Dopo mezzanotte

Dopo mezzanotte


Davide Ferrario

Commedia | Italia
(2004)

Tre personaggi: il solitario Martino che fa il custode nel museo del cinema di Torino presso la Mole Antonelliana e rivede di notte vecchi film; l’Angelo, ladro d’auto e tombeur de femmes di periferia; Amanda, donna ufficiale dell’Angelo che lavora in un fast food ma, dopo essersi ribellata al capo, per sfuggire alla polizia si rifugia nella Mole.

I due personaggi maschili cercano di condividere la donna che non sa decidersi per l’uno o per l’altro. Sarà la morte dell’Angelo, causata da un fortuito colpo di pistola di un improbabile metronotte a decidere le sorti del trio.

Il nuovo film di Ferrario parte da questi tre personaggi e vuole essere un omaggio al cinema: in primis il cinema muto di Buster Keaton, di cui è debitrice la figura del maldestro Martino e la sua storia d’amore con Amanda.

Il secondo grande debito è con François Truffaut, soprattutto col film “Jules et Jim“, citato nella pellicola di Ferrario e esplicitato nel ménage à trois della trama.

Il lavoro di Ferrario ha fatto incetta di premi all’estero ed ora è uscito in Italia. E’ un film a basso costo, di quelli che gli americani chiamano low budget, in cui il regista si impegna anche nel ruolo di produttore e sceneggiatore.

Le intenzioni dell’autore sono di fare un film sull’amore per il cinema, per quel cinema che oggi non esiste più, come le vecchie pellicole hollywoodiane.

La pellicola parte da una contrapposizione di due luoghi estremi: il quartiere periferico della Falchera e il centro della città costituito dalla Mole Antonelliana e dal museo del cinema in essa contenuto.

Una contrapposizione intrinseca ai personaggi: l’Angelo è il re della Falchera, fa il ladro d’auto e è a capo di una simpatica banda di delinquenti che vive appunto nel malfamato quartiere periferico.

L’attività criminosa della banda viene presentata positivamente, spingendo l’acceleratore sul grottesco. I “banditi” della Falchera sono personaggi divertenti, molto vicini ai ladri d’auto di “Totò contro i quattro” di Steno.

L’altro attore di questa commedia è Martino, un Buster Keaton al gusto di “bagna cauda”, malato di cinema, che passa le sue giornate a riprendere, con una vecchia telecamera, il film della sua vita. Per lui non esiste una realtà se non mediata dal mezzo cinematografico.

Egli vive nella Mole Antonelliana, nel museo del cinema, luogo virtuale tout court, ha i tempi comici di Buster Keaton, ne riproduce involontariamente le gag e vive una vita completamente estrapolata da ciò che lo circonda. L’unico legame reale di Martino è rappresentato dal personaggio di Amanda.

Il rapporto con Amanda viene mediato dal cinema. Solo quando la ragazza si rifugerà presso di lui potrà entrare nel suo mondo e solo quando le mostrerà il film che ha realizzato potrà dichiararle il suo amore.

Martino si inserisce nel rapporto tra Amanda e l’Angelo ma lo fa alla sua maniera, surreale e comica. Lo stesso Angelo si dimostra una figura positiva anche nel porsi quasi paternalisticamente nei confronti del rivale in amore, che in fondo gli è simpatico nella sua lucida follia.

Assieme ai tre personaggi principali si muovono una serie di macchiette, tra cui l’amica di Amanda, la sgangherata banda di ladri, il metronotte, involontario responsabile della comica morte dell’Angelo.

Il film è ben costruito, inizia e si conclude sulle ceneri dell’Angelo sparse sul pavimento del Museo (le ceneri del cinema?) accompagnato dalla voce narrante di Silvio Orlando che fa da sfondo alle vicende dei tre protagonisti.

La chiusura è strutturata come una comica di Buster Keaton: Martino può girare le spalle alla macchina da presa tenendo per mano la sua amata, dirigendosi verso un futuro ignoto.

Molte e dichiarate le citazioni cinematografiche: innanzitutto la scelta del museo del cinema di Torino come location principale; poi Buster Keaton, François Truffaut, il cameo di Alberto Barbera (che tra l’altro è uno studioso di Truffaut), spezzoni di film di Keaton e de “Il fuoco” di Giovanni Pastrone, con il quale è nato il kolossal all’italiana, guarda caso proprio a Torino.

Altri elementi non accessori sono la logica sequenziale della serie dei numeri di Fibonacci, installazione di Mario Merz sulla Mole che serve a Martino per un improbabile calcolo sui sentimenti; la frase di Antoine Lumière (padre dei famosi fratelli) secondo il quale il cinema sarebbe stata un’invenzione senza futuro.

La pellicola è giocata su un timbro grottesco, girata in maniera molto moderna, come accade pressochè in tutto il cinema di Ferrario. L’uso dell’aggettivo moderno in questo caso sottolinea una valenza positiva.

“Dopo mezzanotte” è un film leggero, che vorrebbe far divertire in modo intelligente, secondo le dichiarazioni del regista. In parte coglie nel segno, perché il divertimento è spesso riconducibile all’intelligenza dell’operazione.

Tuttavia alcuni difetti sono evidenti. Innanzitutto la strizzata d’occhio al trash televisivo di estrema attualità (cfr. la canzone “Ricominciamo” di Adriano Pappalardo usata come una sorta inno dalla banda di ladri) non può non far pensare a una certa furberia in fase di sceneggiatura.

Un altro difetto è costituito da una palpabile immaturità di fondo da parte dell’autore. Il film “Tutti giù per terra”, ad esempio, era un’operina adolescenziale carina, divertente, moderna, ma che denunciava già un modo di rappresentare la realtà da quindicenne brufoloso.

Lo stesso dicasi per questo “Dopo mezzanotte”. Certo operina carina, divertente, ma sempre con un gusto da caporedattore del giornalino del liceo. A questo proposito va citato il passaggio del manifesto con la propaganda gigantografica del premier Silvio Berlusconi con una tirata satirica dell’Angelo morente.

E’ giusta la satira politica, condivisibile l’ironia che sprigiona la battuta, tuttavia sarebbe forse giunto il momento di affrontare il discorso in maniera più completa.

Va tuttavia riconosciuto il merito a Ferrario di essere un regista coraggioso, se non altro per i temi disparati trattati dalla sua filmografia (cfr. “Guardami” era un film esemplare a questo proposito, intelligentemente spregiudicato).

Un ultimo appunto sulla tecnica utilizzata dal regista. Il film è stato girato in alta definizione, in digitale, un mezzo che senza dubbio mostra ancora notevoli limiti nei confronti della pellicola tradizionale, soprattutto in fase di fotografia.

Anche in questo caso il regista prova a spiazzare lo spettatore con una provocazione; una dichiarazione d’amore al cinema fatta con la tecnica digitale: Antoine Lumière aveva infine ragione?

05/06/2008

Cast e credits

Titolo Originale
Dopo mezzanotte
Distribuzione
Medusa
Durata
90'
Fotografia
Dante Cecchin

Trama

Martino, guardiano notturno della Mole Antonelliana, il Museo del cinema, si innamora di Amanda, la commessa di un fast food che vive nel quartiere popolare della Falchera. Il caso porterà la ragazza a rifugiarsi nella Mole per un paio di notti consentendo a Martino di conoscerla e di dichiararsi, ma…
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