Royal Affair

Royal Affair


Nikolaj Arcel

Drammatico | Danimarca
(2012)
Rappresentare il settecento al cinema, si sa, non è una cosa semplicissima; quindi i rischi che il regista danese Nikolaj Arcel si è preso realizzando questa costosa produzione Zentropa (la casa fondata da Lars Von Trier), erano notevoli ma a conti fatti (vedasi le critiche positive e i molti riconoscimenti ricevuti, non ultima la candidatura agli Oscar) si può dire che la sfida è stata vinta. Naturalmente chi si aspetta un nuovo “Barry Lyndon” (o “Tom Jones o “Amadeus”) resterà deluso, ma “Royal Affair” regge tranquillamente il confronto con titoli come “La pazzia di Re Giorgio”, “Ridicule” e “Il Profumo”. Ambientato in Danimarca durante il regno di Christian VII, il film spiega come alla cosiddetta “Era Struensee” (dal nome di un favorito del sovrano, un medico di corte tedesco che di fatto governò il paese per breve tempo, animato da idee illuministe) abbia dato un contributo determinante la regina Caroline Mathilda, principessa inglese colta e poco incline a vivere in un paese retrogrado e bigotto come all’epoca era la Danimarca, oltre che sposa infelice di un sovrano popolare ma malato e inadeguato ad affrontare i suoi compiti. Come già avevano raccontato il film inglese del 1935, “Il dominatore”, diretto da Victor Saville, e svariati libri, la regina e il medico di corte erano legati da una passione andava oltre all’amore reciproco per le opere di Rousseau e Voltaire. Anche se lo scandalo, nonché una notevole insofferenza verso il reggente, finirà per travolgere i due amanti, i loro sforzi per rendere la Danimarca un paese più moderno e a passo coi tempi non andranno perduti.

Il film inizia nel 1775 con una regina ancora giovane ma già malata (Caroline Mathilde morirà di scarlattina a soli ventiquattro anni) ed esiliata che scrive ai due figli, il futuro re Federico VI e la principessa Luisa Augusta, raccontando la sua storia. In un lungo flashback vediamo come la regina arrivò a corte nel 1766, rendendosi subito conto che il matrimonio con Christian, oltretutto fedifrago impenitente, non sarebbe stato facile. Alicia Vikander (già notata nei panni di Kitty in “Anna Karenina”) è perfetta nel rappresentare gli entusiasmi e i dolori del personaggio, rendendo la sua regina credibile sia come eroina romantica sia come donna colta e il quasi debuttante Mikkel Boe Folsgaard è ottimo nel tratteggiare il sovrano, senza cadere nei tranelli che un ruolo simile avrebbe comportato (abilità che gli ha meritato il premio di Miglior Attore al festival di Berlino 2012, dove è stato premiato anche Arcel per la sua sceneggiatura, insolitamente ritmata trattandosi di un film storico). A tramare contro i monarchi ci sono la Regina Madre Juliane (una temibile anche se asciuttissima Trine Dyrholm, in un ruolo ben diverso da quelli che le affida solitamente Susanne Bier), matrigna del sovrano che sogna di vederlo spodestato in favore del proprio rampollo Federico, e l’ambizioso ma bigotto ministro Guldberg. Per tutti le cose cambiano quando due aristocratici caduti in disgrazia, Rantzau (Thomas Gabrielsson) e Brandt (Cyron Melville), portano a corte il medico illuminato Struensee (che ha il carisma di Mads Mikkelsen, anche se l’Hannibal Lecter televisivo è più a suo agio alle prese con le questioni di stato che non nelle faccende romantiche), ufficialmente per curare il sovrano, ufficiosamente per riportarli nelle grazie del re. Il dottore però non si limita a questo e, una volta diventato primo ministro, conquistata la fiducia del Re e il cuore della Regina, inizia tutta una serie di riforme liberali (a vantaggio del popolo e a scapito dei nobili) che cambieranno il volto del paese. Tali riforme però sono malviste, oltre che dall’aristocrazia, dall’esercito e dai ministri più conservatori, che vedono come fumo negli occhi la scalata sociale dei nuovi arrivati. Inoltre i due adulteri stranieri non sono proprio popolarissimi…ben presto il malcontento raggiunge i livelli di guardia e i cospiratori mettono a segno il colpo per arrivare al potere. Il racconto di questi anni di storia turbolenti è forse un po’ troppo, anche se comprensibilmente, sintetizzato e a farne le spese è anche qualche personaggio secondario; però il film si segue lo stesso con partecipazione. Alla fine si prova simpatia non tanto per gli amanti progressisti, quanto per quel Re malato, inconsapevole innovatore, manipolato da tutti, anche a fin di bene, ma pur sempre manipolato…

Girato nelle Repubblica Ceca (del resto la moda di Praga come ideale set cinematografico per i film in costume era stata inaugurata proprio dallo spettacolare settecentesco film di Forman), “Royal Affair” pur contando su una riuscita ricostruzione storica e su contributi tecnici notevoli come quelli dello scenografo Niels Sejer, della costumista Manon Rasmussen, del direttore della fotografia Rasmus Videbaek, oltre che sulle musiche di Gabriel Yared e Cyrille Aufort, sceglie però di non puntare tutto sulla forma come molti film in costume affidandosi al gioco degli attori e al ritmo dell’azione. Anche per questo il risultato è migliore del previsto.

29/08/2013

Cast e credits

Titolo Originale
En kongelig affære
Distribuzione
Academy Two
Durata
137'
Produzione
Zentropa Entertainments
Sceneggiatura
Nikolaj Arcel, Rasmus Heisterberg
Fotografia
Rasmus Videbæk
Scenografie
Niels Sejer
Montaggio
Kasper Leick, Mikkel E.G. Nielsen
Musiche
Gabriel Yared, Cyrille Aufort
Costumi
Manon Rasmussen

Trama

La regina di Danimarca Caroline Mathilde, moglie del folle sovrano Christian VII, diventa l'amante del medico di corte, finendo per cambiare le sorti del proprio paese
The Invite – Il piacere è tutto nostro
The Invite – Il piacere è tutto nostro

Olivia Wilde costruisce un divertente dramma da camera sulle contraddizioni della coppia contemporanea, affidandosi a un cast perfettamente assortito. The Invite intrattiene e incuriosisce, ma rinuncia alle implicazioni più radicali delle proprie premesse

Silent Friend
Silent Friend

Un albero osserva le tre storie parallele che si svolgono in epoche diverse nella stessa università in Germania: un professore bloccato dal lockdown, la prima studentessa donna a biologia, un progetto per parlare con le piante negli anni '70

Let Us Through, Dear Ancestors
Let Us Through, Dear Ancestors

VENEZIA 83 - Lav Diaz ritorna alla Mostra del cinema, pur fuori concorso, con "Makikiraan Po", pellicola che espande la riflessione del regista sul passato delle Filippine, andando fino alle origini coloniali, così come quella sulla forma stessa del suo cinema in evoluzione

Un détour par Diane
Un détour par Diane

VENEZIA 83 - Premiato meritatamente come miglior film di Orizzonti, il film di Anne Sirot e Raphaël Balboni esplora con grande senso dell'umorismo il trauma della violenza di genere attraverso le generazioni, grazie a una protagonista senza freni e uno spirito libero

NAZA
NAZA

VENEZIA 83 - Premio speciale della Giuria alla kermesse veneziana, "NAZA" di Yuval Abraham e Rachel Szor è la dissezione minuziosa del funzionamento della macchina di controllo e sterminio israeliana, un documentario tanto rigoroso nella forma quanto travolgente nel contenuto

DAU
DAU

VENEZIA 83 - Uno dei film più ambiziosi del secolo, kolossal sulla dittatura divagante e sconclusionato ma anche esperienza unica che rapisce per più di tre ore. Vincitore del Leone d'argento per la miglior regia

Coyote vs. Acme
Coyote vs. Acme

Destinato inizialmente a venire distribuito nel 2023, "Coyote vs. Acme" è invece una delle soprese di questo 2026, capace di suscitare riflessioni che vanno ben oltre la confezione apparentemente superficiale nella quale è stata impacchettata la sua distribuzione

Arrested Memory
Arrested Memory

VENEZIA 83 - Arriva al Lido l'apprezzato regista giapponese SABU con la co-produzione con Taiwan "Arrested Memory", un efficace pastiche fra heroic bloodshed, commedia e poliziesco che ribadisce la continua capacità di reinventarsi di un autore (e di un'industria)