Hotel Transylvania

Hotel Transylvania


Genndy Tartakovsky

Animazione | Usa
(2012)

Ciuffi rossi, nasi all’insù, indecifrabili sostanze quali il Chemical X, impavidi samurai che maneggiano katane forgiate dagli dei, schegge di un male cosmico trasfuse nelle sembianze informi di un’ombra. Per chiunque sia nato nei primi anni novanta, lo spazio animato di Tartakovsky è tutto questo: l’esaltazione pop di un universo citazionista dal netto cromatismo, l’ebbrezza di un vortice ludico e silenziosamente dissacrante di situazioni inverosimili, al limite del paradosso, lo sperimentalismo inarrestabile di un linguaggio affilato, votato all’essenzialità del tratto e alla sintesi delle forme.

Dagli esordi con la serie cult “Il laboratorio di Dexter” fino a quel gioiellino grafico che è “Samurai Jack”, il pensiero animato del bravo regista russo ha saputo tradursi negli stilemi di una poetica riconoscibile (oltreché economicamente affidabile, se guardiamo ai positivi riscontri delle serie televisive da lui dirette) e, dunque, non sorprende che, dopo aver concentrato per anni le proprie fantasie grafiche nello spazio di un ristretto minutaggio, sia ora giunto anche per lui il momento di cimentarsi con un’opera di più ampio respiro. Peccato che il risultato non rispetti la bontà delle premesse.

“Hotel Transylvania” denuncia sin dall’incipit i limiti di una sceneggiatura incerta e dispersiva, la cui fragile ossatura si limita a riproporre l’ennesima variazione sul tema del “diverso” e del rovesciamento percettivo: ancora una volta sono i mostri a temere le sevizie e la crudeltà degli umani (ricordate quella perla di “Monsters & Co.”?) e così, per cautelarsi, decidono di trascorrere qualche giorno di riposo nel bastione – convenientemente recintato da un cimitero di goffi morti viventi – del conte Dracula, che, nella nuova versione politcally correct, non succhia più il sangue di avventori indifesi – anche se prossimamente sarà, forse, disposto a concedersi un revival nella pellicola di Dario Argento – e preferisce il sapore di un surrogato artificiale. Intento ad organizzare una festa per il 118° compleanno della figlia (reclusa nel castello per timore degli umani), il nobile transilvano dovrà fronteggiare l’imprevisto arrivo del giovane globe-trotter Jonathan, giunto al resort in qualità di “turista estremo”, ossia stimolato dai macabri racconti fatti dagli autoctoni su quei luoghi proibiti.

Certo, la povertà dell’esile canovaccio (pecca di gran parte dell’animazione contemporanea – si veda il recente “L’era glaciale 4“) viene ben presto subissata dal ritmo indiavolato di un racconto corale, in cui l’abilità nel disegno farsesco di protagonisti e comprimari seduce con il piacere dell’accumulo e l’esibizione di una comicità fisica e straripante. Nonostante la simpatia dello spassoso cast, la noia di uno script sgangherato risulta difficilmente aggirabile e quando la storia prende il sopravvento si avvertono più distintamente le sfilacciature di una narrazione disarticolata, incapace di far sentire davvero vicini quei personaggi che si vorrebbero tanto “umani”. E all’acme del dramma basta una burla infantile o una prevedibile ammissione di colpa per sciogliere in un (laconico) istante il carico di tensione accumulato in precedenza.

Cosa rimane al termine della visione? Il piacere di un segno grafico spiccatamente personale (per una volta non concepito con carta carbone),  lo sberleffo agli stucchevoli “vampirastri” della Meyer, la figliata di Lupo Mannaro, il prodigioso fiuto di una simpatica licantropina, i metodi intimidatori del topolino dello chef, l’elegante mise da mare dell’uomo invisibile (e il sense of humour del suo oculista). Troppo poco, in definitiva, per dirsi veramente soddisfatti da questo nuovo prodotto della Sony Pictures Animation (già al timone di “Piovono polpette“e “Pirati! Briganti da strapazzo“), che, ancora una volta, sconta le inevitabili falle di sceneggiature superficiali e scarsamente creative.

Basterebbe tornare alle storie, alle invenzioni narrative, al piacere del racconto e, magari, avere il coraggio di concedere carta bianca a gente come Tartakovsky. Ma finché gli script verranno curati dalle firme del “Saturday Night Live” è probabile che i risultati tarderanno a farsi sentire.

12/11/2012

Cast e credits

Titolo Originale
Hotel Transylvania
Distribuzione
Warner Bros.
Durata
91'
Produzione
Adam Sandler, Allen Co, Columbia Pictures, Michelle Murdocca, Robert Smigel, Sony Pictures Animation
Sceneggiatura
Peter Baynham, Robert Smigel, Todd Durham, Dan Hageman, Kevin Hageman
Scenografie
Marcelo Vignali
Montaggio
Catherine Apple
Musiche
Mark Mothersbaugh

Trama

Immaginate i più celebri mostri dei classici horror: Frankenstein, la mummia, il lupo mannaro, l’uomo invisibile e, ovviamente, lui: il conte Dracula; tutti riuniti presso un enorme castello per festeggiare assieme il compleanno della “giovane” (118 anni portati molto bene) Mavis, figlia del nobile vampiro. Rifugiati tra i torrioni e le mura dell’impenetrabile hotel, i mostri si godono una beata lontananza dai crudeli esseri umani, ma l’arrivo imprevisto del giovane Jonathan rischierà di stravolgere il loro quieto soggiorno.

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