Ubriaco d’amore

Ubriaco d’amore


Paul Thomas Anderson

Commedia | Usa
(2002)

Barry Egan è finalmente giunto alle Hawaii per raggiungere la sua donna, Lena. In un momento di intimità la guarda negli occhi e le sussurra dolcemente: “Sei talmente bella che vorrei fracassarti la faccia con un martello”. Ma Barry non è un serial-killer, e la ragazza ricambia le sottili parole con altre simili. Basterebbe ciò per spiegare in poche battute “Ubriaco d’amore”, ma in realtà la pellicola va oltre una memorabile battuta.

Barry conserva un lavoro normale, ma allo stesso tempo indecifrabile (impiegato alle vendite in un magazzino), guadagna tutto sommato abbastanza bene, ha sette sorelle, è un sensibile romantico che non ha ancora capito quale sia il senso della propria vita, né tantomeno sembra aver capito se stesso. Possiede uno spirito lunatico e assume improvvisamente comportamenti di debole e fragile disperazione oppure di rabbia da sfogare nel vuoto degli oggetti. Sogna di danzare come un suo probabile idolo: Gene Kelly. Si veste come un personaggio dei cartoni animati grazie al suo completo strafottente blu elettrico ed accesa cravatta rossa. E’ capace di esser demolito da un soffio, ma anche di distruggere qualunque cosa gli capiti sott’occhio. Forse manca una sola cosa al protagonista per renderlo uomo alla conquista di stabilità emotiva: l’amore. Lo trova in una ragazza semplicissima, almeno apparentemente, e sin dal principio innamorata di lui.

“Ubriaco d’amore” vive e gira circolarmente in una cerchia di connubi oggetti-episodi che hanno nel paradosso la propria risposta d’identità. Possiamo dire quindi che il film si svolge su due piani: quello di commedia sentimentale e quello di noir notturno stile “Fuori Orario”. Ciò forma un mix esplosivo e straripante di idee. Fondamentale è l’uso degli spazi, all’interno dei quali si muovono i personaggi: dal “vuoto” iniziale il luogo di lavoro si trasforma in ambiente strapieno di confusione. Le strade sono spesso deserte, oggetti di illogiche corse senza senso o colme di gente per una sfilata di carri. Supermarket pieni zeppi di prodotti e privi di clienti. Demolizione degli oggetti in spazi piccoli e claustrofobici (il bagno del ristorante) o salotti di casa (vetri frantumati). Corridoi di palazzi ricchi di freccette e numeri, che sembrano usciti direttamente da un film di Tati.

Non tutto è percepibile e spiegabile nel film di Anderson eccetto l’amore, che è forse il solo aspetto chiaro nella vita di Barry. Nasce cosi’ per caso, e il rapporto prosegue in modo del tutto lineare e trasparente. Le pellicole raccontano più volte storie d’amore particolari, in contesti elementari. Possiamo dire che “Ubriaco d’amore” narra una storia priva di particolari complicazioni, ma attorno alla quale sembra girovagare una giostra che contrasta ogni ragione e logica.

“Punch-Drunk Love” è il quarto film del giovane cineasta americano Paul Thomas Anderson, che si rivela autore capace di rinnovarsi in maniera del tutto sorprendente, creando infinite atmosfere nell’arco di 95′, suggestionare con momenti di scatti improvvisi e senza la paura di giusti tempi morti. Grande P.T. Anderson anche per come ha saputo rendere ottimo attore un personaggio nato con la televisione, interprete fino ad oggi di ruoli stupidi in film di scarsa qualità artistica: Adam Sandler. Al servizio della storia anche la bravissima Emily Watson con le sue fredde sfumature e il versatile camaleontico pupillo del regista Philip Seymour Hoffman. Necessari i contributi tecnici e splendidi i siparietti dello schermo esclusivamente ricoperto da colori caldi che si impastano, giocherellano e “suonano” l’amore.

Un film non per tutti i gusti, proprio perché si serve di una comicità che porta spesso alle estreme conseguenze l’arte del paradosso. Troppo anormale ed originale per trovare un grande pubblico. Indubbiamente surrealista, ma più semplicemente un freschissimo cult movie, un graditissimo ritorno di un genere perduto: la commedia svitata (ci sono tracce di “Bringing up baby” di Hawks e “The Palm Beach Story” di Preston Sturges).

Un gioiellino assordante che fruttò ad Anderson il premio per la regia a Cannes 2002 (ex equo con l’Im Kwon-taek di “Ebbro di donne e di pittura”), assegnato da una giuria presieduta da David Lynch.

05/06/2008

Cast e credits

Titolo Originale
Punch-Drunk Love
Distribuzione
Buena Vista International
Durata
95'
Produzione
Daniel Lupi, Joanne Sellar per Ghoulardi Film Company, New Line Cinema, Paul Thomas Anderson, Revoluti
Sceneggiatura
William Arnold
Fotografia
Robert Elswit

Trama

Impiegatuccio oppresso e stralunato, Barry Egan vede stravolta la sua vita quando conosce Lena. Seguiranno incontri e occasioni a dir poco strane.
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