Les Misérables

Les Misérables


Tom Hooper

Musical | Regno Unito
(2012)
“When the beating of your heart, echoes the beating of the drums, there is a life about to start, when tomorrow comes!”
 

L’Italia è uno dei pochi paesi dove “Les Miserables”, il musical di Boubil, Schönberg e Kretzmer, ricavato dal capolavoro di Victor Hugo (si potrebbe arrivare a dire che questo è il suo adattamento più fortunato) non è mai andato in scena e quindi sarà interessante vedere come la versione cinematografica di quello che forse è il musical più acclamato degli ultimi trent’anni (“Il fantasma dell’opera” di Webber & Rice permettendo) sarà recepita dalle nostre parti. Visto che brani come “I dreamed a dream”, “On my own”, “One more day” non sono popolarissimi in questo paese, forse non si ripeterà quella polemica spaccatura che si è verificata all’estero tra critici rispettosi ma freddini e appassionati dello spettacolo che comunque sostengono il film. Essendo prodotto da Sir Cameron Mackintosh, quello che per il New York Times è il “più influente e potente produttore teatrale del mondo” e che naturalmente annovera “Les Mis” (come viene chiamato dagli aficionados) fra i suoi colpi meglio assestati, il film viene dai fan considerato una filiazione diretta dello show teatrale e non la classica trasposizione per le sale che più che rispettare tradisce l’originale.

È bastato il nome di Mackintosh e la sua supervisione a garantire questo rispetto del materiale di partenza? Sicuramente a giudicare dai tre golden globe, dalle otto nomination all’oscar e, soprattutto, dai trecento milioni e passa di dollari incassati finora, si può ben dire che la popolarità dei Miserabili non ha subito flessioni nel passaggio dai palcoscenici alle sale e che c’è un pubblico che ha ancora voglia di gustarsi la storia di Valjean, Fantine, Javert, Cosette, Eponime, Marius e del piccolo Gavroche nella Francia del dopo Napoleone lasciandosi nuovamente emozionare. Tuttavia, però, non tutto fila per il verso giusto e tirando le somme si può dire che la responsabilità di quello che non va la si può imputare ad una persona: Tom Hooper.

Mackintosh deve avere fatto salti di gioia quando l’ex regista televisivo, dopo avere riempito le sale (specie in Inghilterra) e fatto man bassa di Oscar col “Discorso del Re”, tra tante possibilità ha scelto come primo impegno dopo un tale trionfo proprio “Les Miserables”. Sicuramente Hooper e lo sceneggiatore, anche lui blasonato, William Nicholson conoscono il materiale di partenza e non ne tradiscono lo spirito; questo agli appassionati deve essere piaciuto. Anche la scelta insolita di fare cantare gli interpreti in presa diretta sul set (e non in postproduzione, com’è consuetudine) per accentuare il realismo, a costo magari di qualche imprecisione nel canto, alla fine non ha dato grandi problemi (anche perché qualche aggiustamento in post produzione ci deve essere stato, visto, ad esempio, la resa troppo ripulita, se si pensa alla situazione in cui è stata girata la sequenza, di “Look Down”,  il numero iniziale).

 A rendere perplessi, semmai, è l’approccio curiosamente intimista che Hooper ha scelto. Non una cosa inaccettabile, di per sé, ma in fin dei conti qui si trattava di portare al cinema il più epico dei musical e il film, in verità, nonostante ci sia stato un bel dispiego di mezzi, tutto sembra tranne che epico. Comunque il lavoro di Eve Stewart alle scenografie, di Paco Delgado ai costumi e di Danny Cohen alla fotografia ha avuto delle lodi. Però, a parte la ripresa iniziale con quel vascello tirato nella darsena dai forzati e le scene in piazza, viene data spesso un’idea di “ristretto”. Va bene che si parla di una storia ambientata per buona parte in una Parigi che non aveva ancora conosciuto le monumentali aperture del barone Haussman ma non c’era davvero alternativa a quell’impostazione così teatrale che al cinema si potrebbe evitare? Un conto è omaggiare la fonte, un altro è abusare di grandangoli e di piani ristretti sui volti dei vari personaggi. Pure la computer grafica può dare risultati migliori, come dimostra “Vita di Pi”.

Anche l’aspetto musicale, che, comunque è stato apprezzato, risulta in tono con questa scelta stilistica. Visto che la compagnia è abbastanza diseguale è sbagliato generalizzare ma si nota una certa tendenza da parte dei cantanti di non spingere troppo con la voce, a prescindere dalle diverse capacità; ne risultano brani talvolta quasi sussurrati dall’effetto più soft rispetto al teatro. Forse il tutto è stato fatto per dare un’idea di omogeneità però, alla fine, troppo intimismo non convince. Per quanto riguarda gli attori-cantanti, le lodi maggiori se le sono prese Hugh Jackman che interpreta Valjean e che in effetti è quello che rischia di più (vedasi l’assolo “Bring him home”, dove certo pesa il paragone con gli interpreti teatrali), tra l’altro misurandosi con l’unico brano originale della partitura (quella “Suddenly” che Boubil, Schönberg e Kretzmer hanno scritto apposta per il film e che contenderà l’oscar alla “Skyfall” di Adele), e Anne Hathaway, valida e intensa Fantine (anche lei favoritissima nella corsa alla statuetta hollywoodiana e ai detrattori dell’attrice che le rimprovereranno una vittoria così importante a fronte di un tempo scenico tutto sommato limitato sarà d’uopo ricordare Judi Dench, Beatrice Straight, Jacki Weaver, e tutte le altre nominate o oscarizzate grazie a ruoli piuttosto brevi). Bravi anche Samantha Barks nei panni di Eponime (l’aveva già interpretata a Londra) e Aaron Tveit in quelli di Enjolras. Amanda Seyfried è una Cosette molto carina anche se il suo resta il personaggio meno interessante, mentre Crowe è un Javert che gioca troppo in rimessa (e comunque la sua “Star” è uno dei momenti più infelici del film), gli altri o sono troppo impostati o inadeguati.

Comunque un film che agli amanti del genere non dispiacerà e ai cultori dell’originale offrirà la piacevole sorpresa di ritrovare il primo Valjean (Colm Wilkinson) e la prima Eponime (Frances Rufelle) impegnati in due cameo. Certo, dopo che inizialmente Mackintosh aveva promesso di scritturare Alfie Boe, recente e amatissimo Valjean teatrale, come protagonista del film queste apparizioni/omaggio saranno sembrate giusto dei contentini ma sempre meglio di niente…

01/02/2013

Cast e credits

Titolo Originale
Les Misérables
Distribuzione
Universal Pictures
Durata
158'
Produzione
Working Title Films
Sceneggiatura
William Nicholson
Fotografia
Danny Cohen
Scenografie
Eve Stewart, Anna Lynch-Robinson
Montaggio
Chris Dickens
Musiche
Claude-Michel Schönberg
Costumi
Paco Delgado

Trama

Nella Francia del primo ottocento, l'ex forzato Jean Valjean ha cambiato identità e ora è un uomo rispettato da tutti, anche se deve guardarsi dal rigidissimo ispettore Javert. Mosso a compassione dalla tragica vicenda di Fantine, una giovane operaia costretta a prostituirsi per mantenere la figlioletta Cosette, Valjean promette di prendersi cura della piccola. Questa decisione cambierà la vita di tutti i personaggi della storia
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