Qualcosa nell’aria

Qualcosa nell’aria


Olivier Assayas

Drammatico | Francia
(2012)

“Après Mai” porta Olivier Assayas in Laguna dopo le numerose presenze collezionate al Festival di Cannes nel corso della sua carriera, e il primo screening per la stampa ci ha fatto capire, per quello che può valere, che è anche stato apprezzato come merita.

Con “L’heure d’été” Assayas aveva inaugurato un nuovo percorso che, dopo la trilogia cosmopolita di “Demonlover”, “Clean”, “Boarding Gate”, ha segnato il ritorno a casa dell’autore. Dopo tanto vagabondare, il regista francese ha deciso di ricominciare da dove aveva lasciato e di affrontare nodi irrisolti della sua storia personale e del proprio paese: non vi è stata, infatti, solo la saga familiare della famiglia Berthier, ma anche l’epopea del terrorista Carlos, raccontata in una grande miniserie per la tv che è stata salutata come una delle migliori opere nel suo genere.

Il dato autobiografico, comunque spesso presente nel suo cinema (in “Desordre” sfoga tutta la sua passione per la musica), in “Après Mai” diviene utile sia per poter comporre un romanzo di formazione come solo lui al giorno d’oggi sa fare, che per ragionare su un vissuto comune molto delicato, come il passaggio alla vita adulta, e ricordare la stagione della rivoluzione giovanile che nel ’71 cominciava la sua parabola discendente, che sarebbe sfociata nella clandestinità e nella lotta armata.

Il protagonista diciottenne alter-ego del regista è Gilles (l’esordiente Clement Metayer, che ha la faccia e la mimica giusta per bucare lo schermo), un ragazzo giunto all’ultimo anno di liceo, soglia verso scelte importanti e nuove responsabilità. Con Laure, la sua fidanzata, condivide la passione per l’arte ed è lei la critica più sincera dei suoi primi esperimenti pittorici, mentre con gli amici insegue la via della rivoluzione con un partito autonomista liceale. Spinti ad alcune azioni dimostrative, graffitano le pareti della scuola e incidentalmente mandano in coma uno dei custodi notturni e così, mentre uno del gruppo viene indagato, gli altri si danno alla macchia facendo un viaggio presso i collettivi dei compagni italiani in Toscana. Qui si sviluppa un’altra traccia sentimentale con una compagna e Assayas inizia a sottolineare le frizioni nella dialettica interna al movimento rivoluzionario: Gilles, che vorrebbe diventare un artista e a cui piacerebbe anche fare cinema, non capisce la bellezza dei film agitprop proiettati nelle piazzette dei paesi toscani da collettivi di cineasti che vanno in giro per il mondo a documentare le proteste operaie e contadine contro l’imperialismo dell’Occidente capitalista. Come gli dirà un suo amico, Gilles è lontano dal movimento politico, lo osserva interessato senza esserne realmente partecipe, bensì ama l’arte che è per gli individualisti che si isolano. Mentre il viaggio continua per la sua nuova ragazza, Christine (Lola Créton, già apprezzata quest’anno in “Un amore di gioventù“), che segue il gruppo di cineasti rivoluzionari in Calabria, dove avrebbero girato un film sulle occupazioni operaie, Gilles decide che quella vacanza-fuga non ha più senso e torna a Parigi per entrare all’Accademia di Belle Arti.

Il tempo della disillusione giunge molto presto, molto prima del previsto, considerando che tra le sequenze iniziali ve n’è una che ricorda lo scontro studenti-celerini del garreliano e fluviale “Les Amants Réguliers“: la riflessione assayasiana procede per strappi che si accordano alle rimembranze. Non gli interessa soltanto la ricostruzione d’epoca o l’affresco generazionale, ma puntare il dito su questioni dirimenti della sua vita, come il rapporto tra vita, morte, politica e arte; temi universali che vanno al di là del dato anagrafico, e, difatti, l’ambientazione temporale serve più a dare il senso del contrasto tra la rilevanza che avevano la politica e l’arte (anche se questa era piegata all’obiettivo rivoluzionario) nella quotidianità del tempo, rispetto a quanto succede oggi, dove il disincanto generale ha costretto i giovani a un’apatia autistica e in certi casi irreversibile verso aspetti fondamentali dell’esistenza. In certi casi le due strade, così correlate per quella generazione, devono separarsi, mettendo da parte l’impegno politico quando si desidera fare arte. Non a caso, uno dei partecipanti agli improvvisati cineforum domanda perché le opere agitprop usassero una sintassi cinematografica così povera e convenzionale, quando la rivoluzione si propone di stravolgere la tradizione: una questione, quella del rapporto tra linguaggio e realtà rappresentata, che si va ripresentando ad ogni storico giro di boa. 

Assayas gira col suo solito eclettismo dividendosi tra long take, splendidi dolly che dall’alto osservano gli imprevedibili spostamenti dei protagonisti, dialoghi tra primi e primissimi piani e una macchina a mano vogliosa come i desideri assoluti dei ragazzi. L’operatore alla macchina è il consueto Eric Gautier, che coglie in controluce gli sguardi più caldi dell’estate toscana e i bagliori di un erotismo lieve e ingenuo, mai ostentato; sostiene i colori di una stagione piena di contraddizioni senza incorrere nell’anestetica patinatura.

L’immensa cultura musicale del regista si rivela in una colonna sonora che inanella una chicca dopo l’altra (brani di Syd Barrett, Nick Drake, Soft Machine, Tangerine Dream), fornendo un contrappunto sonoro a sequenze molto significative; vale la pena ricordare quella della festa nel casa del nuovo fidanzato di Laure (Carole Combes, che non mostra doti recitative eccelse ma ha uno sguardo che uccide) con tanto di falò nel giardino, autocitazione diretta de “L’eau froide” tanto quanto la scelta dei nomi dei protagonisti (Gilles e Christine).

Assayas sembra risolvere in “Après Mai” i suoi tormenti giovanili e la visione pessimistica dell’adolescenza propugnata col capolavoro del 1994. Stavolta non tocca quelle vette di sintesi tra intimismo romantico e tragico lirismo, e la sceneggiatura si concede una caratterizzazione abbastanza superficiale dei comprimari e alcuni passaggi convenzionali. Un’opera del genere è, però, da preservare gelosamente poiché si staglia come una confessione a cuore aperto.

Nella sequenza finale la macchina da presa riprende Gilles prendere posto in una sala cinematografica poco prima che le luci si spengano: vediamo apparire l’immagine del primo amore del protagonista, bellissima, viva e felice. L’arte, ci dice Assyas, è il farmaco che ci riporta indietro dalla morte, regalandoci l’unica cosa che conta: più vita.

04/09/2012

Cast e credits

Titolo Originale
Après Mai
Distribuzione
Officine Ubu
Durata
122'
Produzione
France 2 Cinéma, MK2 Productions, Vortex Sutra
Sceneggiatura
Olivier Assayas
Fotografia
Eric Gautier
Scenografie
Francois-Renaud Labarthe
Montaggio
Luc Barnier
Costumi
Jürgen Doering

Trama

Parigi, inizio anni Settanta. Gilles è un giovane liceale preso dall’effervescenza politica e creatrice del suo tempo. Come i suoi compagni, esita tra un impegno radicale e delle aspirazioni più personali. Passando da relazioni amorose a rivelazioni artistiche, in un viaggio che attraverserà l’Italia e finirà a Londra, Gilles e i suoi amici dovranno fare scelte decisive per trovare se stessi in un’epoca tumultuosa.
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