Ballata dell’odio e dell’amore

Ballata dell’odio e dell’amore


Álex de la Iglesia

Commedia, Drammatico | Francia, Spagna
(2010)

È un clown triste il filo rosso che lega le più violente vicende della Spagna attraverso il novecento. Tra le stragi franchiste e gli attentati dell’ETA il clown Javier si muove come una scheggia impazzita in una fiumana di eventi, vicende pubbliche e private che ne legano indissolubilmente il destino con quello della nazione spagnola, che lo lanciano come invisibile protagonista del tragicomico carnevale della storia contemporanea: senza confini di genere “Ballata dell’odio e dell’amore” attraversa dramma e commedia, guerra e melodramma, horror e fantastico in un pastiche grottesco e spietato, in un demenziale spettacolo circense che si fa specchio della politica, della società, della vita stessa.

È un freak show dell’anima. Belve feroci e istinti animaleschi, nani e sinuose trapeziste, il volo folle dell’uomo-cannone, illusioni infrante, sogni perduti. La soglia dell’umano è un confine che si cerca continuamente di varcare, le leggi della fisica delle barriera da eludere. È un freak show di iperboliche visioni, di personaggi che ruotano vorticosamente attorno all’ineffabile centro di gravità della Storia: quelle di vittime e carnefici sono maschere che possono essere scambiate facilmente, l’odio e l’amore i due volti d’un Giano, i buoni e i cattivi ruoli mobili nella melodia dell’esistenza. “Ballata dell’odio e dell’amore” è in ogni momento l’eccesso più puro, un film con veste d’Arlecchino da amare o odiare senza condizioni.

Con un umorismo surreale che sconfina spesso nel puro horror Alex de la Iglesia segue un sentiero parallelo a quello de “Il labirinto del fauno” di Guillermo Del Toro dove la fantasia irrompe prepotentemente nel contesto storico e lo declina nelle tonalità dell’immaginazione: un colore, una luce, un suono, qualsiasi dettaglio sullo schermo si amplifica attraverso la cassa di risonanza d’una regia enfatica. I colori si saturano, il rosso (sangue) dilaga, la fotografia diviene accecante. Vengono subito in mente i “bastardi” quentintarantiniani, ma qui la storia non può essere riscritta fino in fondo come in quel grande metafilm perché è ancora aperta la ferita e, mentre la viva carne brucia, la sofferenza e il dolore si trasfigura nell’immaginario assumendo le forme di un (im)possibile amore, d’un amaro spasimo. Qui i sentieri della storia possono essere costeggiati, ripercorsi e scrutati e forse così possiamo scoprire che la realtà non invidia nulla al grottesco della finzione, che i suoi racconti sono altrettanto folli come quando il 20 Dicembre del 1973 l’automobile del presidente Luis Carrero Blanco, fatta saltare in aria da oltre cento chili di esplosivo, si librava  fino a trenta metri d’altezza superando un palazzo di sei piani in quel noto attentato che già  l'”Operacion Ogro” di Pontecorvo (1979) raccontava.

Estrema, eccessiva, bizzarra ogni inquadratura di De la Iglesia si riempie di simboli, si allaga di metafore, mentre invece i personaggi escono dall’allegoria circense come i due clown Javier e Sergio cui rimane cucita sul volto la maschera della sofferenza. Entrambi col volto sfregiato dalla violenza – subita o autoinflitta – come la Spagna stessa, entrambi destinati a un gioco di ruoli in una storia farsesca e paradossale sono le marionette che il regista dirige con la sua solita e tagliente ironia (“Il giorno della bestia” 1995, “La Comunidad” 2000,”Crimen Ferpecto” 2004, ma anche il meno felice cambio di registro di “Oxford Murders” 2008). “Ballata dell’odio e dell’amore” è una poesia trash in bilico tra fiaba e Grand Guignol, storia della Spagna contemporanea e dei suoi artefici, ma anche un grande dono d’amore al pubblico cinefilo che ritrasportato in un circo felliniano ritroverà nella satura lanx di De la Iglesia tanto Bunuel quanto Jodorowsky fino alla finale scalata di hitchcockiana memoria centrifugati in un calderone barocco, buffonesco, maledettamente drammatico come l’odio e l’amore. Come la vita.

18/09/2010

Cast e credits

Titolo Originale
Balada Triste de Trompeta
Distribuzione
Mikado
Durata
107'
Produzione
Canal+ España, Castafiore Films, Motion Investment Group, Televisión Española (TVE)
Sceneggiatura
Álex de la Iglesia
Fotografia
Kiko de la Rica
Montaggio
Alejandro Lázaro
Musiche
Roque Baños

Trama

1937. La Guerra civile spagnola vista da dentro e da fuori il mondo del circo. Javier e Sergio sono due pagliacci che combattono per l'amore di un'acrobata
Her Private Hell
Her Private Hell

Nicolas Winding Refn torna al lungometraggio con un’opera visivamente magnetica che interroga la paternità tra protezione, controllo e possesso. Ma nel tentativo di decostruire la figura del padre, Her Private Hell rischia di trasformare quella della figlia nell’ennesimo oggetto del proprio sguardo

Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio
Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio

"Heart of the Beast" di David Ayer è l'ultimo di una serie di film che raccontano la wilderness americana rispolverando il mito della frontiera. Ne risulta un film di sopravvivenza in cui lo spazio dell'azione è affiancato da una contemplazione rispettosa del creato in ogni sua forma, retto sull'interpretazione tutta fisica di Brad Pitt

Una storia
Una storia

"Una storia" di Anna Foglietta ha ottime premesse e può contare sulla bravura dei due protagonisti, ma non convince del tutto: la scelta di raccontare questo dramma familiare attraverso una regia estremamente statica, inquadrature fisse e lunghi silenzi finisce per appesantire il ritmo

Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio
Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio

Palestina, 1936, durante il protettorato britannico. Un villaggio di palestinesi cristiani vede le proprie terre sottratte per far posto a una colonia ebraica. Il film racconta con efficacia la rivolta che segue, pur in maniera a volte didascalica

Resident Evil
Resident Evil

Con un reboot radicale, Zach Cregger tradisce la lore del videogioco per abbracciarne la geometria formale. Tra luci espressioniste, spazi claustrofobici e montaggio sincopato, i tropi del survival horror diventano stile. Pur prevedibile nella scrittura, il film è un horror solido e grottesco.

Nessun Dolore
Nessun Dolore

In "Nessun Dolore" Gianni Amelio torna a raccontare il presente con un film testamentario e poetico che parte da uno dei temi più cari al suo cinema, quello del mancato incontro tra un padre e un (possibile) figlio, per mettere in scena la palingenesi di un personaggio "eretico", un Alessandro Borghi in stato di grazia, disposto all’esilio sociale pur di non rinunciare all’empatia verso i più deboli

Serpenti
Serpenti

Con "Serpenti", presentato alla Mostra del cinema di Venezia, Roberto De Paolis Maino si confronta con il grottesco e la commedia nera per raccontare una storia che affonda nelle contraddizioni della società italiana. Al centro, un uomo e un commissariato romano diventano gli elementi di un paradosso kafkiano, tra burocrazia, assurdità e violenza di genere

The Invite – Il piacere è tutto nostro
The Invite – Il piacere è tutto nostro

Olivia Wilde costruisce un divertente dramma da camera sulle contraddizioni della coppia contemporanea, affidandosi a un cast perfettamente assortito. The Invite intrattiene e incuriosisce, ma rinuncia alle implicazioni più radicali delle proprie premesse