Zodiac

Zodiac


David Fincher

Thriller | Usa
(2007)

“Zodiac” è un film stranissimo, così come il suo regista David Fincher. Quest’ultimo, al suo sesto lungometraggio, si porta ancora dietro l’etichetta del regista da videoclip, qualifica che quasi sempre corrisponde a un’accezione negativa dello stile che caratterizza un autore. Effettivamente Fincher ha sempre avuto un modus operandi molto nervoso, divertendosi a giocare con la macchina da presa fino all’estremo, spesso dimenticandosi di curare il lato narrativo dei suoi film. E così, certe volte se l’è cavata egregiamente (si veda il suo capolavoro “Fight Club”), altre volte il risultato finale è sembrato essere soltanto un giochino divertente e nulla più (come nel caso del mal riuscito “The Game”).

Come faranno ora gli scettici anti-Fincher a confermare le loro critiche? Come si può ignorare la versatilità con cui il buon David ha ora voltato pagina e si è buttato, insieme al bravissimo James Vanderbilt, nell’adattamento del romanzo-inchiesta di Robert Graysmith? Il film ripercorre la vicenda di Zodiac, dalla sua apparizione in provincia al suo approdo a San Francisco, attraverso un registro di narrazione molto particolare: il killer non si vede quasi mai, ma si vedono le sue lettere e le tracce che egli lascia a poliziotti e giornalisti che si occupano della vicenda. Per oltre due ore e mezzo si assiste a un flusso continuo di ragionamenti ad alta voce, con i quali i detective Ruffalo e Edwards e i reporter Downey Jr. e Gyllenhaal cercano di ripercorrere a ritroso tutti gli indizi di cui dispongono per arrivare all’identità dell’assassino. Per tutta la prima parte del film, Zodiac è un vero e proprio docu-drama, uno stile compassato nella regia e i personaggi quasi sempre seduti affrontano con freddezza e distacco l’inchiesta. Questa prima parte è indubbiamente la più affascinante, perché è apprezzabile sia la mano ferma di Fincher, che si diverte a mettere in scena un thriller celato, in cui la tensione e l’efferatezza dell’omicida sono solo indirette, riportate dalle parole e dalle riflessioni dei protagonisti, sia la bravura di tutti gli interpreti, che recitano tutti sotto le righe, con fare distaccato.

La seconda parte è molto più ordinaria. Innanzi tutto si perde il gusto del racconto a più voci e lo spettatore si identifica con il solo Graysmith (l’ormai onnipresente Gyllenhaal); e a dire il vero il suo sprofondamento nell’ossessione per la verità o, meglio, per la cattura di un qualcuno che possa dare il volto a Zodiac, è piuttosto repentino e non spiegato.

Forse il difetto maggiore del film è proprio la sua incontrollata ambizione: nell’arco di 156 minuti si affrontano molte diverse possibilità di narrazione; si passa, infatti, da un sorprendente giallo-inchiesta, lentissimo e parlatissimo, a un thriller molto più tradizionale, con tanto di momenti di tensione esibita. Restano, però, i pregi di un’opera multiforme, anarchica, profondamente intellettuale nella sua riflessione sul rapporto tra il giornalismo e la cronaca nera. E da dimenticare è anche il gioco sottile di metacinema, spunto grazie al quale, di fronte alla proiezione di “Dirty Harry”, tutti gli investigatori, professionisti e occasionali, si ritrovano per un’apparente pura coincidenza: ed è lì che si rendono conto di quanto il cinema possa fare in termini di amplificazione della paura.

Il film, ovviamente, non ha un finale. Hanno però un finale le storie di Toschi, Armostrong, Avery e Graysmith: tutti, in un modo o nell’altro, escono sconfitti dal confronto con Zodiac. La responsabilità, o piuttosto il senso dell’occasione di tutta una vita, porta tutti e quattro a puntare troppo forte, fino a ritrovarsi con un pugno di mosche in mano, senza verità e senza colpevoli.

Nonostante i passi falsi, e alcuni, come detto, ce ne sono anche qui, Fincher diventa sempre più bravo: migliora nella direzione degli attori, che forse è il risultato più evidente, controlla di più la smania per gli eccessi di virtuosismo tecnico, ha un senso sempre più maturo della messa in scena. D’altra parte, ed è un bene, conserva l’animo dell’eterno funambolo con il gusto dello sberleffo, anche a costo di far provare un sentimento di presa in giro in certo pubblico. Provare per credere: le scene in cui fa la sua comparsa lo Zodiac mascherato ne sono degli straordinari esempi.

01/01/1970

Cast e credits

Titolo Originale
Zodiac
Durata
158'
Produzione
Phoenix Entarteinment, Warner Bros & Paramount Pictures
Sceneggiatura
James Vanderbilte
Fotografia
Harris Savides

Trama

1969. Un serial killer inizia a colpire a San Francisco; il maniaco invia una serie di lettere ai quotidiani e, firmandosi Zodiac, sfida gli investigatori attraverso messaggi cifrati. Tre uomini sono sulle sue tracce: Paul Avery, cronista di nera, Dave Toschi, ispettore di polizia, Robert Graysmith, disegnatore di vignette. Il più celebre caso irrisolto nella storia americana.
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