The German Doctor – Wakolda

The German Doctor – Wakolda


Lucía Puenzo

Drammatico, Storico, Thriller | Argentina, Francia, Norvegia, Spagna
(2014)

Patagonia, anni Sessanta. In viaggio verso la località di Bariloche con l’intenzione di risollevare le sorti di un magnifico albergo ereditato dai genitori di lei, una famiglia argentina fa la conoscenza di un elegante medico tedesco, che non stenta a rivelare un singolare interesse per il corpo fin troppo esile della giovane figlia della coppia, Lilith. Non è, però, un’attrattiva sessuale che muove l’interesse del maturo specialista; ad attrarlo è una curiosità scientifica, la sproporzione tra l’età dichiarata dalla fanciulla e il suo fisico minuto. La gentilezza affabile e tutt’altro che discreta del tedesco incuriosiscono la piccola, ma lasciano il padre in balia di una inquietudine sottile, che non tarderà a farsi vera apprensione quando l’inopportuno ospite comincerà a raccogliere sulla ragazza informazioni sempre più dettagliate, lastre, misure degli arti e campioni di sangue, fino a proporre una cura – che egli giura non sperimentale, ma ci crediamo poco noi, figuriamoci i genitori – per facilitare il suo sviluppo fisico.

Ci piacerebbe tacere, a questo punto, l’identità dell’ospite inquietante, se non altro per salvaguardare l’ingente suspense promessa dal trailer. Inutile, però, farsi troppi scrupoli, dal momento che, se la critica ufficiale non ha mancato di strillarne il nome in titoli e occhielli, la stessa regista Lucía Puenzo non si è certo premurata (non che avesse gran scelta) di nascondere il suo curriculum, pieno com’è il film di foto di croci uncinate, saluti romani e sonnenmenschen. Come se non bastasse, all’inizio della pellicola possiamo perfino intravedere lo scienziato teutonico intento a scorrere velocemente un quotidiano, mentre la camera si concentra su un articolo in cui è citata la fuga di Josef Mengele e la caccia all’uomo indetta dal Mossad. Bando alle allusioni, dunque, il cordiale medico altri non è che uno dei più atroci criminali che la storia abbia consegnato alla nostra memoria, quell’Angelo della morte responsabile dei crudeli esperimenti di eugenetica praticati nei campi di concentramento tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale.

Da qui il morboso interesse per la corporeità immatura della giovane Lilith e le attenzioni riservate alla madre, incinta di due gemelli. Da qui anche il precoce esaurirsi dell’interesse per una trama, che vorrebbe tessere un mosaico di ambiguità, in cui insinuare gradatamente il sospetto dell’orrore, ma che risulta inevitabilmente penalizzata dalla conoscenza pregressa degli spettatori. Nota sin dall’inizio l’identità del misterioso pensionante, non dobbiamo faticare per seguirne gli intenti e quel che a un pubblico ignaro potrebbe apparire come un crescendo di sequenze enigmatiche, inquietate da un’aleggiante morbosità, si rivela una magra successione di scene, che il contesto rende spesso ampiamente prevedibili.

Se la parte conclusiva del film si sottrae a questo incedere monocorde è più per l’affastellarsi dei personaggi e il taglio rapido dei tempi che per vere virtù di sceneggiatura, tanto che il pestaggio dei bulli nostalgici, il falso rigore di un corpo docente sempre pronto a salutare il Führer, l’oscena indifferenza dei compaesani e l’improvvisa apparizione di un (probabile) agente segreto più che soddisfare col piacere dell’abbondanza lasciano il sospetto di un frettoloso intreccio di trame secondarie, che avrebbero meritato ben altro sviluppo.

Poco efficace dal punto di vista drammatico (e fin troppo allusivo nel delineare il contesto storico – al punto che rimane marginale la complicità dell’America Latina nel proteggere i nazisti latitanti oltre i sorrisi e l’educata reticenza del perbenismo borghese), il film cresce nei momenti in cui instaura un dialogo più stretto con i temi prediletti della Puenzo, tra cui spicca la diversità fisica che era già al centro del suo buon esordio “XXY”.

In questo senso “The German Doctor” può dirsi corredato da un ingombrante apparato di simboli, che, se da un lato minacciano, con la loro artificialità esibita, la coerenza della trama e la pretesa realtà storica degli eventi, dall’altro costituiscono l’unico vero momento di interesse della pellicola. Nell’ossessione di Mengele per la cura dell’imperfezione si annidano, certo, le tracce di una folle megalomania tesa alla costituzione di una razza perfetta, ma, ancor più, il rifiuto della diversità intesa come momento di crescita individuale. L’uniformità annulla la coscienza, livellando a uno standard di pretesa normalità le caratteristiche peculiari di ogni essere umano: in ciò si intravede il miraggio di un popolo omologato, restituito all’industria e prodotto in serie, il morboso sogno di qualunque dittatore squilibrato che si rispetti. Eppure è facile capire quanto la diversità possa apparire un peso, anziché un valore per la giovane Lilith, costretta a confrontarsi con l’ottusità di coetanei stretti in branco attorno a una confortante normalità. Il rimedio ormonale offertole da quel medico garbato e sicuro di sé non può che presentarsi come un’opportunità irripetibile. Qualora, poi, la metafora rischi di apparire troppo vaga, la Puenzo rincara la dose e affida al padre di Lilith il bizzarro svago di costruire artigianalmente bambole (tante ce ne sono in “The German Doctor” da riempire il set di un film horror) tutte diverse l’una dall’altra, come simbolo di un’ispirazione unica (e dal nome della più sbilenca e imperfetta – Wakolda – prende titolo il romanzo, della stessa regista, cui si ispira il film).

Molti spunti, in definitiva, si intrecciano in questa terza prova di Lucía Puenzo, probabilmente troppi. La trama a suspense cede sotto il peso della Storia e il sostrato storico viene, a sua volta, danneggiato dall’incombente simbolismo dell’intreccio. Tra i vari intenti c’era, forse, quello di svelare la perversione oltre il velo effimero delle relazioni sociali, il fascino discreto dell’orrore. Peccato che il vero Mengele rimanga sempre fuori campo, lasciato, per così dire, alla memoria dello spettatore. Una scelta che si sarebbe rivelata molto forte nella cornice di un contesto storico più coerente, ma che, nel viluppo di simbolismi e sottotrame, rischia di apparire troppo superficiale.

11/05/2014

Cast e credits

Titolo Originale
Wakolda
Distribuzione
Academy 2
Durata
93'
Produzione
Pyramide Productions, Wanda Films
Sceneggiatura
Lucía Puenzo
Fotografia
Nicolàs Puenzo
Scenografie
Marcelo Chaves
Montaggio
Hugo Primero
Musiche
Andrés Goldstein, Lura Zisman
Costumi
Nora Lia Alaluf

Trama

Patagonia, anni Sessanta. In viaggio verso la località di Bariloche con l’intenzione di risollevare le sorti di un magnifico albergo ereditato dai genitori di lei, una famiglia argentina fa la conoscenza di un elegante medico tedesco, che non stenta a rivelare un singolare interesse per il corpo fin troppo esile della giovane figlia della coppia, Lilith. Non è, però, un attrattiva sessuale che muove l’interesse del maturo specialista; ad attrarlo è una curiosità scientifica, la sproporzione tra l’età dichiarata dalla fanciulla e il suo fisico minuto. La gentilezza affabile e tutt’altro che discreta del tedesco incuriosiscono la piccola, ma lasciano il padre in balia di una inquietudine sottile, che non tarderà a farsi vera apprensione quando l’inopportuno ospite comincerà a raccogliere sulla ragazza informazioni sempre più dettagliate, lastre, misure degli arti e campioni di sangue, fino a proporre una cura per facilitare il suo sviluppo fisico.

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