Le due vie del destino – The Railway Man

Le due vie del destino – The Railway Man


Jonathan Teplitzky

Drammatico | Australia, Gran Bretagna
(2013)

 

“Della mia vita di allora non mi resta oggi che quanto basta per soffrire la fame e il freddo; non sono più abbastanza vivo per sapermi sopprimere”
Primo Levi

 

Chi sopravvive alla guerra, spesso muore al suo ricordo. Le atrocità, le torture e le crudeltà più oscure trascendono la natura umana, e a quella miseria sopravvive solo la disperazione.

Questa è la storia di tanti veterani, tra cui Eric Lomax (Colin Firth) che, prigioniero durante il secondo conflitto mondiale, subì sevizie di ogni tipo da parte dei giapponesi, all’indomani della resa dell’esercito britannico in Singapore.

Torturato oltre ogni limite di sopportazione umana, il dramma di Lomax si consuma sullo sfondo della costruzione della famigerata Ferrovia della Morte: 415 chilometri che dovevano collegare la Thailandia alla Birmania, un ponte ferroviario fortemente voluto dai giapponesi per fini bellici, costruito col sangue e la morte di manovalanza ridotta in schiavitù, della quale facevano parte prigionieri di guerra e civili.

Quando anni dopo Finlay (Stellan Skarsgård), soldato e compagno di sventure del protagonista, informa Lomax che Takashi Nagase (Hiroyuki Sanada) – l’ufficiale del Kempeitai (la polizia militare dell’impero Giapponese) responsabile delle torture inflittegli – è ancora vivo ed è tornato sul luogo dei suoi delitti come guida turistica, l’uomo si trova di fronte a una decisione che metterà in crisi la sua moralità: cedere al fuoco della vendetta o abbracciare il perdono? Devastato dal dolore e dai fantasmi del passato che continuano a tormentarlo, Lomax decide di affrontare il suo aguzzino, trovando la forza per rincontrare l’uomo che l’ha ossessionato per tutta la vita.

Jonathan Teplitzky compie una precisa scelta: parla di quel massacro, ma lo fa attraverso i ricordi dei protagonisti, adattando l’autobiografia dello stesso Lomax (The Railway Man). Non vi sono parentesi didattiche, piuttosto un lungo ascoltare, un silente procedere. Pian piano, siamo travolti da quel dolore, ne siamo sommersi, soffocati. Si scivola insieme alle immagini, alle atmosfere, in un pozzo d’angoscia nel quale si resta invischiati. Più di una volta, nel film si sottolinea il grande silenzio intorno a fatti così tragici: ma quando la sofferenza è così viscerale, si tace tutto, per ricordare il meno possibile.

Alternando due diversi piani temporali, la narrazione si costituisce attraverso flashback relativi agli anni della guerra che si innestano nel racconto del presente, ambientato nel 1980: incursioni esplicative per comprendere l’introspezione del protagonista, interpretato dal sempre bravo e convincente Colin Firth. Più debole appare invece l’utilizzo della figura di Patti, la moglie di Lomax: una Nicole Kidman in tono dimesso, sacrificata da una sceneggiatura che la sbatte in scena in maniera frettolosa per poi utilizzarla come orpello utile al procedere narrativo.

Teplitzky maneggia con mestiere la materia drammaturgica dell’autobiografia di Lomax, crea immagini di alta tensione mostrando le torture subite dal protagonista, senza eccedere in un’esposizione della violenza fine a se stessa, ma puntando piuttosto sulla carica emotiva di umiliazione e frustrazione che la vicenda del soldato innesca nello spettatore.  “Le due vie del destino” è un’opera nella quale melodramma e cinema bellico dialogano l’un con l’altro, un film sul peso della memoria e sul valore della dignità, sulla forza e la difficoltà del perdono, sull’inutilità del male che divora gli uomini, illudendoli che ci possano essere vincitori quando in realtà ognuno è sconfitto.

Quest’opera, perciò è come un tramite, una parola in prestito non solo per uno ma per tutti, sia morti sia superstiti, di ogni epoca.

13/09/2014

Cast e credits

Titolo Originale
The Railway Man
Distribuzione
Koch Media
Durata
116'
Produzione
Archer Street Productions, Latitude Media, Lionsgate, Pictures in Paradise
Sceneggiatura
Frank Cottrell Boyce, Andy Paterson
Fotografia
Garry Phillips
Scenografie
Steven Jones-Evans
Montaggio
Martin Connor
Musiche
David Hirschfelder
Costumi
Lizzy Gardiner

Trama

Jonathan Teplitzky porta al cinema l’autobiografia di Eric Lomax, realizzando un potente dramma bellico sulla forza del perdono e sull’inutilità del male

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