Unknown – Senza identità

Unknown – Senza identità


Jaume Collet-Serra

Azione, Thriller | Canada, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Usa
(2011)
I film di Jaume Collet-Serra non sono mai quello che sembrano: partono su un certo registro e si evolvono in qualcos’altro. E’ per questo che il regista spagnolo ci piace e convince da sempre, e ci pare decisamente qualcosa in più di un semplice mestierante. Pur lavorando all’interno del cinema di genere, Collet-Serra ha sempre dimostrato di saper rielaborare con furbizia e profondità i topoi dell’horror e del thriller: il remake de “La maschera di cera” inizia come un’epigono del filone slasher 2000 targato Michael Bay (“Non aprite quella porta” di Nispel, per intenderci) ma poi si apriva a iniezioni splatter quasi surreali, eleganti soluzioni scenografiche e di messa in scena (la liquefazione finale), riflessioni non banali sul cinema contemporaneo (la sequenza in cui è proiettato “Che fine ha fatto Baby Jane?”). Specularmente “Orphan” partiva come un dramma familiare non originalissimo per poi diventare un tesissimo horror capace di instillare il dubbio sino alle ultime battute sull’origine della follia della piccola protagonista (per poi spiazzare tutti con un colpo di scena geniale e pessimista). Se si esclude l’infelice parentesi “su commissione” del secondo capitolo della serie sportiva “Goal” (“Vivere un sogno”), si potrebbero rintracciare i prodromi di un vero e proprio percorso autoriale, ma non vogliamo avventurarci in territori capziosi.

 

“Unknown – Senza Identità”, benché sia stato venduto dai distributori come una sorta di sequel di “Io vi troverò” (farsesco action sempre con Liam Neeson, sotto l’egida di Luc Besson), è ben altra cosa, ed esattamente come le precedenti prove del regista catalano, spiazza e intrattiene con intelligenza. La sceneggiatura del duo Butcher-Cornwell, ispirata al romanzo di Didier Van Cauwelaert, mescola abilmente reminiscenze di “Frantic” di Polanski (la città “straniera” in questo caso è Berlino), “Intrigo Interazionale” di Hitchcock, per diventare poi in dirittura d’arrivo una sorta di clone di “The Bourne Identity“: un accumulo talmente parossistico di citazioni-imitazioni e colpi di scena che in altre mani sarebbe risultato ridicolo, ma non in quelle di Collet-Serra. Che non a caso non bada mai alla verosimiglianza e gira conservando una buona dose d’ironia (valga su tutte il confronto tra i “due” dottor Harris all’interno del laboratorio), puntando tutto sul ritmo (davvero serrato dall’inizio alla fine).

Berlino è fotografata benissimo, tra colori freddi ben contrastati, interamente dominata da neon e acciaio, quasi sempre deserta e popolata da facce poco raccomandabili. Il regista ha imparato bene la lezione di Polanski ed è in grado di creare tensione e un clima di paranoia con pochi elementi, ma le citazioni sono eclettiche e gustose, a partire da “La donna che visse due volte”, a cui fa riferimento l’algida bionda-bruna January Jones (la Betty della serie “Mad Men”).

Permane il piacere della visione, che partendo da basi realistiche (l’incidente in cui Neeson rimane in coma, il risveglio con i ricordi offuscati) si colora poi di elementi sempre più assurdi, caratteristici di un cinema fuori dal tempo (i personaggi di Bruno Ganz, che interpreta un ambiguo ex-agente della Stasi, e Frank Langella, killer dai modi eleganti, memore del Max Von Sydow de “I tre giorni del condor”) ben più libero.

Collet-Serra, attraverso una serie di tappe “obbligate” (il rocambolesco inseguimento in auto, il finale esplosivo e action), tesse un complicato intreccio comunque sempre godibile e rispettoso del suo pubblico di riferimento (cosa che invece non fa Nolan nel suo eccessivamente “cerebrale” “Inception“) che riesce a diventare anche una riflessione non banale sul tema dell’identità (quasi una variante sullo schema di “Darkman” di Raimi, solo che in quel caso il protagonista non aveva un volto e si appropriava di quello degli altri), della finzione e dell’interpretazione (l’agente Jason Bourne era un sicario governativo che aveva perso la memoria, in questo caso il killer si è totalmente immedesimato con la sua identità fittizia e di copertura, in un cortocircuito sensoriale senza via di ritorno).

28/02/2011

Cast e credits

Titolo Originale
Unknown
Distribuzione
Warner Bros
Durata
113'
Sceneggiatura
Olivier Butcher, Stephen Cornwell
Fotografia
Flavio Martinez Labiano
Scenografie
Richard Bridgland
Montaggio
Tymothy Alverson
Musiche
John Ottman, Alexander Rudd
Costumi
Ruth Myers

Trama

Il dottor Martin Harris a Berlino con la moglie è vittima di un tremendo incidente stradale. Risvegliatosi dal coma scopre che la propria identità è stata rubata, e nessuno, a partire dalla moglie, pare credergli.

Paper Tiger
Paper Tiger

LOCARNO 79 - James Gray realizza con "Paper Tiger" una nuova opera perfettamente coerente con la propria poetica, ma anche, al contempo, un momento di riflessione e bilancio relativo alla sua filmografia

A New Dawn
A New Dawn

Ridotto nel minutaggio, nel cast e nella fabula l'esordio alla regia dell'artista visuale Shinomiya Yoshitoshi "A New Dawn" mostra la sua ambizione nello stile visivo sfaccettato e nella struttura narrativa che mescola costantemente passato e presente, proponendo un coming of age stimolante e non banale

Ricchi… da morire – Delitti in famiglia
Ricchi… da morire – Delitti in famiglia

La storia, raccontata in flashback dal braccio della morte dal cinico Becket Redfellow, segue il suo spietato e calcolato piano per eliminare uno a uno i sette bizzarri parenti miliardari che lo separano da una colossale eredità familiare. La sua letale scalata verso la ricchezza si complica terribilmente quando entra in scena l'imprevedibile Julia, trasformando la vendetta in un caotico e pericoloso gioco di inganni in cui nessuno è al sicuro.

L’Hangar Rosso
L’Hangar Rosso

Ambientato a Santiago del Cile durante il golpe dell'11 settembre 1973, il film segue il capitano dell'aeronautica Jorge Silva, costretto dai superiori a trasformare la sua accademia militare in un brutale centro di detenzione e tortura per prigionieri politici. Diviso tra l'obbedienza cieca al nuovo regime di Pinochet e i dettami della propria coscienza, Silva si troverà davanti a un drammatico bivio morale quando gli verrà ordinato di giustiziare due giovanissimi detenuti

Odissea
Odissea

Ipotetico coronamento delle ambizioni del suo autore, l'"Odissea" di Christopher Nolan è una reinterpretazione tanto efficace dal punto di vista sensoriale quanto irresoluta da quello discorsivo, una frenetica cavalcata attraverso immaginari, generi, ambientazioni ed eventi che si sviluppa intorno alla modernizzazione dell'eroe eponimo

Kontinental ’25
Kontinental ’25

Radu Jude trasforma la morte di un senzatetto in un'indagine sulla responsabilità morale, sul senso di colpa e sulle contraddizioni della società contemporanea. Un saggio cinematografico che privilegia il confronto delle idee alla narrazione, trovando nella propria irresolutezza tanto la sua forza quanto il suo limite

Scary Movie
Scary Movie

Questo nuovo capitolo della saga di "Scary Movie" segna il ritorno al team creativo dei fratelli Wayans e delle due protagoniste principali. Cambia poco rispetto al passato, con tante battute stupide e forse qualcosa (molto poco) da dire

Toy Story 5
Toy Story 5

Forse un po' a sorpresa, il trentunesimo lungometraggio targato Pixar non è (solo) una gigantesca operazione nostalgica, bensì l'occasione per riflettere sull'eredità pop-culturale che la saga di "Toy Story" ha lasciato dagli anni 90 fino a oggi