Dylan Dog

Dylan Dog


Kevin Munroe

Horror | Usa
(2010)

Era l’ottobre del 1986 quando il fumettista Tiziano Sclavi diede vita al personaggio di Dylan Dog e con esso ad un archetipo culturale che chiamò a sé migliaia di lettori del Bel Paese. All’interno di ogni albo, contenente un centinaio di pagine, Sclavi racchiuse un universo parallelo attraversato dall’incubo e dall’orrore, un mondo in cui Dylan potesse redimersi dal male per trovare rifugio tra le braccia di una morale capace di scavare a mani nude tra riflessioni di impronta antropologica e filosofica (il Sublime burkiano, l’Eros e Thanatos) ed associazioni con la società contemporanea. Un mondo dove, a saper leggere in profondità, i mostri il più delle volte non eravamo altro che noi. Craven, Polanski, Hitchcock, Argento, Bergman. Inutile negare quanto il cinema abbia influenzato notevolmente il soggetto e la caratterizzazione del fumetto, così come avvenne, di riflesso, con la frangia più tenebrosa in campo letterario (la poesia di Dylan Thomas, l’atmosfera funerea di Lovecraft, l’universo gotico di Poe). Forse è proprio a causa della complessità e della profondità di contenuti che Dylan Dog, in venticinque anni di vita, non è mai riuscito a trovare uno spazio da protagonista nel mondo della settima arte.

Senza paura ci prova il canadese Kevin Munroe, nel duplice ruolo di produttore e regista. Ma nulla di quanto detto in apertura ha la benché minima affinità con questo pseudo adattamento cinematografico. A cominciare dall’acquisizione di un solo diritto d’autore, quello del nome del protagonista, per l’appunto. Tutto il resto è dichiaratamente falso, dai personaggi ai tratti distintivi del protagonista, dall’ambientazione ai dialoghi (non basta citare alla bella e buona i famosi “Giuda Ballerino!”, “Old boy”, “Right!” per fare di un imbalsamato Brandon Routh il mitico Dylan). La storia è un mix di soggetti cinematografici scopiazzati qua e là: si parte dall’eterna lotta tra vampiri e lupi mannari di “Underworld” per giungere ai combattimenti televisivi di “Buffy” l’ammazzavampiri, passando per le discoteche, covo dei succhiasangue in “Blade”.

 

Dulcis in fundo una voice-off insostenibile, una comicità demenziale fuori luogo, il  trionfo conclusivo di effetti speciali che forse, in modo del tutto involontario, riesce nell’impresa di risultare più ridicolo di qualsiasi altro contorno burlesco già presente nel film. Anche quello che dovrebbe essere un omaggio ai creatori del fumetto altro non è che un richiamo sconclusionato e forzato (i personaggi di Sclavi e Borelli, quest’ultimo in riferimento all’editore Bonelli). La catastrofe messa in atto da Munroe prende forma non tanto per il demerito di aver partorito una pellicola davvero orrenda, bensì per via dell’imperdonabile colpa di aver storpiato un mito impresso ormai nell’immaginario collettivo in un teen movie infarcito di horror gratuito e demenza allo stato puro. Addirittura il mediocre lavoro di Michele Soavi del 1994 “Dellamorte Dellamore” (anche esso ispirato alla figura dell’ “indagatore dell’incubo”) riesce a mostrare, in rapporto al film di Munroe, un’integrità e una concretezza davvero invidiabili.

“Prima di dedicarmi al film ho letto i 6 numeri di Dylan Dog usciti in lingua inglese e in quei fumetti sono già presenti alcune differenze con la versione italiana. Quando poi mi è arrivata la sceneggiatura, che al tempo si chiamava “Dead of night”, ho capito che prima di cominciare a girare avrei dovuto leggere anche gli albi italiani. L’ho fatto e li ho trovati molto più profondi, nella versione inglese e in quella americana si è perso qualcosa della loro ricchezza. Ma probabilmente era un sacrificio necessario per arrivare al pubblico più vasto possibile”¹. Il cinema americano è libero di preferire questi tipi di sacrifici, con i risultati che ne seguono. Noi però ci teniamo stretto il vero Dylan Dog, opera di culto e di raffinato spessore che nell’arco di un quarto di secolo ha fatto innamorare, tra gli altri, uno dei padri della semiologia contemporanea, un certo Umberto Eco.

¹ Kevin Munroe, intervistato da Ilaria Ravarino in mymovies.it

17/03/2011

Cast e credits

Titolo Originale
Dylan Dog: Dead of Night
Distribuzione
Moviemax
Durata
110'
Produzione
Hyde Park Films, Long Distance Films, Platinum Studios
Sceneggiatura
Joshua Oppenheimer, Thomas Dean Donnelly
Fotografia
Geoffrey Hall
Scenografie
Raymond Pumilia
Montaggio
Paul Hirsch
Musiche
Klaus Badelt
Costumi
Caroline Eselin

Trama

L'investigatore dell'incubo Dylan Dog, accompagnato dal fido assistente Marcus, si ritrova nel mezzo di una lotta per il controllo del territorio di New Orleans tra un antico clan di vampiri e un altrettanto ancestrale branco di lupi mannari. In questa incresciosa situazione, avrà anche il tempo di innamorarsi della bella Elizabeth...
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