Hero

Hero


Zhang Yimou

Wuxiapian | Cina
(2002)
Quando il sottoscritto ha saputo che il “maestro” Yimou avrebbe fatto un film wu-xia-pia (quel genere para-fanta-action di tipica matrice cinese che abbonda di arti marziali e storie in costume), ha pensato che fosse buona cosa prepararsi correttamente all’entrata in sala, visionando un vecchio film in salsa californiana di Bruce Lee. Risultato è stato il rimediare solo un forte mal di testa…

Cos’è “Hero”? Un film di genere, forse. Un esercizio di stile, magari – a guardarlo con occhio smaliziato, probabilmente è anche così. Un film furbo insomma, preda di allucinate visioni di spettacolari acrobazie e ralenty vertiginosi? È questo, in ultima sostanza, “Hero”, una ben congegnata idea per far soldi? No. Chi scrive è fermamente convinto che non si tratti affatto di una mera furbizia commerciale. “Hero” è piuttosto una finestra sul passato. Uno sguardo altro, verso le origini. Verso un mondo svanito. Parafrasando, “Hero” è un immenso, ampio alito nostalgico.  Sintassi elegiaca, onore e fede, gergo autoritario. Con una serie di quadri di rara bellezza – che si imprimono al primo sguardo,  irrimediabilmente, nella memoria – la pellicola segue i passi del pensiero di due uomini seduti l’uno di fronte all’altro, tête-à-tête, ridondando all’eccesso situazioni, portando a far coincidere nelle caratteristiche contraddistinguenti due versioni opposte dei fatti.

Restringendo ipoteticamente il campo, la camera da presa non si sposta mai dal luogo nel quale i due protagonisti – opposte fazioni, stessi assassini – si incontrano. Nel nome della patria, del proprio “credo” entrambi prendono delle decisioni. Parlano a lungo, e ciò provoca effetti fatali sul destino di entrambi. La parola è più potente della spada. Ridondanza. Ancora una volta. Il film è, a tutti gli effetti, una plateale, immensa “spada” che squarcia l’aria.

Chi è l’eroe, tra i due opposti protagonisti della pellicola? Magari nessuno dei due. Forse l’eroe vero e proprio è qualcun altro, qualche personaggio collaterale, ma non privo di spessore, che ha deciso (perché lo riteneva giusto) di cambiare irrimediabilmente il proprio passato/futuro, incontrando/affrontando proprio i due protagonisti. Forse la visione, allora, è molto più complessa del previsto. Forse i due uomini che si incontrano non sono altro che un mera scusante per la descrizione di ciò che accade a chi li affronta. E soprattutto, cosa comporta l’affrontarli. Causa/effetto.

Gli eroi esistono in tutte le fazioni che combattono una guerra. Tutto sotto uno stesso cielo. L’ode di morte si disperde nel nugolo di frecce che ottenebrano il cielo, in uno splendido, magistrale e silente finale.

Un uomo ha scelto, davanti al suo nemico, di non fermarle per uno scopo. Non c’è speranza nella storia raccontata in questa pellicola. È “morte” perché è una retrospettiva sul passato, perso per sempre, ma mai dimenticato. Appartiene a chi lo ha vissuto e ha deciso di raccontarlo. Non è un film per tutti, “Hero”. Forse, malauguratamente, non è un film per l’Occidente. Non gli appartiene. È una luce bianca che cade, imprigionata in una goccia d’acqua, fino a frantumarsi a terra, cromando il pavimento di storie diverse. Di colori diversi. A volte tenui, a volte forti, ma sempre “grandi”, come le imprese degli uomini che vi hanno preso parte. Uomini coraggiosi, soldati valorosi, persone fedeli allo scopo. In una sola parola: “eroi”.

19/09/2009

Cast e credits

Titolo Originale
Ying Xiong
Distribuzione
Eagle Pictures
Durata
96'
Produzione
Zhang Yimou
Sceneggiatura
Zhang Yimou, Li Feng, Bin Wang
Fotografia
Christopher Doyle
Scenografie
Huo Tingxiao, Yi Zhenzhou
Montaggio
Angie Lam, Ru Zhai
Musiche
Tan Dun

Trama

Nel 201 a.C. la Cina è divisa in 7 regni in guerra l'uno con l'altro. Il re di Qin vive relegato in una stanza a causa dei continui attentati. Nessuno può avvicinarsi a lui a meno di 100 passi. Un giorno uno sconosciuto si presenta al suo castello dicendo di portare le prove dell'uccisione dei sette killer assoldati per uccidere il re di Qin
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