CAST & CREDITS

cast:
Kang-ho Song, Yeong-hwa Seo, Jae-eung Lee, Ha-kyeong Kim, Mi-seon Jeon, In-seon Jeong, Jong-ryol Choi, Hae-il Park, No-shik Park, Seo-hie Ko, Hie-bong Byeon, Jae-ho Song, Roe-ha Kim, Sang-kyung Kim, Ji-ru Sung

regia:
Bong Joon-Ho

distribuzione:
Dolmen Home Video

durata:
130'

produzione:
CJ Entertainment, Sidus Pictures

sceneggiatura:
Bong Joon-Ho, Kim Kwang-rim, Shim Sung Bo

fotografia:
Kim Hyeong-gyu

Memories of Murder | Recensione | Ondacinema

Memories of Murder

di Bong Joon-Ho

poliziesco, Corea del Sud (2003)

di Anna Maria Pelella

Voto: 8.0
Corea del Sud, provincia di Gyunggi. Una giovane donna viene rinvenuta stuprata e uccisa. Successivamente, altre due donne vengono ritrovate e salta all'occhio della polizia il fatto che tutte le vittime erano molto belle, vestivano un abito rosso e sono state uccise in un giorno di pioggia. E' il 1986 e questa è la vera storia del primo serial killer della storia coreana. Un detective locale, Park Doo-man, viene coadiuvato da Seo Tae-yoon, detective giunto appositamente da Seoul. I due hanno modi di procedere diversi e quando la tensione aumenterà lo scontro sarà inevitabile.

Seconda opera di Bong Joon-ho questo noir di ambientazione rurale, basato sulla vera storia del primo assassino seriale della Corea, si lascia guardare con interesse. Il divario tra i due poliziotti è raccontato con abilità e la trama, seppur semplice nella sua linearità, si arricchisce di riferimenti culturali sulla Corea del periodo. Intervistato circa l'effetto divertente di alcune scene sulle procedure di polizia, Bong asserisce che le parti che il pubblico del 21esimo Torino Film Festival ha trovato divertenti, non erano state pensate per strappare il sorriso o per far risaltare il divario culturale tra i poliziotti di provincia e il detective cittadino, ma sono semplicemente il frutto degli studi che egli stesso ha compiuto per realizzare il film e quindi derivanti dalla realtà dei fatti accaduti all'epoca.

Certo è che la regia non ci risparmia né il lato brutto della storia, con i cadaveri in bella mostra, né quello seppur involontariamente divertente come la scena in cui i poliziotti vanno ad una festa e nella stessa inquadratura vediamo, in primo piano, il detective di Seul e Park che discutono del caso arrivando alla rissa, in secondo, il capo della polizia che vomita in una terrina e sullo sfondo, dietro un divano, un agente che assale una spogliarellista. Questa brevissima scena racconta sui metodi e la moralità dei poliziotti dell'epoca più di quella in cui, per incastrare un sospetto, Park fabbrica dal nulla delle prove. Il racconto dell'indagine si dipana con lentezza e la frustrazione dei poliziotti diviene un elemento predominante nei loro scambi verbali, il finale ci lascia con una sensazione di amarezza, anche se risulta decisamente troppo la deriva emotiva del poliziotto di Seul alla fine dei fatti. La regia è misurata, l'ambientazione accurata e gli attori risultano tutti ampiamente nella parte.

Consigliato a chi ama le storie di poliziotti scevre dagli eccessi hollywoodiani.