CAST & CREDITS

cast:
Fabrizio Gifuni, Ksenia Rappoport, Lucrezia Guidone, Francesco Bracci Testasecca

regia:
Francesco Bruni

distribuzione:
01 Distribution

durata:
93'

produzione:
IBC Movie, Rai Cinema

sceneggiatura:
Francesco Bruni

fotografia:
Arnaldo Catinari

scenografie:
Roberto De Angelis

montaggio:
Marco Spoletini

costumi:
Maria Cristina La Parola

musiche:
Lele Marchitelli

Noi 4 | Recensione | Ondacinema

Noi 4

di Francesco Bruni

commedia, Italia (2014)

di Carlo Cerofolini

Voto: 6.5

Delle insidie connesse con la realizzazione dell'opera seconda abbiamo già detto. Nel caso di Francesco Bruni ad aumentare il rischio di una possibile delusione era un precedente come quello di "Scialla!", capace di conquistare i favori del pubblico e il plauso della critica con un divertimento che aveva confermato l'intelligenza e la versatilità dello sceneggiatore prima ancora che del regista. Bruni infatti era riuscito a inserirsi nei paludati ambiti della commedia italiana con una fabula che metteva insieme finzione e realtà con un'immediatezza fuori dal comune. "Noi 4" invece, pur partendo dalle stesse premesse produttive, con Beppe Baschetto a coordinare un progetto che coniugava la qualità del prodotto agli incassi del botteghino, dimostra fin da subito le ambizioni del suo autore, nuovamente alle prese con una storia di confronti generazionali, che però, diversamente dalla prima volta, risultano inseriti in una struttura più elaborata, e se vogliamo, sofisticata. La sfida era chiara, e consisteva nel continuare a rivolgersi al mondo circostante e ai suoi personaggi, filtrandoli attraverso i codici di un cinema complesso e stratificato. Un cambiamento d'indirizzo evidenziato dalla coerenza spazio-temporale della trama, circoscritta all'interno del comprensorio cittadino e metropolitano della città di Roma, colta nella dispersione del suo fluire quotidiano, e sviluppata con un excursus corrispondente alle 24 ore di una giornata calendariale. Protagonisti della storia sono i membri di una famiglia segnata dalla separazione dei genitori e alle prese con il problema di far coesistere le vicissitudini del singolo con le liturgie collettive del modello originale. La cartina di tornasole è offerta dagli esami scolastici di Giacomo, il più piccolo dei quattro, impegnato in un esame orale destinato a diventare il motivo di una ronda che scaturisce dal tentativo degli altri componenti di alleggerire l'attesa della prova, con il sostegno della propria presenza. Il desiderio di fare quadrato deve fronteggiare le pulsioni centrifughe di un sodalizio, segnato da una mancanza di stabilità - affettiva, lavorativa e anche relazionale - che "Noi 4" prima ancora che a parole evidenzia con il tour de force topografico imposto alle immagini dalla frenesia motoria dei personaggi.

Ed è proprio la dialettica tra la centralità dell'istituto familiare, messa in circolo dal desiderio di un'armonia impossibile ma comunque vagheggiata - come testimonia a un certo punto il sogno premonitore di Giacomo - e la sua disgregazione, rappresentata dalla frammentazione di uno sviluppo narrativo, sincopato ed episodico, che rispecchia il desiderio di fuga e le incertezze dei personaggi a scandire il saliscendi emotivo della vicenda. In questo senso, Bruni è abile nel rilevare le sfaccettature caratteriali, facendole risalire alla maggiore o minore affinità delle combinazioni con cui la sceneggiatura si diverte a far interagire i personaggi, presenti sullo schermo (ove si escluda il catartico finale) attraverso gli accoppiamenti che si creano e si sciolgono durante la giornata. Così facendo veniamo a conoscenza della leggerezza di Ettore, padre inaffidabile ma sincero, delle nevrosi di Lara, razionale ma schiacciata dal suo senso di responsabilità, dell'irrequietezza di Emma, ribelle dal cuore tenero, e infine della tenerezza di Giacomo, innamorato di una compagna di scuola cui non riesce a dichiararsi. Se le intenzioni del regista erano quelle di farsi portavoce di una novità sociologica, allora bisogna dire che "Noi 4" poco aggiunge al quadro di precarietà in cui si barcamena la famiglia italiana, qui rappresentata nella difficoltà di adeguare la rigidità del suo istituto alla fluidità del reale. Diversamente il film, allineandosi a un format di caratteri e situazioni ormai consolidate, si distingue per la potenza di un paesaggio emancipato dagli stereotipi da cartolina utilizzati da molta parte del nostro cinema e finalmente in grado di incidere sulle psicologie dei personaggi. E qui ci riferiamo non solo a quello che abbiamo in parte anticipato, sottolineando l'importanza del contesto ambientale, empaticamente collegato allo stato d'animo dei personaggi; ma piuttosto al legame viscerale con il tessuto storico e urbano testimoniato dall'inserto dedicato alla statuetta della divinità del focolare latino, che emerge dagli scavi archeologici e lì ritorna, non prima di aver benedetto la problematica famiglia. E poi per la finezza di far emergere l'essenza dei personaggi in maniera discreta ma efficace, come capita con quello di Lara, figura emblematica di una femminilità tormentata e complessa (alla pari della figlia Emma, spesso illuminata da una fotografia contrastata), e per questo incorniciata in due sequenze dall'alto valore simbolico. Nella prima, in cui la tendenza di una personalità abituata ad andare in fondo alle cose (diversamente da Ettore superficiale e quindi esposto alla luce del sole) è trasposta nel mestiere della donna, obbligata dal lavoro a calarsi nel ventre della città; nella seconda invece, posta a conclusione del film, in cui la restituzione del talismano riportato al suo luogo di appartenenza, sintetizza una presa di coscienza e un'assunzione di responsabilità che in conformità con gli svilluppi dell'intreccio, può fare a meno di eventuali salvagenti. Qualità che "Noi 4" condivide con una direzione attoriale capace di valorizzare il talento degli interpreti e di farci scoprire una giovane attrice come Lucrezia Guidone, alle prese con il personaggio di Emma, che da solo incarna il caleidoscopio emozionale del film, e che in parte riscatta la sensazione di un meccanismo perfetto ma troppo attento a far tornare i conti.