20 sigarette

20 sigarette


Aureliano Amadei

Drammatico | Italia
(2010)

Nell’ultimo decennio si è generata una nuova ondata di film statunitensi che trattano diverse tematiche e aspetti inerenti alla guerra in Afghanistan e il secondo conflitto iracheno. In Italia al di là dei telegiornali e di qualche edificante fiction formato santino s’è visto poco, anche perché queste guerre le abbiamo viste da lontano, come se non ci appartenessero (però, per sicurezza, i contingenti italiani non mancavano).

Ovviamente è compito arduo riflettere su avvenimenti così ravvicinati e freschi nella memoria di ciascuno di noi, ma nelle intenzioni di Aureliano Amadei non c’è quella di perorare una tesi, pro o contro la guerra che sia, bensì, molto più semplicemente, di raccontare una storia, la sua.

Infatti il regista del film, tratto dal libro scritto a quattro mani con Francesco Trento “Venti sigarette a Nassiriya”, è uno che in Iraq c’è andato e ha rischiato di lasciarci la pelle, scampando miracolosamente all’attentato di Nassiriya che costò la vita a ventotto persone. 

La presentazione del protagonista, affidata al volto e alla voce di Vinicio Marchioni (noto per il ruolo del Freddo nel serial di “Romanzo criminale”), ci descrive un ragazzo scanzonato, precario per vocazione, e che, in attesa di diventare attore, occupa il tempo realizzando videclip amatoriali “socialmente utili”. Un giorno Stefano Rolla, amico di famiglia, gli propone di andare in Iraq per fare da aiuto regista: e così Aureliano invece di partecipare a una manifestazione contro la guerra parte per Nassiriya. Le venti sigarette del titolo sono quelle che Aureliano riuscì a fumare durante la sua permanenza a Nassiriya, in circa ventiquattr’ore: la sua parentesi irachena sarà breve e lo segnerà per sempre nello spirito e nel fisico (Aureliano è costretto a camminare con l’ausilio di un bastone).

“20 sigarette” è sicuramente un esordio sentito, che però possiede sia i difetti dell’opera prima sia quelli del film “troppo personale”. Le scelte stilistiche di Amadei appaiono sullo schermo come un mix disomogeneo: abbiamo la “camera a mano” che va avanti per long take documentaristici e che esplode nella soggettiva da videogame sparatutto tenuta durante la sequenza dell’attentato, i montage videoclippari gratuiti e squarci immaginifici accennati all’inizio e poi abortiti (e l’idea dei sogni spezzati poteva essere interessante). Il fritto misto stilistico è in continuità coi cambi di registro che spezzano il film in tronconi commedia-dramma-commedia, senza mezze misure né passaggi intermedi e, visto “cosa” si vede sullo schermo, il “come” stride spesso come le unghie sulla lavagna.

La seconda parte del film è quella del “reduce”: c’è il ritorno a Roma, la degenza ospedaliera con la processione di alti ufficiali e politici; poi una parentesi sulla pubblicazione del libro e sulle ferite – psicologiche – che non si rimarginano.

Da notare come il trauma subito da Aureliano procuri un assestamento al suo modo di prendere la vita “alla giornata”: si sposa e mette su famiglia con “il suo migliore amico” Claudia (interpretata da Carolina Criscentini), scrive il libro e poi gira il film sulla sua vicenda. Aureliano ingaggia una lotta per esorcizzare questi ricordi, con l’urgenza di esprimere il proprio punto di vista critico su una faccenda che l’ha visto involontario protagonista e denunciare le deformazioni che fecero i media su quello che succedeva prima e su quello che sarebbe successo dopo l’attentato.

La possibile densità è annacquata dalla volontà di non sottindere tesi (“Siamo tutti carnefici” dirà Aureliano durante un incontro per il suo libro, alla fine del film), di non enfatizzare, di non apparire retorici: tutti sani principi, ma la narrazione, pur assumendo il necessario valore della Storia raccontata dal singolo, non riesce a donare al film quella forza che permette di incidere realmente nella mente e nel cuore dello spettatore, vista la propensione a sdrammatizzare, a contraddire le problematizzazioni, a pasticciare le forme. Ad Amadei avrebbe forse giovato affidare la regia a qualcun altro, ma queste venti sigarette rappresentano ormai una propaggine del suo corpo, della sua mente, e sarebbe stata una separazione troppo dolorosa. Il film si avvicina alla sufficienza proprio per i difetti di generosità e pudore, ma l’Aureliano regista è rimandato all’opera seconda, se mai ce ne sarà una.

19/09/2010

Cast e credits

Titolo Originale
20 sigarette
Distribuzione
Cinecittà Luce
Durata
94'
Produzione
Massimo Bonivento; Tilde Corsi; Gianni Romoli
Sceneggiatura
Aureliano Amadei; Gianni Romoli; Francesco Trento; Volfgango De Biasi
Fotografia
Vittorio Omodei Zorini
Scenografie
Massimo Santomarco
Montaggio
Alessio Doglione
Musiche
Louis Siciliano
Costumi
Catia Dottori

Trama

Aureliano, anarchico e antimilitarista, 28enne precario nel lavoro e negli affetti, riceve all'improvviso l'offerta di partire per lavorare come aiuto regista alla preparazione di un film che si svolge in Iraq, al seguito della 'missione di pace' dei militari italiani, con il regista Stefano Rolla. Scopre un'umanità e un senso di fratellanza che non s'aspettava di trovare, ma non fa in tempo a finire un pacchetto di sigarette che si ritrova protagonista della tragedia dell'attentato alla caserma di Nassirya, il 12 novembre 2003
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