CAST & CREDITS

cast:
Kate Bosworth, Thomas Jane, Jacob Tremblay, Annabeth Gish, Dash Mihok, Jay Karnes

regia:
Mike Flanagan

distribuzione:
Koch Media

durata:
97'

produzione:
Intrepid Pictures, Demarest Films, MICA Entertainment

sceneggiatura:
Mike Flanagan, Jeff Howard

fotografia:
Michael Fimognari

scenografie:
Patricio M. Farrell

montaggio:
Mike Flanagan

musiche:
Danny Elfman, The Newton Brothers

Somnia | Recensione | Ondacinema

Somnia

di Mike Flanagan

horror, Usa (2016)

di Eugenio Radin

Voto: 4.0

La tematica dell'elaborazione del lutto pare essere diventata un refrain in una certa produzione cinematografica contemporanea, che sfrutta il genere thriller-horror per indagare i meccanismi di rimozione della psiche umana e che punta sul perturbamento e sul terrore generato dal riemergere del rimosso: un rimosso rielaborato dall'inconscio e rigurgitato sotto forma di nevrosi, ansie e soprattutto incubi.
Non c'è dubbio sul fatto che in ciò il primato spetti, negli ultimi anni, a Jennifer Kent e al suo "Babadook", ma l'esordio della registra australiana non rimane un caso isolato e sono almeno due i film di quest'annata cinematografica che è legittimo inserire in tale filone: "The Boy" e quest'ultimo "Somnia".
E se il primo dei due ha rappresentato (pur nella sua tiepida mediocrità) un piccolo passo avanti nella carriera di William Brent Bell, l'ultima fatica di Mike Flanagan è invece un grosso passo indietro rispetto al suo precedente "Oculus", che era stato accolto come un prodotto più che discreto, e potrebbe rappresentare il preoccupante sintomo di una precoce perdita di ispirazione per il regista di Salem.

"Before I Wake", questo il titolo originale della pellicola, racconta la storia di Cody: ragazzino brillante e ben educato, adottato da una giovane coppia rimasta sola dopo la tragica morte del figlio. Ma la tanto ambita felicità familiare dovrà fare i conti con l'involontaria capacità di Cody di dar vita ai propri sogni: se infatti inizialmente prevalgono le farfalle colorate e i bei ricordi, presto arriveranno anche i peggiori incubi.
Le prime avvisaglie di sterilità e di aridità nell'ideazione di un materiale nuovo si avvertono già su un piano prettamente tecnico:

Se da un lato è lodevole l'utilizzo di un montaggio che rifiuta i ritmi serrati tipici del genere, prediligendo invece l'utilizzo di piccoli piani-sequenza, sul piano della narrazione il film è indiscutibilmente troppo lento. La parte iniziale, dedicata alla caratterizzazione dei personaggi, occupa una spazio preminente all'interno del racconto, togliendo respiro e spazio allo sviluppo e costringendo una conclusione frettolosa oltre che alquanto scontata.

Ma il difetto principale, che intacca le fondamenta stesse su cui è costruita l'opera, è situato a livello di scrittura, ovvero là dove si cade nell'errore di assegnare un volto e un corpo all'incubo, di mostrarlo allo spettatore nella sua fisicità, vanificando in tal modo ogni possibilità di preservare l'inquietudine e contraddicendo il principio stesso su cui il film si basa, secondo cui l'incubo scompare quando lo si conosce.

Ciò che mina alla radice il lavoro di Flanagan è l'incapacità di rendersi conto che la natura dell'inquietudine poggia proprio sull'impossibilità di razionalizzarla, ovvero sull'invincibilità di un'ente impalpabile e inconsistente, che scompare del tutto qualora lo si materializzi e lo si disponga alla com-prensione della ragione (ad esempio fornendone un'immagine).

A quest'incapacità di intimorire, dovuta a questo minamento del carattere inconscio dell'incubo, si rimedia con facili trucchi ormai venuti a noia, che non richiedono abilità tecniche né doti intellettuali e che assicurano spaventi immediati, ma alla lunga fastidiosi e che sicuramente non aggiungono nulla alla sostanza e alla credibilità del prodotto finito.

Si potrebbe ritenere lapalissiano il giudizio secondo cui, in un presente in cui l'effetto speciale ci ha abituati a gradi di realismo sempre maggiori e dove risulta insufficiente l'utilizzo della verosimiglianza quale generatore di incredulità e di spavento, il cinema horror debba puntare sempre più sul non-mostrato e sull'irrazionalizzabile per poter colpire il pubblico.
Tuttavia visti i continui errori in questo senso che anche registi promettenti finiscono col commettere, ci pare bene ribadire questo principio un'altra volta ancora.