Recensioni

Tre uomini e una pecora

di Stephan Elliott

commedia, Gran Bretagna/Australia (2011)

CAST & CREDITS

cast:
Xavier Samuel, Kris Marshall, Kevin Bishop, Tim Draxi, Olivia Newton-John, Laura Brent, Rebel Wilson, Jonathan Biggins, Steve Le Marquand, Elizabeth Debicki

regia:
Stephan Elliott

distribuzione:
Lucky Red

durata:
97'

produzione:
Arclight Films

sceneggiatura:
Dean Craig

fotografia:
Stephen F. Windon

scenografie:
George Liddle

montaggio:
Sue Blainey

costumi:
Lizzy Gardiner

musiche:
Guy Gross

Tre uomini e una pecora | Recensione | Ondacinema

Tre uomini e una pecora

di Stephan Elliott

commedia, Gran Bretagna/Australia (2011)

di Diego Capuano

Voto: 5.0

Tra i sottogeneri della vecchia commedia americana, quello matrimoniale può contare sulla presenza di classici come "L'orribile verità" di Leo McCarey e "La costola di Adamo" di George Cukor. Film sul matrimonio senza feste, non obbligatoriamente demistificanti verso il rapporto coniugale ma, comunque, capaci di andare a fondo sull'argomento con ineguagliata arguzia, con leggera profondità.
Incapace forse di riflettere su tematiche che i film di cui sopra hanno tanto ben affrontato, la commedia matrimoniale dei nostri tempi si accontenta di mettere in scena dei riti (la visita a casa dei suoceri, l'addio al celibato, il ricevimento nunziale, il viaggio di nozze) con innocua e gradevole eleganza o con presunta cattiveria (ovviamente distante anni luce da quella reale di un film come "Un matrimonio" di Robert Altman). Se al primo gruppo è annoverabile il precedente film di Stephan Elliott, il riuscito "Un matrimonio all'inglese", alla seconda categoria appartiene "Tre uomini e una pecora" che sfrutta l'abusato canovaccio degli infiltrati scomodi a un ricevimento pacato, con ovvie e caotiche conseguenze.

Siamo dunque finiti da un omaggio alla sophisticated comedy a uno alla new comedy palesemente ispirata a "Una notte da leoni". Da classici appurati a un culto prematuro. Ma se al di là dei risultati l'omaggio al passato va salutato quasi sempre con rispetto, quello al presente è più azzardato. Perché rischia di uscirne un rifacimento affrettato (dunque senza un perché) di un prodotto simpatico, ma già di per sè destinato a spegnersi nell'epoca in cui è nato.
E se lo sceneggiatore Dean Craig (lo stesso di "Funeral Party", e si vede) giura che il suo script era nel cassetto da anni, le similitudini con la pellicola di Todd Phillips sono quantomeno curiose.

L'inizio del film, che stabilisce le distanze fisiche tra i due giovani innamorati, è un evidente omaggio a "Grease" e a Olivia Newton-John, che qui interpreta la madre della sposa. Gli amici inglesi, però impiegano meno di dieci minuti per raggiungere l'Auastralia: i preparativi nunziali hanno inizio. Prevedibili conflitti con il suocero in parallelo con il rapporto molto più amichevole e sorprendente con la suocera. E una pecora come baricentro cui far passare elementi volgari (accoppiamenti, battute su organi genitali, maschere sadomaso) o surreali (gli effetti della marijuana).
Il leitmotiv comico risiede in una porta che si apre,  svelando di volta in volta una serie di scene equivoche - quasi sempre a sfondo sessuale - che fanno scricchiolare le certezze dei malcapitati di turno. Una girandola mediamente divertente anche se alla lunga ripetitiva. Soprattutto perché la cattiveria si sfalda verso un finale dolciastro e riconciliatorio anche se, forse, inevitabile. L'unica unghiata resta il ribaltamento dei luoghi comuni tra inglesi colti e educati e australiani rozzi e naif: il discorso di uno dei terribili amici riguardante il rapporto Inghilterra - Australia è allo stesso tempo scombiccherato e limpido.

Lo si può prendere come un film simpatico e forse a tratti lo è, ma da un regista che un tempo sembrava dovesse dire qualcosa con sguardo originale, ci si aspettava decisamente di più che una variante di situazioni già viste e riviste.