Transformers 3

Transformers 3


Michael Bay

Azione, Fantastico | Usa
(2011)
“Transformers: Dark of the Moon” è innanzitutto l’apoteosi del cinema di Michael Bay, un regista che, volenti o nolenti, ha modificato irreversibilmente il modo di intendere l’action e il popcorn movie nella Hollywood postmoderna. A livello di sceneggiatura (sempre di Ehren Kruger come per il precedente sequel) non è che presenti molte novità questo terzo “Transformers”: al centro dell’intreccio v’è ancora una volta l’eterna lotta tra bene (Autobots) e male (Decepticons) e il personaggio dell’umano imbranato, ma eroico, Sam Whitwicky (Shia LaBeouf), che aiuta i robottoni nella loro missione. Cambia qualche particolare, come il personaggio femminile. Eliminata Megan Fox, che aveva paragonato il regista a Hitler, subentra la meno carismatica (e meno sexy) Rosie Huntington-Whiteley, ma la sostanza resta la stessa.

 

Summa e sintesi dei due precedenti film, “Transformers 3” ne estremizza le due componenti principali: l’ironia, nella prima parte, e la spettacolarità, nella seconda. La presa in giro e l’autoconsapevolezza diventano farsa, satira: Sam è lavoratore precario nonostante una medaglia ricevuta da Obama in persona, il suo capo è una macchietta (lo interpreta un divertito John Malkovich) ai limiti del demenziale, e anche il personaggio dell’ex agente Simmons (Turturro) è ormai prossimo alla comica slapstick. Tutta la prima parte è condotta con un tono da commedia caciarona ed esagerata, dilatata ed eccessiva come tutto il cinema di Bay, lunghissimo preludio a quello che è il vero cuore pulsante della pellicola, ovvero l’intensa battaglia conclusiva, in cui la città di Chicago è letteralmente rasa al suolo dagli alieni mutaforma d’acciaio. E qui, in dose rincarata rispetto al già ambiguo numero due, e in netta opposizione rispetto allo spensierato capitolo originale, si delinea una forma di entertainment nient’affatto innocuo o effimero.

La guerra tra robot inscenata da Bay è ormai esplicita metafora dei conflitti bellici in cui sono coinvolte le forze Usa, gli ideali storici e libertari sono “riscritti” all’insegna del cinismo e dell’arrivismo (la “corsa allo spazio” promulgata da Kennedy appositamente per appropriarsi di una tecnologia aliena sconosciuta), le ambientazioni, i personaggi , gli scontri a fuoco riecheggiano temibili pagine della nostra storia (il leader dei cattivi Decepticons, Megatron. infagottato e cieco da un occhio come il Mullah Omar, la città di Cernobyl spettrale e deserta dopo il disastro nucleare, che tramanda un monito oggi più attuale che mai, il crollo del grattacielo a Chicago, che si ripiega su sé stesso come le Twin Towers nel giorno più spaventoso della storia degli Stati Uniti), mentre la difesa della propria Patria da nemici esterni passa ormai obbligatoriamente attraverso il pedaggio del militarismo e della forza armata. E qui verrebbe da chiedersi se la “colomba” Spielberg, nume tutelare di tutte e tre le pellicole, anche alla luce di recenti prove che utilizzavano e parlavano della violenza in modo piuttosto ambiguo (vedi “Munich” e non solo), non si sia tramutato in “falco”. Senza contare la sequenza delle navi Decepticons che inceneriscono (letteralmente) gli umani, che pare uscire direttamente dal suo “La guerra dei mondi”.

 

Ma il vero deus ex machina dell’operazione resta Michael Bay, che nell’ultima ora di pellicola mette in scena la guerra dei Transformers come un vero assalto ai sensi dello spettatore: visivamente, e uditivamente, frastornante, la lunga battaglia urbana per le strade di Chicago ha come parente prossimo solo “Black Hawk Down” di Scott. L’immagine è sovraccarica di elementi digitali che la rendono una sorta di pastiche avanguardistico, il montaggio è subliminale, la macchina da presa si muove con la velocità di un treno: è il punto di non ritorno del cinema dell’era digitale (molto più di quanto fece “Avatar“) o il nadir di un regista che da sempre ha testato le possibilità della macchina-cinema. Il risultato può esaltare (e la già menzionata sequenza del crollo del palazzo, con i protagonisti all’interno, lascia a bocca aperta come aveva fatto “L’avventura del Poseidon” nel ’72, “Guerre Stellari” nel ’77 o “Terminator 2” nel 1991) o generare immediato disgusto, ma di certo non lascia indifferenti (anche se alcuni critici Usa, e non, sembrano più interessati a cercare nuovi modi per sfottere il nome del regista, ormai ufficialmente annoverato tra i nemici della settima arte).

29/06/2011

Cast e credits

Titolo Originale
Transformers: Dark of the Moon
Distribuzione
Universal Pictures
Durata
156'
Sceneggiatura
Ehren Kruger
Fotografia
Amir M. Mokri
Scenografie
Nigel Phelps
Montaggio
Roger Barton, Joel Negron, William Goldenberg
Musiche
Steve Jablonsky
Costumi
Deborah Lynn Scott

Trama

I malvagi Decepticon vengono a conoscenza di una nava spaziale nascosta sulla luna. Spetterà agli Autobot e al loro alleato umano Sam Whitwicky impedire che vengano in possesso dei temibili segreti celati all'interno dell'astronave...
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