I colori della passione

I colori della passione


Lech Majevski

Drammatico, Storico | Polonia, Svezia
(2011)

Oggi è giorno d’apocalisse. Come ogni giorno d’altronde. Oggi è il giorno in cui un’apocalisse silenziosa striscia tra le maglie di una vita che tante esistenze tessono come la tela d’un ragno. Come la tela di un pittore che si allaga di forme e colori, storie, miti, simboli e sentieri la terra si popola, si addensa d’un’umanità oppressa, sfruttata, affaticata che nel gioco del mondo gioca la sua parte spesso solo trascinandosi lentamente verso una morte insensata. Non siamo nulla su questa terra. Siamo merce, siamo carne, sangue e ossa, siamo il fardello del vivere.

Ne “I colori della passione” lo sguardo del regista polacco Lech Majewski si spinge nel quadro di Pieter Bruegel il vecchio “La salita al Calvario” cercando di comprenderlo come un fisso fotogramma di un film mai realizzato. A questo punto il compito del regista sta nello snocciolare tutte le storie che si affollano nel dipinto come in un tableaux vivants conducendole tutte al completo dispiegamento, tutte strette attorno ad un evento di banale atrocità come la crocefissione di un Cristo. Ma se l’ironia di Bruegel già lacerava la tela raffigurante i -cattolicissimi- colonizzatori spagnoli condurre Cristo nei momenti della passione, Majewski raccoglie la sfida e torna ancora ed ancora con sguardo sardonico a sviscerare i molteplici paradossi che la situazione delle Fiandre consente di inscenare (Giuda diventa, ad esempio, un milite spagnolo che dopo il tradimento visita una chiesa passando sotto ad un crocefisso).

La maestria visiva del regista polacco è indiscutibile in questa rievocazione che si situa in una via mediana tra l'”Arca russa” di Sokurov e l’herzoghiano “Cave of Forgotten Dreams” e come questi due grandi precedenti riesce a guidare sapientemente lo spettatore tra le maglie di un passato lontano del quale riusciamo a percepire un’eco che nell’esperienza dell’arte risuona attraverso i secoli. Una fotografia suntuosa e le peripezie di una straordinaria computer grafica sono le chiavi di volta che infine sorreggono l’intera struttura di un film viscerale e intenso, di un film tanto ricco di significato in ogni sua singola immagine da rendere i dialoghi superflui, ridondanti e didascalici.

La pecca maggiore che possiamo, infatti, trovare ne “I colori della passione” di Majewski risiede nella ridondanza di alcune scene in cui Bruegel è ripreso mentre spiega il suo lavoro. Una spiegazione che dispiega ed appiana le pieghe e le venature del senso in un commento meramente didascalico. Anche il completo silenzio non avrebbe invece gravato su questo film che vive di una sinfonica musicalità di rimandi e richiami, d’un denso simbolismo e di un continuo muoversi di tutti i personaggi in scena. La stasi sembra, allora, un momento di surreale estasi tra tutto questo affaccendarsi intramondano.

Per saperne di più: Come un ragno tesse la sua tela – speciale “I colori della passione”

03/04/2012

Cast e credits

Titolo Originale
The Mill and The Cross
Distribuzione
CG
Durata
92'
Produzione
Angelus Silesius, Polish Film Institute, Telewizja Polska
Sceneggiatura
Lech Majevski
Fotografia
Lech Majewski, Adam Sikora
Montaggio
Eliot Ems, Norbert Rudzik
Musiche
Lech Majewski, Józef Skrzek

Trama

Un tuffo nel capolavoro di Pieter Bruegel, "La salita al Calvario" (1564): la tela riproduce la Passione di Cristo ambientando la scena nelle Fiandre del XVI secolo, sconvolte dalla brutale occupazione spagnola
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