non è altro che un assist al protagonista per la prossima battuta metacinematografica, per la prossima contorsione fisica, per la prossima violentissima gag slapstick.

Al netto dell’overdose d’azione, citazioni e delle implicazioni etiche e sentimentali che paradossalmente attraversano l’immoralità della trama, se c’è qualcuno in cui è possibile identificarsi non è l'(anti)eroe bensì il defilato Colosso, il gigante sovietico di metallo membro degli X-Men che trova insopportabile Deadpool ma sotto sotto gli vuole tanto bene, come se ne vuole all’amico stronzo e casinista che porta con sé solo guai ma per il quale non si può non parteggiare. “Deadpool 2” è proprio così, un casino un po’ insopportabile (simpaticamente insopportabile: ora potete lapidarci) di ritmi spezzati (come nella dubstep: chissà se nel futuro esisterà ancora?), una raffica da esaurimento nervoso di comicità sboccata, esplosioni, cazzottoni grotteschi senza pietà per (quasi) nessuno (fino all’apice della cattiveria autocritica a firma Reynolds, nel dopo-finale). Non tutto funziona, a partire dal copy/paste dello “schema”, e quando e se (ri)guarderemo il dvd alcuni tratti li manderemo volentieri avanti in ffwd come nei porno. Ma sui titoli di coda sventolerà bandiera bianca: anche stavolta ci siamo divertiti.

16/05/2018

Cast e credits

Titolo Originale
Deadpool 2
Distribuzione
20th Century Fox
Durata
119'
Produzione
Lauren Shuler Donner, Ryan Reynolds, Simon Kingberg
Sceneggiatura
Ryan Reynolds, Rhett Reese, Paul Wernick
Fotografia
Jonathan Sela
Scenografie
David Scheunemann
Montaggio
Craig Alpert, Dirk Westervelt, Elísabet Ronaldsdóttir
Musiche
Tyler Bates
Costumi
Kurt and Bart

Trama

Deadpool continua a fare fuori allegramente tutti i criminali del mondo, ma deve fare i conti con l'uccisione per vendetta dell'amata Vanessa. In crisi, decide di mettere su una squadra di super-eroi, la X-Force, e di dedicarsi alla protezione di un ragazzino mutante. Ma non tutto è ciò sembra, e l'androide Cable, arrivato dal futuro, complica ulteriormente la situazione. 
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