L’ultimo re di Scozia

L’ultimo re di Scozia


Kevin Macdonald

Biografia, Drammatico | Gran Bretagna
(2006)

Il cinema è un luogo di potere. La verticalità di cui il potere “politico” è fatto (volente o nolente) trova un calco piuttosto calzante nel medium cinema, capace di dipingerne la necessità di iconismo e semplificazione, o persino l’ambiguità sempre accennata e mai argomentabile, con un’acutezza che in altri linguaggi sembra più faticosa. Peter Morgan, co-sceneggiatore insieme a Jeremy Brock di questo “L’Ultimo Re di Scozia”, ha dedicato tutta la sua carriera a inseguire questa consonanza: prima con “The Queen”, più recentemente con “Frost/Nixon” e (da produttore) “La talpa“, cui seguirà il prossimo attesissimo Bond, “Skyfall”. Ma, forse, mai come in questa pellicola è serpeggiato un certo sarcasmo nei confronti dell’idea stessa di uomo di potere.

1970: fresco di laurea in medicina, Nicholas Garrigan (James McAvoy) decide di assecondare il suo indomabile spirito di avventura e unirsi a una missione in Uganda. Entra quindi con entusiasmo nello staff del Generale Idi Amin (Forest Whitaker), militare carismatico che ha appena conquistato le redini del paese dopo il regime di Obote: Garrigan si guadagna la stima del Presidente, e lo osserva alimentare la sua indole estroversa e paranoica. Realizzando di essere diventato corresponsabile degli orrori perpetrati dal leader ormai fuori controllo, Nicholas mette da parte la cieca fiducia nel Generale e tenta disperatamente di sottrarsi alla sua caduta verso il baratro.

Affidata alla mano di Kevin Macdonald, al suo esordio nella fiction dopo una lunga militanza nel documentario televisivo e non (“La morte sospesa”, 2003), questa scalata all’inferno è dipinta con il taglio impietoso e sobrio della presa diretta. Difficile imbattersi in primissimi piani o dettagli: Macdonald ci tiene a distanza di sicurezza per tutta la durata del film, indugiando su mezze figure e primi piani con la volontà di sottolineare l’artificiosità dei rapporti tra i personaggi, osando persino zoomate improvvise e panoramiche trancianti. Ma è il cast a dare profondità alla pellicola: energica prova per James McAvoy, la prima da protagonista, in un personaggio prigioniero della sua sfrontata immaturità tanto quanto l’enorme Forest Whitaker, che invece riplasma una pagina di storia poco conosciuta all’Occidente in una creatura straordinariamente credibile e garagantuelica, profondamente fisica – anche la ptosi dell’attore, nei rarissimi dettagli, dona un ulteriore strato di paranoia al personaggio di Amin.

L’humus va trovato nello script di Morgan e Brock, che ritocca ad arte la storiografia (il personaggio di Garrigan non è mai esistito, ma si basa in parte sulla vita di Bob Astles, collaboratore sia di Amin che del suo predecessore Obote) per porre domande sulle contraddizioni del potere, sull’immaturità dell’uomo sociale, sulla sua mancanza di consapevolezza verso la propria realtà. È un sarcasmo sottile e impietoso quello che attraversa la pellicola: sullo sfondo di un’unione cancerosa tra uomini impreparati (ancora, né mai) alle loro responsabilità, si muove una riflessione sul nostro disorientamento davanti a un concetto radicale e clamoroso come quello di libertà. Un instant classic, insomma, e, tornando al mondano, un punto di snodo fondamentale per i percorsi artistici di Peter Morgan e Forest Whitaker.

11/02/2012

Cast e credits

Titolo Originale
The Last King of Scotland
Distribuzione
Twentieth Century Fox Film Corporation
Durata
121'
Produzione
Fox Searchlight
Sceneggiatura
Peter Morgan, Jeremy Brock
Fotografia
Anthony Dod Mantle
Scenografie
Michael Carlin
Montaggio
Justine Wright
Musiche
Alex Heffes
Costumi
Michael O’Connor

Trama

Il crudele tiranno ugandese Idi Amin raccontato attraverso gli occhi del suo giovane medico personale, l'irlandese Nicholas Garrigan.
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