Martyrs

Martyrs


Pascal Laugier

Horror | Canada, Francia
(2009)

Qual è l’obiettivo di “Martyrs”? Distribuire l’ennesimo blockbuster stereotipato puntando all’incasso derivante dal target giovanile? O forse qualcosa di più? Se inequivocabilmente non è possibile far finta della prima supposizione, non è neppure lecito scartare l’opinione derivante dalla seconda. “Martyrs” è sì uno “scandalo ben progettato” ma anche un punto di svolta del genere torture movie. Il cinema francese ci aveva già abituato negli ultimi periodi ad horror cruenti e diversivi dall’impianto egemonico statunitense (“Alta Tensione” di Alexandre Aja, 2003, e “A L’Intèrieur” di Bustillo-Maury, 2007 su tutti) e anche grazie a questa pellicola è il caso di domandarsi davvero se stia nascendo un nuovo punto di origine del terrore. Finalmente.

Pascal Laugier (al suo secondo lungometraggio dopo “Saint Ange” del 2004), racconta una storia che sembra essere uscita dalle porte dell’inferno: di una malignità accecante che neanche lo spettatore più glaciale può osservare senza essere lasciato basito. “Martyrs” racchiude tutto il male che può fuoriuscire da un essere umano e non lascia un briciolo di speranza agli occhi impotenti e provati dello spettatore. Un film al limite della sopportazione, un compendio di sangue, vomito e piscio ma anche di misticismo e fanatismo. La resistenza del martirio avvolge non solo la povera protagonista ma anche lo spettatore seduto sulla sua comoda poltroncina. Certo, ci si chiede se tutta la violenza gratuita perpetuata nel corso del film potesse essere (almeno) in parte risparmiata. Ma forse l’aura maligna della pellicola diretta da Laugier non avrebbe assunto la forma di scandalo a cui essa è destinata. E anche se non convince in qualche frangente (la pleonastica telefonata alla madre, il martello che cade da solo dando il via alla seconda parte del film) non arriva mai alla cantilena di “Saw” (2004) né tanto più allo “scherzo” di Hostel (2005), di cui gli apparenti paragoni si rivelano banali e futili. Casomai il Nostro si avvicina più alla teoria di Lucio Fulci secondo il quale “far paura è anche un problema di linguaggio”. E il giovane regista lo esprime a meraviglia, incentrando il suo lavoro anche a livello psicologico e interpretativo, da bravo appassionato del cinema horror italiano degli anni 70, quello casareccio di Fulci e Bava. Non a caso il film è dedicato a Dario Argento, altro grande protagonista del genere in Italia.

La particolarità del film di Laugier (anche autore della sceneggiatura) risiede nel riuscire a svoltare velocemente ogni volta che ci si ritrova dinanzi ad un vicolo cieco. La sua versatilità nel mutare l’atmosfera orrorifica è tanto eccessiva quanto originale. Se la prima parte sembra essere una sanguinaria spedizione punitiva (sulla falsariga di “Old Boy“), la seconda parte capovolge completamente le regole del gioco, avvolgendo di luce nera una simbolica tematica sul “mostro (dis)umano”. Ci si ritrova in un abisso di dolore ancestrale che parte in schiaffi e termina in scuoiamenti completi. Flashback improvvisi e dissolvenze in nero sostengono la struttura incalzante della storia mentre gli scatti fulminei della mdp sono abilissimi a tenere sempre sott’occhio i primissimi piani delle due brave protagoniste.

Insomma, “Martyrs” è un film che raggiunge a pieno il suo obiettivo: quello di far paura. Paura che filtra tra famiglie apparentemente tranquille e tra sette di sperimentatori mistici. Paura che filtra sempre e comunque dall’uomo.

09/06/2009

Cast e credits

Titolo Originale
Martyrs
Distribuzione
Videa-CDE
Durata
96'
Produzione
Eskwad
Sceneggiatura
Pascal Laugier
Fotografia
Stéphane Martin, Nathalie Moliavko
Montaggio
Sébastien Prangère
Musiche
Alex Cortés, Willie Cortés

Trama

Lucie riesce a fuggire dopo essere stata rinchiusa per più di due anni in un mattatoio, vittima di innumerevoli torture. Una bambina di nome Anna comincerà a prendersi cura di lei...
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