Good Kill

Good Kill


Andrew Niccol

Guerra, Thriller | Usa
(2014)

Tommy Egan (Ethan Hawke) è un ex pilota di F-16 dell’aeronautica militare americana. Ex, perché oggi il suo mestiere è quello di pilotare da una cabina in Nevada dei droni pronti a uccidere migliaia di nemici che popolano i territori aridi e incolti del Medio Oriente. Dopo dodici ore di gioco al massacro attuato mediante un joystick come quello di una banale consolle per videogiochi, Tommy torna a casa da sua moglie e suo figlio, si appresta ad accendere il barbecue in giardino e a vivere la sua vita familiare. Ma Tommy non è così sereno come si crede (e ci mancherebbe) e la sua coscienza comincia a tormentarlo giorno dopo giorno…

C’è una sequenza molto significativa nel nuovo film di Andrew Niccol presentato in concorso a Venezia 71. È quella nella quale la co-pilota di Egan (interpretata dalla bella Zoe Kravitz) si rivolge inviperita a un suo collega particolarmente temprato da un brutale fervore patriottico, chiedendogli se con queste efferate operazioni in realtà non stiano creando più terroristi di quanti ne stiano uccidendo. Se Niccol ha dubbi a tal proposito qualcuno gli dica che la risposta è assolutamente sì e che la sua presunta denuncia all’infinita guerra in Medio Oriente e agli aeromobili a pilotaggio remoto (meglio noti come “droni”) nel caso specifico, è quanto di più falso, retorico ed egocentrico si possa immaginare. “Good kill” (in italiano, “bel colpo”) è una pellicola ambigua e sfuggente per come tratta eticamente e moralmente una guerra quanto mai attuale che non accenna a fermarsi. La figura del protagonista è basata su storie realmente vissute, come quella di Brandon Bryant che dopo aver eliminato 1626 persone in sei anni di servizio alla fine non ha retto e ha dovuto arrendersi al disturbo da stress post-traumatico (“quando ero giovane io la crisi nervosa dovevano ancora inventarla” dichiara compiaciuto il capitano di Egan). Ma se pensate che Tommy stia male perché uccide e fa la guerra vi sbagliate di grosso. A lui piace volare, vorrebbe tornare a schivare le montagne come il Maverick di Top Gun, a rischiare almeno un po’ la sua vita invece di starsene in quella stanzetta da codardo e al riparo da tutto. Ecco perché sta male.

Tommy fa la spola tra le sfavillanti luci di Las Vegas e il posto di lavoro sperduto nel deserto del Nevada, trascura la famiglia, comincia a bere. È visibilmente distrutto. Non perché ammazza ma perché non vola. Quando anche la moglie lo lascia portandogli via il figlio (che immancabilmente gioca alla guerra con la Playstation) Tommy Egan è un uomo che ha perso ogni ragione di esistere. I civili morti ammazzati poi diventano troppi e la sua collega (o amica, o potenziale amante se preferite) a un tratto esclama: “Non siamo mica Hamas!”. No, questa è l’America. E anche il regista sembra voler dire basta allo scempio. Lo fa attraverso il ruggito disperato di Tommy che in un atto eroico si sacrifica facendosi licenziare per aver volontariamente sabotato un ordine disposto dai cattivoni di turno, niente meno che i “pezzi grossi” del Pentagono e della Cia. Eccolo finalmente il messaggio di impatto morale, il risveglio dal torpore di una coscienza che gronda sangue. E invece Niccol ordina un dietrofront con il finale a sorpresa ed è pronto per il più classico degli autogol. Tommy che torna a volare? No, peggio. Un epilogo terrificante che non fa altro che amplificare il risentimento dell’odio e della violenza, di chi invece la guerra la vorrebbe, eccome. Fino al midollo.

Dopo i flop recenti di “The Host” e “In Time“, Niccol ha perso l’occasione con quest’ultimo lavoro di tornare ai livelli di “Gattaca”. Tecnicamente “Good Kill” è confezionato pure discretamente, è sorretto dalla bella musica alt-rock dei National, possiede quella sufficiente dose di adrenalina che permette allo spettatore di “entrare” nel film, persino la performance alienata di Ethan Hawke è buona. Ma sono discorsi che non valgono nulla se rapportati allo squallore di un racconto scontato e vagamente mistificatorio, sicuramente carico di quell’egocentrismo presuntuoso e nazionalistico tanto caro a una larga fetta di americani che da lontano sentono l’odore della guerra. Basta poco per far deragliare il film, che va a scontrarsi in rappresentazioni ideologiche moralmente sbagliate e altamente imprudenti.

“Questa non è una fottuta Playstation” sentenzia un alto ufficiale militare nel film.

Beh, probabilmente non è neanche quello che ci si aspetta dal cinema. Soprattutto di questi tempi…

26/08/2014

Cast e credits

Distribuzione
Barter Multimedia
Durata
104'
Produzione
Dune Films, Sobini Films, Voltage Pictures
Sceneggiatura
Andrew Niccol
Fotografia
Amir Mokri
Scenografie
Guy Barnes
Montaggio
Zach Staenberg
Musiche
Christophe Beck, National

Trama

Un pilota di droni che opera da Las Vegas comincia a riflettere sul senso delle proprie azioni e della caotica guerra che sta combattendo a distanza, entrando in crisi e rimettendo in discussione la propria esistenza
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