Un giorno speciale

Un giorno speciale


Francesca Comencini

Commedia, Drammatico | Italia
(2012)

Più che l’esordio nella commedia sembra il film di un esordiente.

Accolto quasi con indifferenza sia dalla critica che dal pubblico, sarebbe troppo facile attribuirne la ragione alla stanchezza di fine festival o a questo improvviso ritorno di canicola.

Il titolo del romanzo di Claudio Bigagli “Il cielo con un dito”, da cui la Comencini ha tratto la sceneggiatura, suggerisce un utile accostamento. “Un giorno speciale” è un film dei tanti, un “Tre metri sopra il cielo” impegnato, che non vuol dire migliore.

Nel suo dichiarato intento di rivolgersi ai giovani, la regista affida la riuscita del film alle prove dei due protagonisti, entrambi ventenni: Filippo Scicchitano (l’anno scorso a Venezia con “Scialla!“) nei panni del (potenziale) principe azzurro al volante dell’auto blu e l’esordiente Giulia Valentiini, l’aspirante attrice spinta dal sogno della madre-matrigna nei favori dell’onorevole Balestra.

Documentarista di lungo corso, da sempre attenta (con esiti talvolta discutibili) ai cambiamenti sociali nel nostro paese, in particolar modo rispetto ai diritti dei lavoratori e delle donne, la Comencini stavolta riunisce in un colpo solo potere politico e prim’ancora maschile, e abuso di entrambi a danno dei giovani e soprattutto delle giovani italiane. Ma l’argomento è trattato con leggerezza e per quasi tutta la sua durata si rivela un susseguirsi di banalità, che annientano anche il contrasto con l’epilogo. Eppure alcune idee sono buone: il sogno che la madre – a risarcimento delle sue personali frustrazioni – trasferisce sulla figlia; la responsabilità attiva di madre e figlia nel gioco di potere di cui si sentono vittime. Ma entrambe le idee sono appena abbozzate, si preferisce insistere con la storia d’amore, annessi e connessi, con tanto di scarpetta finale. Se questo è considerato un film per i giovani – e non è neanche tra i peggiori in giro – allora credo ci sia una diffusa e generale sottovalutazione dei giovani.

“Un giorno speciale” in fondo è un film ben girato (girato come si deve), apprezzabile il montaggio, la musica di Handel che accompagna il ritorno a casa dei due ragazzi. Suggestive certe immagini sullo sfondo, a cominciare dalla scena di apertura, di una Roma che lentamente si stringe, dalle anonime periferie allo sfarzo dei palazzi del potere.

Ma nella sostanza resta un film povero, che non rischia nulla, misurato sull’abitudine ormai consolidata a queste fiction travestite. E resta l’impressione che questo non sia affatto un film per i giovani, ma un film sui giovani: concepito e realizzato da chi è corresponsabile dei loro modelli culturali e della loro vulnerabilità, non soltanto ai tranelli della vita, ma anche a quelli del cinema.

08/09/2012

Cast e credits

Distribuzione
Lucky Red
Durata
89'
Produzione
Palomar, Rai Cinema
Sceneggiatura
Francesca Comencini, Giulia Calenda
Fotografia
Luca Bigazzi
Scenografie
Paola Comencini
Montaggio
Massimo Fiocchi, Chiara Vullo
Costumi
Ursula Patzak

Trama

Per Gina (Giulia Valentini) il prezzo per accedere al “mondo dello spettacolo” sarà a discrezione dell’onorevole con cui la madre le ha organizzato un incontro. Al volante dell’auto blu che la preleva dalla periferia di Roma, Marco (Filippo Scicchitano) al suo primo giorno di lavoro, a sua volta raccomandato da un prete, grazie alle perseverante intercessione della madre. E’ un giorno speciale per tutti e due. Un giorno che potrebbe cambiare definitivamente la loro vita.
L’Hangar Rosso
L’Hangar Rosso

Ambientato a Santiago del Cile durante il golpe dell'11 settembre 1973, il film segue il capitano dell'aeronautica Jorge Silva, costretto dai superiori a trasformare la sua accademia militare in un brutale centro di detenzione e tortura per prigionieri politici. Diviso tra l'obbedienza cieca al nuovo regime di Pinochet e i dettami della propria coscienza, Silva si troverà davanti a un drammatico bivio morale quando gli verrà ordinato di giustiziare due giovanissimi detenuti

Odissea
Odissea

Ipotetico coronamento delle ambizioni del suo autore, l'"Odissea" di Christopher Nolan è una reinterpretazione tanto efficace dal punto di vista sensoriale quanto irresoluta da quello discorsivo, una frenetica cavalcata attraverso immaginari, generi, ambientazioni ed eventi che si sviluppa intorno alla modernizzazione dell'eroe eponimo

Kontinental ’25
Kontinental ’25

Radu Jude trasforma la morte di un senzatetto in un'indagine sulla responsabilità morale, sul senso di colpa e sulle contraddizioni della società contemporanea. Un saggio cinematografico che privilegia il confronto delle idee alla narrazione, trovando nella propria irresolutezza tanto la sua forza quanto il suo limite

Toy Story 5
Toy Story 5

Forse un po' a sorpresa, il trentunesimo lungometraggio targato Pixar non è (solo) una gigantesca operazione nostalgica, bensì l'occasione per riflettere sull'eredità pop-culturale che la saga di "Toy Story" ha lasciato dagli anni 90 fino a oggi

Il bacio della donna ragno
Il bacio della donna ragno

Bill Condon traspone su schermo il noto musical di Broadway e racconta l'accettazione della diversità attraverso la potente arma dell'immaginazione, intrecciando dramma a canti e danze. Ma la regia è disordinata e il risultato è fiacco e confuso

Le bambine
Le bambine

"Le bambine" osserva l'infanzia senza nostalgia, affidandosi allo sguardo spontaneo delle sue giovani protagoniste e a una messa in scena delicata ma mai edulcorata. Pur con qualche dispersione narrativa, le sorelle Bertani firmano un esordio autentico e sensibile, capace di raccontare la crescita come scoperta delle fragilità del mondo adulto

Disclosure Day
Disclosure Day

Inno umanista e antispecista, Spielberg mette in scena l’ultimo esempio della sua capacità di creare grande cinema, pur con difetti nella sceneggiatura e i limiti insiti in un’operazione di memorabilia cinematografica personale

La cronologia dell’acqua
La cronologia dell’acqua

Dopo oltre un anno dal sua passaggio a Cannes, arriva anche nelle sale italiane l'esordio alla regia di Kristen Stewart. L'omonimo addattamento del memoir di Lidia Yuknavitch, nonostante una messa in scena talvolta caotica, vive di un forza intestinale, viscerale, magnetica