Il dubbio

Il dubbio


John Patrick Shanley

Drammatico | Usa
(2008)

Ci sono elementi che potrebbero riassumere il titolo del film meglio di quanto la trama stessa possa fare. Indizi già contenuti nell’anno in cui il film è ambientato: il 1964. In primo luogo l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy avvenuto a Dallas nel 63, esplicitamente citato da un sermone di Padre Flynn, che ha messo in subbuglio le certezze del cittadino americano medio. Poi, a proposito di Chiesa, il Concilio ecumenico Vaticano II (il ventunesimo e, ad oggi, ultimo dei concili della Chiesa cattolica), indetto da Papa Giovanni XXIII nel 1959 e aperto tre anni dopo dallo stesso, per poi essere continuato nel 63 dal suo successore Paolo VI fino al 1965. Ed è in questo contrasto tra vecchio e nuovo che va inquadrato lo scontro tra Sorella Aloysius Beauvier e Padre Flynn. Indice del duello è la sequenza che alterna le cene dei due: la donna in un impianto silenzioso con cibo poco invitante e latte da mandar giù, l’uomo in  una calorosa cenetta abbondante e divertente cosparsa da fiumi di vino rosso.

Nel novembre del 2004, John Patrick Shanley aveva portato “Il dubbio” in scena per la prima volta. All’epoca, negli Stati Uniti, esplose uno scandalo di alcuni preti pedofili e da subito la pièce teatrale di Shanley assunse connotati di grande attualità: ebbe un gran numero di repliche e finì con il conquistare, nel 2005, il Premio Pulitzer per la drammaturgia.

A ben vedere, però, la pièce (e adesso il film) non è – e non vuole essere – in prima battuta, un’opera anticlericale. Shanley ha voluto realizzare un film su individui, ma se resta lontano l’impronta anticlericale dell’Almodóvar di “La mala educaciòn” (tra l’altro riuscito a metà), la metafora di cui sopra , riguardante la società americana, è evidente e consequenziale all’idea stessa di base. Forse alla luce di recenti eventi appare azzardata una lettura su ciò che stiamo vivendo: se Bush può essere visto come il vecchio, l’assenza di un figura forte che dona speranza (un simil-Obama) manca, e spazza via una congiunzione di reale lettura politica. Nel “Dubbio” è difficile intravedere raggi di sole: le ragioni di Padre Flynn e quelle di Sorella Aloysius finiscono entrambe dalla parte del torto, così come lasciano gelidi le parole della madre del piccolo afroamericano Donald Muller. Tutti sembrano avere i propri torti, mentre le ragioni appaiono fragili e pretestuose. E la bontà di Sorella James non è sorretta da un carattere abbastanza forte per combattere con efficacia i soprusi dei suoi superiori.

L’autore, mettendo lo spettatore sul piano di scegliere una personale strada lasciandolo, per l’appunto, nel dubbio su ciò che può essere accaduto o meno, rischia di essere accusato di uno sguardo fin troppo neutro, quando invece la materia richiederebbe una presa di posizione. Fuori discussione, comunque, l’accusa di ambiguità dato che il film pone proprio il seguente interrogativo: fino a che mezzo può spingersi un essere umano per ottenere ciò che più desidera? Le risposte, inserite in un contesto tanto delicato (la scuola parrocchiale che fa da epicentro è inoltre situata nel difficile quartiere del Bronx), sono molto poco rassicuranti.

A lasciare dei dubbi è la regia di John Patrick Shanley: sceneggiatore (premio Oscar nel 1988 con “Stregata dalla luna”) qui alla sua seconda regia cinematografica (precedentemente aveva realizzato soltanto “Joe contro il vulcano”, 1990) è in bilico e forse indeciso tra un teatro in scatola e un respiro più ampiamente cinematografico. Da una parte la sua pièce non sembra sempre adatta per il passaggio su grande schermo (Shanley per l’adattamento ha aggiunto dei personaggi e degli episodi), dall’altra alcune scelte indeboliscono la forza che il soggetto poteva avere al teatro: una rigidità e una freddezza di fondo che sembrano talvolta imprigionare gli stessi personaggi, non permettendo una maggiore adesione con lo spettatore, un abuso inappropriato di alcune scelte stilistiche che vanno da riprese dall’alto a inquadrature oblique che risultano il più delle volte fuori luogo, rimanendo sospeso tra quello che sarebbe stato un appropriato rigore formale e l’indecisione della messa in scena che qua e là pure sembra saper gestire discretamente.

Ma la ragione d’essere della versione cinematografica del “Dubbio” è lo straordinario contributo offerto da tutto il cast.

Da una Viola Davis che nella sequenza che la vede protagonista riesce a tenere testa a Maryl Streep ad una Amy Adams lontana anni luce dalle carinerie di “Come d’incanto” e di notevole espressività, fino al magistrale duello Philip Seymour Hoffman/Maryl Streep, che giganteggiano che è uno spettacolo. La candidatura agli Oscar per tutti e quattro (l’immensa Maryl Streep è stata inserita nella cinquina delle protagoniste, gli altri nelle categorie di non protagonisti) più che giusta è sacrosanta.

Un vero e proprio manuale di recitazione.

30/01/2009

Cast e credits

Titolo Originale
Doubt
Distribuzione
Walt Disney
Durata
104'
Produzione
Scott Rudin Productions
Sceneggiatura
John Patrick Shanley
Fotografia
Roger Deakins
Scenografie
David Gropman
Montaggio
Dylan Tichenor
Musiche
Howard Shore
Costumi
Ann Roth

Trama

1964, in una scuola parrocchiale del Bronx. Padre Flynn è un prete cattolico dai metodi innovativi, come il modo di approcciarsi agli studenti. Questa modernità non è però vista di buon occhio da Sorella Aloysius Beauvier, la direttrice della scuola, che sospetterà il prete di aver abusato sessualmente di Donald Muller, unico ragazzino di colore dell'istituto. Ad alimentare le accuse contro il prete, anche se con dispiacere, vi è la testimonianza di Sorella James, giovane insegnante stimatrice di padre Flynn e talvolta in conflitto con la direttrice. Dove comincia la ragione e dove il torto?

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