Silent Friend

Silent Friend


Ildikó Enyedi

Drammatico | Germania
(2025)

A volte i film contengono una dichiarazione della loro stessa poetica, una scena che fornisce la chiave di lettura dell’insieme. All’inizio di “Silent Friend” Tony Wong (Tony Leung), invitato in Germania come visiting professor in neuroscienze, spiega agli studenti la differenza tra l’attenzione focalizzata degli adulti e l’attenzione diffusa degli infanti, una visione errante e cangiante senza un centro preciso. La teoria è stata realmente proposta di recente da Alison Gopkin, e la regista/sceneggiatrice Ildikó Enyedi (suo il bel “Corpo e anima”) la collega implicitamente alla teoria sull’intelligenza vegetale di Stefano Mancuso. Riassumendo, c’è un modo di vedere il mondo condiviso da bambini e piante che gli adulti hanno abbandonato. La regista nel film cerca di adottare proprio questo modo di vedere, diffuso e non focalizzato.

Nel film ci sono tre storie che scorrono l’una accanto all’altra ma in tre epoche diverse. Il professore di neuroscienze si trova costretto a passate il lockdown del Covid all’università in compagnia del guardiano dell’edificio. Nel 1908 Greta è la prima donna a studiare biologia alla stessa università, in un contesto non facile. Nel 1972 Hannes è alla stessa università a studiare letteratura, ma per amore di una biologa inizia ad interessarsi alle relazioni tra uomini e piante. Ad attraversare come punti di riferimento i secoli sono l’Università, il giardino che si trova all’interno di essa e l’albero di ginko biloba all’interno del giardino, albero che è coinvolto in tutte e tre le storie, come “amico silenzioso”.  

Il film ci mostra spesso il punto di vista vegetale (particolari delle piante in primo piano, nitide, mentre le vite umane scorrono, sfocate, sullo sfondo). Non è una scelta radicale che permane per tutto il film, è uno dei possibili punti di vista, oltre a quello umano, col quale si alterna e solo raramente si fonde, come le ombre del corpo di Tony Wong/Leung e quelle delle foglie degli alberi fuori dalla sua abitazione. Il film però non si concentra solo sulle prospettive visive, ma riesce a combinare inquadrature ravvicinate di minuscoli dettagli (insetti, petali) e una amplificazione di alcuni aspetti della traccia sonora per comunicare anche sensazioni tattili (la coccinella che cammina come sospesa sulla peluria delle braccia di un ragazzo, l’acqua, la ruvida corteccia a contatto con la pelle). Come certi passaggi di Malick ma con un approccio molto più materico, senza il livello onirico: anche una scena che coinvolge droghe psichedeliche è girata in modo sensibile ma asciutto e oggettivo.

Possono lasciare perplessi alcuni aspetti (come l’elettroencefalogramma sotto la doccia confrontato con le registrazioni dall’albero sotto la pioggia), ma si capiscono grazie alla frase pronunciata dalla biologa del 1972 e destinata a riverberare in tutto il film: “I segnali possono essere convertiti”. Non siamo definitivamente tagliati fuori, impegnandoci all’ascolto anche gli adulti possono riacquisire la capacità di vedere il mondo dal punto di vista di una pianta. E se può essere stabilita la comunicazione tra uno studente e un geranio, c’è ancora speranza di stabilire la comunicazione tra un guardiano tedesco e un professore cinese, tra donne e uomini, e tra le diverse parti dell’animo di ognuno di noi.    

15/09/2026

Cast e credits

Distribuzione
Movies Inspired
Produzione
Pandora Film
Sceneggiatura
Ildikó Enyedi
Fotografia
Gergely Pálos
Scenografie
Imola Láng
Montaggio
Károly Szalai
Musiche
Gábor Keresztes

Trama

Un albero osserva le tre storie parallele che si svolgono in epoche diverse nella stessa università in Germania: un professore bloccato dal lockdown, la prima studentessa donna a biologia, un progetto per parlare con le piante negli anni '70.
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