La kryptonite nella borsa

La kryptonite nella borsa


Ivan Cotroneo

Commedia | Italia
(2011)

Ivan Cotroneo è attivo ormai da più di un decennio soprattutto come sceneggiatore e autore televisivo; è il creatore della fortunata fiction di Rai Uno “Tutti pazzi per amore“, serie sorta agli onori della critica, nell’asfittico panorama generalista, per aver avuto l’originalità d’inventarsi degli intermezzi musicali con celebri pezzi pop nostrani come commento/sottolineatura delle normali vicissitudini della famiglia Giorgi.

 

“La kryptonite nella borsa”, esordio alla regia di Cotroneo che adatta un suo romanzo pubblicato nel 2007, è una commedia che parla di una famiglia italiana nella Napoli del 1973, quindi a ridosso di un periodo di grandi novità socio-culturali. Alla storia della famiglia Sansone siamo introdotti per mezzo di una didascalica voce fuori campo che ci racconta l’antefatto e spiega di cosa si parlerà, ovvero non dei vari componenti di un nucleo familiare ma dell’amore.

Il ragazzino protagonista, Peppino, vede l’armonia dei suoi genitori, Antonio e Rosaria, lui venditore di macchine da cucire, lei dattilografa, rompersi silenziosamente: Antonio tradisce la moglie da tempo con la figlia della tabaccaia, alla quale da un passaggio ogni giorno, finché una sera casualmente Rosaria lo scopre e si chiude nella sua camera da letto adducendo come scusa un fortissimo mal di testa; fatto a cui seguono tutte le tappe della depressione. Nel frattempo era deceduto anche il migliore amico di Peppino, lo strambo cugino Gennaro, un ragazzo che se ne andava in giro in un pigiama azzurro e con un mantellino rosso da parucchiera, credendosi Superman e parlando con la stessa solennità dei balloon di un numero del fumetto DC.

Per Peppino comincia un momento difficile nel quale viene sballottato tra i vari membri della sua famiglia, dal padre egoista che con una scusa lo congeda continuamente per potersi intrattenere con la sua amante (o in alcuni casi con la moglie), agli zii Titina e Salvatore, imbevuti di ideali hippie tra collettivi femministi e feste all’acido. Per salvarsi o per cercare un po’ di serenità, Peppino comincia a vedere Gennaro, di volta in volta più sicuro e più simile a Superman, che torna solo per proteggerlo.

 

Come “Cosmonauta” di Susanna Nicchiarelli, anche “La kryptonite nella borsa” è un piccolo film che tenta di sviluppare un discorso ampio sulla società italiana a partire dalle vicende di un nucleo familiare, filtrato dalla vista annebbiata di un bambino “brutto” e “che c’ha tanti problemi“. La descrizione dei componenti non va, però, al di là della figurina bidimensionale, perdendo tutta la possibile attrattiva dopo il primo quarto d’ora. Facile far risaltare l’accoppiata “particolare” Titina e Salvatore, tra jeans che si aprono a zampa d’elefante e vestitini trasgressivi nei coloratissimi anni ’70, ma tra gli zii, è Federico, quello meno appariscente, ad essere protagonista di uno dei migliori sketch della pellicola: con la sola luce della lampada ad illuminare la sua stanza, seduto stancamente con un enorme tomo aperto sul tavolo, Federico dice al nipotino con tutta la serietà di questo mondo che sono quasi cinque anni che studia la prima materia del suo corso universitario, perché è la prima e la vuole fare bene; e poi suggerisce anche a lui di studiare, “perché solo così potrà salvare la famiglia dalla catastrofe“. L’altro sketch, magari prevedibile ma funzionale, è quello della serie degli sfortunati pulcini Primo, Secondo e Terzo, regalati a Peppino da papà Antonio per fargli capire che “la vita è più forte della morte“, per poi arrendersi all’evidenza che “la vita è quella che è“. E la regia di Cotroneo va avanti così per più di un’ora e mezza, senza tenuta drammatica, in un’affastellarsi di vignette che dovrebbero disegnare la diagnosi di una famiglia in crisi, ma sembrano solo un mediocre mix di citazioni vintage abbastanza usurate: anche gli stacchi musicali appaiono posticci, evidenziando come la colonna sonora, che nelle intenzioni dell’autore dovrebbe fare da collante e da specchio di quegli anni, sia tutto sommato scontata e nemmeno rigorosa dal punto di vista cronologico – e poi è difficile immaginarsi un’intera famiglia di quel tipo ballare affiatata “Lust for life” di Iggy Pop, come fosse “Amore twist” di Rita Pavone. Si salvano i colori della fotografia dell’esperto Luca Bigazzi, il quale quest’anno ha comunque fatto meglio nel Sorrentino d’America di “This Must Be The Place“.

L’equilibrio della famiglia si ricompone grazie a un semplice contro-tradimento, con Antonio che capisce i propri errori e Rosaria che esce dalla depressione. In maniera quasi reazionaria, i trasgressori alle leggi della decenza vengono puniti, visto che Titina rimane incinta e per estensione anche Salvatore dovrà dire addio ai sogni di gloria londinesi. E l’ombra della fatale omosessualità repressa di Gennaro è addolcita in un finale dove viene il dubbio che Cotroneo abbia pensato alla sua Napoli e alla sua infanzia con sin troppa nostalgica indulgenza.

09/11/2011

Cast e credits

Distribuzione
Lucky Red
Durata
98'
Produzione
Rai Cinema; Indigo Film
Sceneggiatura
Ivan Cotroneo
Fotografia
Luca Bigazzi
Scenografie
Lino Fiorito
Montaggio
Giogiò Franchini, Donatella Ruggiero
Musiche
Pasquale Catalano
Costumi
Rossano Marchi

Trama

Ogni famiglia ha i suoi segreti, ma alcuni fanno più ridere di altri. Napoli, 1973. Peppino Sansone ha 9 anni, una famiglia affollata e piuttosto scombinata e un cugino più grande, Gennaro, che si crede Superman. Le giornate di Peppino si dividono tra il mondo folle e colorato dei due giovani zii Titina e Salvatore, fatto di balli di piazza, feste negli scantinati e collettivi femminili, e la sua casa dove la mamma si è chiusa in un silenzio incomprensibile e il padre cerca di distrarlo regalandogli pulcini da trattare come animali da compagnia. Quando però Gennaro muore, la fantasia di Peppino riscrive la realtà e lo riporta in vita, come se il cugino fosse effettivamente il supereroe che diceva di essere...
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