Segreti di famiglia

Segreti di famiglia


Francis Ford Coppola

Drammatico | Usa
(2009)

Caro Maestro Coppola, dopo aver visto il suo “Segreti di famiglia” (a proposito, mi scuso a nome dei traduttori italiani per il banalizzante titolo nostrano) avrei dovuto scriverne una recensione. Ma poi, dopo un momento di riflessione, mi sono domandato se fosse mai possibile parlare del suo ultimo lavoro senza rivolgersi idealmente a lei, ripensando alla sua inimitabile carriera. Ebbene Maestro, devo confessarle che la mia impressione è che lei abbia girato un capolavoro. Dopo “Un’altra giovinezza“, sinceramente, ci eravamo preparati al peggio. I registi hollywoodiani che giocano a fare gli europei sono sempre risultati ridicoli: non conoscono i tempi cinematografici e neanche lo stile di un autore del Vecchio Continente. Così, quella storia in terra di Romania era parsa una vana ricerca dell’attimo poetico assoluto, in cui ogni aspirazione al raggiungimento di un ipotetico nirvana naufragava sotto i colpi di una sceneggiatura altamente improbabile. Quando abbiamo letto che con la sua ultima fatica lei si trasferiva in Sud America, a Buenos Aires per la precisione, lo spavento è stato probabilmente giustificato: il rischio di ripetere lo stesso errore di presunzione c’era.

Ma invece ci rimangiamo tutto: “Segreti di famiglia” è il più bel film sulla capitale argentina e la sua saga familiare aggiornata alla media borghesia post-crisi economica, ci consenta di affermarlo con un certo clamore, è talmente intensa ed emozionante da far impallidire persino tutte le sventure dei Corleone. Maestro, lei forse dovrebbe soltanto farsi aiutare da alcune mani esperte nell’ultima stesura dello script: le uniche debolezze stanno in certi dialoghi un po’ stanchi e didascalici che i due fratelli, Tetro e Benjamin, si scambiano soprattutto all’inizio della storia. Però è un difetto da poco, occorre riconoscerlo. Lei ha saputo dare nuovissima linfa a uno dei temi che al cinema maggiormente affligge la creatività dei migliori registi: le colpe dei padri che ricadono sui figli, il genitore malvagio intrappolerà negli stessi cattivi costumi anche la sua prole. Si ricorda? Ce lo insegnava già con “Rusty il selvaggio”, quel grandissimo film in cui c’era già un bianco e nero fulgido e saturo. Stavolta il protagonista, che deve decidere se svelare i segreti degli antenati al suo fratello minore e che vive in un perenne stato di fuga dal mondo, è però un personaggio di proporzioni gigantesche: Angelo Tetrocini, nei suoi flashback a colori, rivela un’esistenza che si potrebbe definire dostoevskijana, per l’alone di tragedia che incombe su ogni sua azione finita male.

E la pesantezza del destino che lo attanaglia, che traspare benissimo attraverso gli occhi persi dello straordinario Vincent Gallo, sembra soltanto un aggiustamento ai tempi moderni delle sofferenze del mitico Michael Corleone. Maestro, lei ha davvero trovato la chiave per parlare a tutti del più grande dei problemi umani: i rimorsi familiari possono cambiare la vita delle persone. Quando Benny ossessiona Tetro perché lo aiuti a ricostruire ciò che non ricorda del padre e della madre, è evidente che lo fa per un bisogno quasi fisico. Se non sa da dove proviene, non potrà mai guardare al futuro con serenità, rimarrà un bimbo per sempre. Se ci fermassimo qui, però, non si spiegherebbe l’entusiasmo di queste poche righe. Al thriller familiare, alla ricerca della verità e dei mali commessi in passato, si aggiunge l’altro segreto della felicità umana, che lei riesce ancora una volta a mettere in scena come si conviene, con tantissimi primi piani, tantissime ombre e poche lacrime. È il dramma di chi ha paura di non vedere per neanche una volta nella vita il suo nome accostato a qualcosa che abbia successo. Perché Tetro non riesce più a scrivere? Perché non vuole pubblicare il suo romanzo? Perché ha così timore del giudizio della critica e del pubblico? Perché, come in uno dei suoi ricordi gli ripete il tirannico padre sulla riva di una spiaggia, «in ogni famiglia c’è posto per un solo genio»: chi arriva dopo che può fare, se non accuciarsi ai suoi piedi?

Ma la chiave per una nuova vita sta proprio in questo: senza bisogno di superuomini o eroi, sfidare le ferree convinzioni paterne è l’unica via per una possibile strada alternativa, in cui, forse, il banco e nero della sua indimenticabile Buenos Aires, in cui le luci dei fari delle macchine abbagliano e confondono la mente, potrà dipanarsi lentamente e tornare ad essere quel vivido colore che, al momento, c’è solo nei ricordi dei suoi protagonisti.

22/11/2009

Cast e credits

Titolo Originale
Tetro
Distribuzione
Bim
Durata
127'
Produzione
American Zoetrope
Sceneggiatura
Francis Ford Coppola
Fotografia
Mihai Malaimare Jr.
Scenografie
Sebastián Orgambide
Montaggio
Walter Murch
Musiche
Osvaldo Golijov
Costumi
Cecilia Monti

Trama

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