Figli delle stelle

Figli delle stelle


Lucio Pellegrini

Commedia | Italia
(2010)

Una volta, quando arrivava la crisi di mezza età, i personaggi di un film caricavano armi e bagagli e scappavano in Marocco o su un’isola dell’Egeo, come ci ha insegnato Gabriele Salvatores.

Oggi, da quando ci sono le varie “Film Commission” regionali, scappare non si può più, si resta in Italia, a rimirare montagne innevate o vedere scorrere fiumi d’argento (!) o scottarsi i piedi su spiagge torride e salentine.

Lucio Pellegrini ci porta con “Figli delle stelle” nella ridente Val d’Aosta, Alpi, alpeggi e una comunità rintronata in cerca di emozioni vere.

Pepe (Pierfrancesco Favino), Marilù (Claudia Pandolfi), Bauer (Giuseppe Battiston), Tony (Fabio Volo) e Ramon (Paolo Sassanelli), si riuniscono in un’improbabile banda per rapire un ministro della repubblica.

Il piano riesce incredibilmente anche se a metà. Tra chiacchiere e polenta, il finale ristabilisce l’ordine anche perché se si può tollerare che restino in circolazione delinquenti pericolosi, è meglio che i deficienti siano rinchiusi in galera. Almeno questa è sembrata la morale del film…

Quarto lungometraggio di Lucio Pellegrini che fa il regista di professione e in questi tempi di dura crisi ha poco da lamentarsi. Più leciti i lamenti di chi paga il biglietto e si trova davanti a una storia senza capa ne coda.

Una storia confezionata come una serie di sequenze incoerenti e incollate alla meglio tra loro, rinsaldate da un montaggio televisivo, veloce à la MTV e inespressivo.

Ancora peggio quando la regia si affida ai “frequentativi”, quelle sequenze che danno il “tono” alla storia senza farla avanzare di un millimetro. Il riferimento va ai due “videoclip” sulle note degli omonimi tormentoni anni ’80, quello che dà il titolo al film cantato da Alan Sorrenti e la canzone “Wot” di Captain Sensible, nei quali protagonisti, comparse e montagne innevate ballano e cantano in letizia senza capire cosa faranno da grandi. E grandi lo sono già.

Anche la compresenza di tanti bravi caratteristi non fa decollare la storia, forse perché sono tutti caratteristi e nessuno ha le doti per emergere, guidare gli altri, dare smalto a un racconto che in fin dei conti non è raccontato, solo accennato.

Il quasi ministro Giorgio Tirabassi (onorevole Stella) non ha in corredo la faccia e la mimica di un sequestrato e attinge all’esperienza fatta come “giudice Borsellino” nell’omonima fiction TV.

Fabio Volo ha ritrovato finalmente il suo equilibrio di italiano men che medio dopo che per dieci anni ha fatto di tutto (TV, radio, libri, cinema) neanche fosse Pier Paolo Pasolini.

Favino, dopo il kitsch di Ozpetek, si abbrutisce da burino, lacero, puzzolente e eterosessuale.

Dispiace per Claudia Pandolfi. Neanche lei ha la stoffa della diva. Almeno fa decollare il film dal meritato 4 a un 5 di stima. Per lei.

14/11/2010

Cast e credits

Distribuzione
Warner Bros
Durata
102'
Produzione
ITC Movie - Warner Bros
Sceneggiatura
Lucio Pellegrini – Francesco Cenni – Michele Pellegrini
Fotografia
Gian Enrico Bianchi
Scenografie
Roberto De Angelis
Montaggio
Walter Fasano
Musiche
Giuliano Taviani
Costumi
Silvia Nebiolo

Trama

Un’improbabile banda decide di rapire un ministro della repubblica. Il piano riesce incredibilmente anche se a metà...
Fatherland
Fatherland

Pawlikowski continua la sua ricerca formale improntata al rigore, con un distacco che stavolta ha anche rilevanza tematica ma sempre al limite con il vuoto esercizio stilistico. Un breve racconto di fantasmi che contiene il conflitto il più possibile, solo per sgonfiarsi ma riuscendo in ultima istanza a darsi un senso nel finale, rinunciando al suo gioco cervellotico

Zustissia
Zustissia

Il convincente esordio di Francesco Piras allarga gli orizzonti del cinema sardo ponendo al centro un tema di rilevanza nazionale. Lo stile sobrio e asciutto, la messa in scena immune dai clichè e l'efficace direzione degli attori denotano la matura consapevolezza del mezzo cinematografico

The Social – Il prezzo della verità
The Social – Il prezzo della verità

L'Aaron Sorkin regista non si dimostra allo stesso livello dello sceneggiatore, per un'opera che funziona e intrattiene ma che non riesce a incidere fino in fondo, come il tema trattato invece richiederebbe

L’isola dei ricordi
L’isola dei ricordi

"L'isola dei ricordi" è un'opera di transizione come la fase che il cinema di animazione sta vivendo. Semplificando la trama pur senza lesinare sulla profondità, il film di Crawford e Mercado cerca una nuova identità visiva sperimentando con gli stili

L’albero di molto lontano
L’albero di molto lontano

Ben Gregor firma un fantasy per ragazzi che non ha alcuna impronta autoriale ma riempie tutte le caselle giuste per essere avvincente. Sana e innocua avventura per famiglie, è l'adattamento per lo schermo di uno dei titoli più celebri della popolarissima Enid Blyton

Balcanica
Balcanica

Un'opera di sottrazione rigorosa, che sublima il dramma migratorio in una sospensione esistenziale dove la musica si fa baluardo identitario. Pur penalizzato da alcune fragilità nella scrittura, il film testimonia una coerente e partecipe consapevolezza formale

La città dei vivi
La città dei vivi

Sin dall'anteprima a Venezia 83, l'adattamento di Edoardo Gabriellini de "La città de vivi" ha convinto e non convinto, tra la scelta di lasciare fuori campo il taglio da truecrime, e un sacco di idee interessanti su cui il regista livornese punta non sempre con la stessa convinzione

L’Estranea
L’Estranea

Dopo “La valle dei sorrisi” Paolo Strippoli continua a esplorare la possibilità di contaminazione delle forme del cinema operando uno scatto in avanti rispetto alla capacità di sfruttare le potenzialità del linguaggio cinematografico. La suggestione visiva prevale sul disegno d’insieme ma le ambizioni rimangono intatte. Ottima la prova degli interpreti su cui svettano Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi