Nina

Nina


Elisa Fuksas

Drammatico | Italia
(2013)

Ognuno di noi è il frutto dell’esperienza che si porta dietro, un concentrato d’emozioni, immagini e conoscenza riprodotte più o meno consapevolmente in ogni momento della vita. Una matrice autobiografica che è tanto più evidente, quanto più ha la possibilità di esprimersi al di fuori del sé, diventando la forma di ciò che abbiamo dentro. Un percorso d’oggettivazione individuale che la creazione artistica favorisce, e che trova nella natura spuria del cinema, contenitore e crogiolo di tutte le possibilità, lo specchio più adatto a contenere la complessa moltitudine del nostro animo. Una consapevolezza che sicuramente appartiene ad Elisa Fuksas, e quindi a “Nina”, il suo film d’esordio. A testimoniarlo non c’è solo la presenza della giovane protagonista, impegnata a trovare se stessa in una Roma assolata ed afosa, e neppure la constatazione di un’attenzione allo spazio urbano – del quartiere Eur dove il film è ambientato – che le appartiene geneticamente, essendo la figlia di uno dei più grandi architetti italiani – ma piuttosto la costruzione di una vicenda che solo apparentemente si sviluppa all’interno delle strutture narrative classiche, con un inizio ed una fine a certificare il completamento di un iter psicologico e materiale (alla fine del film Nina non sarà più quella di prima, ed insieme a lei neanche le persone che ha incontrato nel corso degli eventi) e che invece si affida ad un mosaico di immagini e di circostanze che appartengono ad una dimensione da “settimana enigmistica” – che il film riproduce nel meccanismo della parola da indovinare attraverso le lettere dell’alfabeto che Nina trascrive durante le sedute con un sedicente professore di lingua cinese, il paese dove la ragazza vuole trasferirsi alla fine dell’estate – ed ancora ad un rebus vivente, con i personaggi disposti nello spazio scenico, ognuno dei quali a rappresentare non tanto un tipo umano ma il puzzle di una condizione esistenziale ricavabile dalla somma delle singole componenti. Ecco allora la scena del concerto musicale, con gli spettatori seduti sulle scalinate di marmo, con una disposizione che sembra coglierli in una sospensione da quadro di Magritte, e secondo una collocazione che lascia intuire una casualità ricercata e che forse è il segno di un linguaggio sconosciuto; oppure del podista che Nina incrocia durante le sue passeggiate, a suggerire il mistero sfuggente di una realtà indifferente alle domande che la ragazza le pone rispetto alla propria crisi esistenziale ed amorosa. Ed ancora la cifra metaforica degli altri personaggi: di Fabrizio, il musicista di cui forse Nina s’innamora, e di Ettore, il ragazzino che di tanto in tanto la affianca nei suo pellegrinaggi per le vie del quartiere. Persone con un gradiente di realtà che trascolora il più delle volte nella misura di una mancanza attribuibile all’amore che Nina non riesce più a sentire, o forse stenta a riconoscere per paura di non esserne all’altezza.

Elena Fuksas descrive una frammentazione dell’io – “prima di un grande inizio deve esserci caos” afferma la protagonista in una delle scene iniziali – con uno stile ellittico e frammentario, in cui ad essere in campo è una condizione di solitudine e di incomunicabilità che potrebbe assomigliare al “deserto” emotivo celebrato da un maestro come Michelangelo Antonioni, se non fosse che il tono surreale e stranulato dei tipi umani, a cui bisogna aggiungere Omero, il cane da pastore la cui presenza permette a Nina di rimanere in contatto con la realtà, e la stravaganza di molte sequenze – su tutte quelle girate all’interno dello studio del professore tuttologo interpretato da Ernesto Mathieux – avvicinano il film della regista ad un modello cinematografico altrettanto ambizioso come quello di Peter Greenaway. Dal regista inglese, citato espressamente nelle ripetute sequenze del maratoneta in cui Nina quotidianamente s’imbatte (“Giochi nell’acqua” 1998), la Fuksas preleva una composizione dell’inquadratura dominata da simmetrie lineari, e dalla costante ricerca di equilibrio tra figure umane e paesaggio architettonico, realizzato con prospettive frontali, espressione di un esistenza indecifrabile, oppure laterali, con l’esasperata profondità di campo ad indicare significati sfuggenti e misteriosi. Se i protagonisti di “Nina” sono degli alieni esistenziali, il quartiere romano ricreato dalla Fucksas è un’astronave spaziale popolata da immagini che rimandano costantemente alle gabbie mentali dei suoi argonauti, con la protagonista sovente inquadrata attraverso i vetri di un acquario che sembra contenerla, oppure per riflesso, nelle condizioni di cattività degli uccellini del negozio d’animali che Nina libera dalle gabbie in una sequenza ad alto tasso di catarsi. Una personalità di sguardo, quello della Fuksas, a cui fa difetto una certa inconsistenza, contrassegnata da una scrittura senza respiro, attenta al dettaglio ma non al quadro d’insieme, e con un passo narrativo composto da una serie di parti che faticano a diventare storia ed assomigliano ad aneddoti. Diane Fleri, bravissima nella parte di Nina, meriterebbe invece maggiori chance.

20/04/2013

Cast e credits

Distribuzione
Fandango Distribuzione
Durata
84'
Produzione
Fandango
Sceneggiatura
Elisa Fuksas Valia Santella
Fotografia
Michele D’Attanasio
Scenografie
Grazia Colombini

Trama

Nina, giovane insegnante di canto si trasferisce temporaneamente in una nuova casa. Passeggiando per il quartiere in compagnia del cane che le è stato affidato inizia ad accorgersi di numerose stranezze
Camp Miasma – Adolescenza, sesso e morte
Camp Miasma – Adolescenza, sesso e morte

"Camp Miasma" di Jane Schoenbrun è un meta-slasher queer, così concettuale che se vi interessano tre su tre di questi concetti non potete perderlo, e se ve ne interessano uno o due potrebbe piacervi perché è girato molto bene

Il Cileno
Il Cileno

LOCARNO 79 - Fra i più attesi film della kermesse svizzera "Il Cileno" di Sergio Castro-San Martín è un film storico che gioca coi canoni del thriller, interessante sulla carta ma irrealizzato nella forma

La fine di Oak Street
La fine di Oak Street

Ritorno di David Robert Mitchell dopo una lunga pausa e suo approdo al cinema ad alto budget "La fine di Oak Street" è un dramma suburbano che si evolve in un survival film coi dinosauri, tanto curato nella forma quanto irresoluto nello sviluppo, al netto dei molti spunti di riflessione

Congo Boy
Congo Boy

LOCARNO 79 - Esordio registico molto promettente in bilico fra romanzo di formazione autobiografico e film musicale d'evasione

Paper Tiger
Paper Tiger

LOCARNO 79 - James Gray realizza con "Paper Tiger" una nuova opera perfettamente coerente con la propria poetica, ma anche, al contempo, un momento di riflessione e bilancio relativo alla sua filmografia

A New Dawn
A New Dawn

Ridotto nel minutaggio, nel cast e nella fabula l'esordio alla regia dell'artista visuale Shinomiya Yoshitoshi "A New Dawn" mostra la sua ambizione nello stile visivo sfaccettato e nella struttura narrativa che mescola costantemente passato e presente, proponendo un coming of age stimolante e non banale

Ricchi… da morire – Delitti in famiglia
Ricchi… da morire – Delitti in famiglia

La storia, raccontata in flashback dal braccio della morte dal cinico Becket Redfellow, segue il suo spietato e calcolato piano per eliminare uno a uno i sette bizzarri parenti miliardari che lo separano da una colossale eredità familiare. La sua letale scalata verso la ricchezza si complica terribilmente quando entra in scena l'imprevedibile Julia, trasformando la vendetta in un caotico e pericoloso gioco di inganni in cui nessuno è al sicuro.

L’Hangar Rosso
L’Hangar Rosso

Ambientato a Santiago del Cile durante il golpe dell'11 settembre 1973, il film segue il capitano dell'aeronautica Jorge Silva, costretto dai superiori a trasformare la sua accademia militare in un brutale centro di detenzione e tortura per prigionieri politici. Diviso tra l'obbedienza cieca al nuovo regime di Pinochet e i dettami della propria coscienza, Silva si troverà davanti a un drammatico bivio morale quando gli verrà ordinato di giustiziare due giovanissimi detenuti